mercoledì 25 maggio 2022

All'Europa abbiamo spiegato perchè è importante la figura scolastica dell'ASACOM


Lo scorso 12 maggio si è tenuta una sessione di lavoro nell'ambito di COFACE FAMILIES EUROPE cioè il network di associazioni di ogni Stato dell'EU di familiari assistenti cui noi Genitori Tosti aderiamo.

Ci hanno chiamato a dare un contributo su un tema e noi abbiamo scelto proprio il diritto alla comunicazione degli studenti italiani con disabilità.

Di seguito il testo dell'intervento e solo il file MP3 con la versione in inglese.

Comunichiamo infine che abbiamo scritto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per chiedere l'istituzione di una giornata nazionale dedicata all'ASACOM - in copia anche ai MI e MUR perchè l'ASACOM dovrebbe esserci anche all'università e spesso manca. In attesa che esca una legge che tuteli questa figura, almeno per una giornata potremo davvero fare informazione e cultura e iniziative su questa figura che ancora, in troppo pochi, non conoscono e molti disprezzano o maltrattano.

La foto ritrae uno dei momenti della manifestazione di protesta degli ASACOM di Roma fatta a fine aprile 2022 - Il Comune di Roma ha approvato un regolamento su di loro che non rispetta la categoria ed è l'ennesima dimostrazione di come la figura delicata che ricoprono non sia assolutamente riconosciuta. L'ASACOM va statalizzato perchè è una figura scolsatica e non un optional e finchè non si capirà questo l'Italia continuerà a discriminare gli studenti con disabilità.

"Salve a tutti, mi chiamo Alessandra Corradi e sono la presidente dell'associazione Genitori Tosti, dall'Italia.

Sono qui a parlarvi del diritto alla comunicazione degli studenti con disabilità che frequentano la scuola dell'obbligo in Italia.
Noi abbiamo una popolazione studentesca totale di quasi 10 milioni, di questi il 3,6% (oltre 300.000 studenti (dato anno scolastico 2020/21) sono studenti con la certificazione, cioè studenti con disabilità.
Nel nostro Paese non esistono classi o scuole speciali, tutti vanno a scuola insieme grazie ad una legge del 1977: lo Stato assegna docenti e figure professionali dedicate per realizzare la cosiddetta inclusione agli studenti con certificazione.
Purtroppo anche se sulla carta abbiamo un sistema legale bellissimo da tutti definito all'avanguardia e una presunta organizzazione, nella realtà le leggi non vengono applicate e le discriminazioni e gli abusi che si compiono ai danni degli alunni con disabilità sono tantissimi. 
La nostra legge nazionale più importante, che regola tutti i diritti delle persone con disabilità è del 1992 cioè bene trenta anni fa. La convenzione ONU invece non è applicata.
Gli abusi e gli illeciti sono:
1.assegnare agli alunni docenti di sostegno non specializzati ma pescati dalle categorie più basse; 
2.assegnare poche ore di sostegno anche ai casi più gravi oppure assegnare gli operatori per pochissime ore settimanali; 
3.impedire l'accesso alla palestra o alla mensa o ai laboratori a causa delle barriere architettoniche non eliminate; 
4.cercare di far frequentare poche ore a settimana l'alunno; 
5.sempre scegliere un programma minimo anche nei casi in cui si potrebbe affrontare un percorso che porti al diploma; 
6.non dotare gli alunni di ausili sia fisici che informatici; 
7. non mettere gli alunni in condizione di comunicare e quindi di imparare a leggere, scrivere, far di conto che è lo scopo principale della scuola;
8. isolare tutti gli alunni certificati in un aula apposita.
 
In base alle nostre leggi in Italia abbiamo questa figura professionale prevista per la comunicazione cioè una persona che compie un percorso di studi e si specializza per affiancare gli studenti con disabilità e permettere loro di istruirsi e quindi imparare a leggere e scrivere e a relazionarsi con gli altri.
Questa figura si chiama operatore scolastico per la autonomia e la comunicazione.
'E una figura importantissima tanto quando il docente di sostegno.
Inizialmente era pensato per gli studenti con disabilità sensoriale cioè ciechi/ipovedenti e sordi/ipoacusici ma poi in alcune regioni le competenze sono state allargate anche ai disturbi di linguaggio per cui queste figure affiancano anche gli studenti autistici e gli studenti con cerebrolesioni.
Non esiste una legge che regoli e tuteli la figura per cui non c'è nemmeno 
la formazione stabilita per tutti in un percorso omogeneo e può accadere appunto che ci siano ancora operatori non laureati o con un monte ore di formazione molto basso. 
Inoltre l'inquadramento lavorativo è davvero pessimo in quanto questi operatori vengono assunti da cooperative che vincono gli appalti indetti dal Ministero dell'istruzione : vince chi presenta il progetto a costo più basso. Per tenere bassi i costi le cooperative risparmiano sui dipendenti cioè sugli operatori.
Abbiamo quindi una situazione equiparabile allo sfruttamento lavorativo per cui un operatore viene pagato anche 4 o 5 euro all'ora, ha dei contratti davvero sfavorevoli e non assolutamente riconosciuto nel team scolastico. Se leggi regolamenti e buone prassi fossero davvero applicate nella scuola italiana, questa figura professionale avrebbe il suo posto nel team che crea il PEI - Progetto Educativo Individualizzato cioè un documento in cui in base al profoilo e alle esigenze dell'alunno si costruisce l'obiettivo didattico, specificando i modi e i tempi le risdporse per raggiungerlo

In Italia esistono circa 70mila operatori a fronte di non sappiamo quanti studenti, sul totale della popolazione certificata perchè ancora in Italia nessuno ha mai pensato di raccogliere i dati disaggregati.
Un aspetto molto importante poi è il rapporto numerico operatori/alunni: rispetto a una media italiana di 4,6 alunni disabili per assistente, nel mezzogiorno il rapporto sale a 5,4. Dati migliori nell'Italia centrale (4,1) e settentrionale (4,3).
In Campania quasi 16 alunni per ogni assistente all’autonomia,un qualcosa di allucinante, a fronte invece della media nazionale. La regione migliore è il Molise con 2,9 alunni per ciascun operatore (fonte Openpolis)
La figura è strettamente connessa al diritto alla comunicazione degli studenti con disabilità a scuola: queste persone sono formate per dare tutti gli strumenti (didattici, metodologici  e operativi come gli ausili) utili a includere nella classe e nella vita della scuola questi allievi.
Non mettere in condizione di comunicare e quindi di parificare ai compagni questi studenti oltre che costituire un illecito è anche la maniera per impedire una vita dignitosa a queste persone in un periodo così cruciale come quello della crescita in cui ti formi e fai le prime esperienze interpersonali: se un ragazzino o una ragazzina non posso parlare, fosse anche per mezzo della sintesi vocale, della LIS o della CAA, come possono farsi degli amici e uscirci e andare in tutti quei luoghi dove vanno i ragazzini/giovani?
C'è una compromissione/limitazione della socialità anche!
E che dire poi dell'opportunità di proseguire negli studi, iscrivendosi all'università?
La maggior parte dei ragazzi e delle ragazze che riescono ad arrivare alle superiori e magari grazie alle battaglie delle famiglie che si oppongono al programma per obiettivi minimi in Italia sono molto pochi (l'abbandono scolastico è piuttosto alto e non considerato dal nostro Ministero) e la scuola o l'università sono gli unici ambienti che tengono i ragazzi lontano da casa altrimenti qui o si sta in casa o si va ai centri diurni che sono per noi GT come ghetti perché sono luoghi in cui ci sono solo le persone con disabilità affiancate da educatori e per quanto possano fare attività simpatiche, sempre di ghetto si tratta, separato dalla vita e dalla società.

Noi come associazione dal 2015 cerchiamo di sostenere la battaglia per il riconoscimento di questa figura professionale cioè che venga assunta dallo Stato in seno al Ministero per l'istruzione e quindi che esista una legge nazionale che renda omogenea sia la formazione che l'inquadramento che il trattamento economico.
Non esiste però un'associazione o un organismo, anche informale, a livello nazionale, che riunisca tutte queste persone per rivendicare i loro diritti, esistono iniziative sparse sul territorio e magari anche in contrapposizione tra loro. Il gruppo informale più numeroso e agguerrito è a Roma e proprio a fine aprile ha fatto una imponente manifestazione ma solo per gli operatori di quella città. Purtroppo in Italia non abbiamo la cultura del "gioco di squadra" e quindi dell'associazionismo, per cui è molto difficile e lungo vincere nelle cause civili ma, dati i risultati che stiamo avendo per quanto riguarda il riconoscimento del caregiver familiare, siamo fiduciosi.".
  
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FONTI:
1) legge 104/92 n. 104

CREDITI:
- Dott.ssa Paola di Michele, psicologa clinica, formatrice, docente specializzata sul sostegno.
- Dott. Giovanni Barin, vice presidente GT, responsabile del progetto "Scuola4all".   


mercoledì 11 maggio 2022

Finalmente presentiamo "l'esercito silenzioso" dal vivo!

 


Ed ecco la prima di una serie di presentazioni del nostro saggio l'esercito silenzioso - se volete che veniamo da voi a farne una contattateci :

L’ESERCITO SILENZIOSO

I caregiver italiani
uscito il 23 gennaio 2022

 

Presentazione sabato 14 maggio 2022, ore 18

Sala civica - Via Quinzano, 24 (Verona)

 

Un libro scritto “sul campo” mette a fuoco un settore professionale fondamentale, eppure ancora nell’ombra, nonostante coinvolga circa nove milioni di persone in Italia

 

 

Sabato 14 maggio 2022 la sala civica di via Quinzano (Verona) ospiterà la presentazione del libro “L’esercito silenzioso. I caregiver italiani”; interverranno i due autori, Alessandra Corradi e Giovanni Barin, insieme alla senatrice Simona Nocerinoprima firmataria del DDL 1461 "Disposizioni per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare", attualmente in corso di esame in Parlamento.

Introduce l’incontro la presidente della II circoscrizione, Elisa dalle Pezze; modera la giornalista Alessandra Moro.

L’attività - L’associazione veronese onlus “Genitori Tosti” segue dal 2013 l’iter legislativo legato alla questione del caregiving familiare in Italia.

L’informazione ancora latita, la figura del caregiver è generalmente identificata in maniera sfocata, talvolta anche dai diretti interessati, poco consapevoli di avere dei diritti come persone, come categoria professionale.

Per questo “Genitori Tosti” ha avviato una estesa campagna di mobilitazione, che mira a raggiungere il maggior numero di caregiver (9 milioni di persone) e portarle all’attenzione di chi sta lavorando alla legge che le riguarda.

 Il libro - Le attività, gli studi, l’impegno sociale che “Genitori Tosti” hanno profuso sono diventati materia per un libro, che si propone come una sorta di saggio tecnico sul tema, ovvero non tanto un racconto di esperienze, quanto un resoconto di azioni pratiche, con un pizzico di manualistica, per chi deve affrontare l’argomento, anzi, di più: viverlo quotidianamente. Ma anche per chi non ha coinvolgimenti diretti, tuttavia desidera comprendere la realtà ed entrare a far parte di un circuito di sostegno ed abbracciare un pensiero aperto allinclusione a tutto tondo, in parole e fatti.

 A corredo del testo, il report del censimento  svolto tramite questionario su un campione di oltre 3000 caregiver italiani, e le interviste al dott. Franco Pesaresi, uno dei massimi esperti di non autosufficienza in Italia, e ad Antonio Pinna, unico giornalista che si sia occupato dell'argomento in Italia e ne abbia ricavato un libro-reportage, in relazione al Covid.

A fine marzo 2022 il Parlamento Europeo ha accolto la petizione ( il cui testo è pubblicato nel saggio) depositata dall'associazione Genitori Tosti per cui è stata avviata un'indagine e dato incarico alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali di studiare la questione.

 ALESSANDRA CORRADI, GIOVANNI BARIN

“L’esercito silenzioso. I caregiver familiari italiani”

Prefazione della senatrice Simona Nocerino.

Disponibile su Amazon store

Tutti i ricavati vengono devoluti all'associazione Genitori Tosti per finanziare la campagna sul riconoscimento del caregiver familiare in Italia.


mercoledì 27 aprile 2022

Il gioco su Gerald




Una delle nostre associate segue da anni la vicenda di Gerald Marshall, 40 anni esatti a luglio, detenuto nel braccio della morte di un carcere texano.

Appassionatami alla vicenda ho provato ad aiutare questa nostra associata nella campagna di sensibilizzazione qui in Italia, per fare in modo che Gerald riesca a trovare un avvocato che possa rappresentarlo - Gerald è stato accusato di omicidio senza aver commesso nulla, anzi non era nemmeno presente sul luogo del crimine.

Per quanto la cosa possa sembrarvi strana in America  - e non solo in America, c'è una percentuale altissima di persone ingiustamente accusate di crimini che non hanno commesso.

In Italia per esempio abbiamo l'associazione Errori Giudiziari fondata da due combattivi giornalisti che si occupa della tematica: leggiamo, sul loro dettagliatissimo sito, che "dal 1991 al 31 dicembre 2021 i casi sono stati 30231: in media, poco più di 975 l’anno. Il tutto per una spesa complessiva dello Stato gigantesca, tra indennizzi e risarcimenti veri e propri: 895.308.275 euro e spiccioli, per una media appena superiore ai 28 milioni e 880 mila euro l’anno.". 

La prima cosa che faccio è chiedere alla testata per cui, all'epoca, in maniera volontaria e assolutamente gratuita, aggiornavo un blog; scrivo alla direttrice per sapere se il prossino pezzo posso farlo su Gerald e lei mi replica "Mandami il materiale, anche se ti anticipo che non puoi scriverlo tu perché tu ti occupi solo di lotta all'abilismo, lo faccio scrivere da qualcun altro". "Bene" mi dico e aspetto fiduciosa.

Quindi, non sentendo, nulla sollecito e mi viene detto che non c'è nessuno, in tutta la testata giornalistica (circa 90 blogger di cui molti molto famosi e attivi), che si occupa della tematica, per cui non si può pubblicare nulla.

Scrivo allora ad un giornalista televisivo il quale è proprio entusiasta ma mi avverte che al momento c'è una situazione molto precaria per il cambio di nomine ai vertici e quindi bisogna aspettare.

Inizio allora a cercare sul web e trovo questa sconosciuta testata che si occupa di diritti civili, diritti delle minoranze etc. il tutto molto appassionato.

Scrivo una e-mail.

Dopo un paio di giorni mi arriva un wp, da cui si sviluppa tutta una lunga conversazione protrattasi per giorni, che termina con la richiesta dell'invio del materiale. Mi viene assicurato che nel giro di pochi giorni sarà tutto pubblicato.

Nonostante due o tre e-mail e un wp da me inviati, questa persona scompare e non risponde più.

Mi rimetto a cercare online e mi si accende una lampadina: e se provassi a chiamare la redazione di questo importante magazine, che tratta solo argomenti internazionali?

Nonostante chi mi risponde sia molto gentile e trovi interessante l'argomento, pare che avere una articolo sia proprio impossibile, però non devo abbattermi: mi chiede di mandare cmq il materiale, che verrà esaminato e mi verrà data una risposta in ogni caso.

Mai più sentito nulla.

Ho fatto altre tre-quattro e-mail e anche wp a giornalist* il cui cell ho in memoria, perchè sono stata da loro chiamata per la mia attività di associazione.

Le spunte risultano tutte blu ma nessuno risponde.

Quindi, dopo qualche mese passato infruttuosamente a codesta maniera - e stiamo parlando di una persona condannata a morte in un carcere texano, mi sono decisa a fare questo post. 

Sicuramente avrò massimo duecento lettori solamente, e 200 grazie magari alle condivisioni di amici che mi leggono e sanno cosa c'è dietro ogni mio post.

Sicuramente non inciderò sulla sorte di Gerald, ma non per mancanza di iniziativa da parte mia.

Faccio anche una riflessione: interroghiamoci perché, per esempio, per Patrick Zaky c'è stata una campagna mondiale per il suo caso. Addirittura un artista ha fatto tutta una campagna incredibile con le sue sagome disegnate e trasformate anche in gigantografie, che sono state posizionate ovunque in Italia.

Per Gerald invece, ragazzo dato in adozione/affidamento, afroamericano, della periferia povera degli USA etc, che non poteva permettersi l'iscrizione a nessuna università, non esiste, in Italia, manco un oscuro sito web di attivisti sfigati che ritenga degna di divulgazione la sua storia.

Ed è strano, perché cercando nel web, si scopre che esistono tante associazioni che si occupano della stessa tematica della nostra "Errori giudiziari", che hanno dato spazio alla storia di Gerald.

Penso che questo uomo, detenuto dal 2004 da quando aveva 22 anni  abbia una storia pazzesca: dall'età di tre anni viene tolto ai genitori (entrambi tossico dipendenti) e dato in affido svariate volte, alcune volte viene anche abusato.

Ora non so se siete al corrente di come sia, come funzioni il sistema degli affidi in USA, Tante persone si rendono disponibili perché lo Stato corrisponde un assegno e i criteri per stabilire l'affidabilità di questi adulti affidatari non sono troppo rigidi. 

Immaginatevi perciò un bambino già traumatizzato per la storia familiare, non amato, non allevato etc. che rappresenta solo un assegno mensile per qualche disgraziato di turno. Gerald però sopravvive a tutto questo, diventa maggiorenne e quindi inizia a provvedere per sé, finché nel 2004 viene accusato di omicidio.

Ingiustamente accusato sulla base di false testimonianze.

Quello che Gerald chiede è la revisione del processo e che, quindi, un avvocato competente lo possa difendere.

Io che scrivo questo articolo, se scrivessi per il Corriere della Sera o per l'Espresso o ne parlassi in una trasmissione Tv di quelle che trattano temi caldi e che fanno audience etc aiuterei un sacco Gerald e la sua importante causa di giustizia.

Invece scrivo per un blog di un'associazione di genitori con figli disabili che, dopo 14 anni di esistenza e pubblicazioni, totalizza ancora tra le 200 e le 2000 visualizzazioni. 

Una sola volta abbiamo avuto tipo quasi 7000 letture. 

Magari - spes ultima dea, tra i rari lettori nostri c'è qualcuno che può dare una mano.

Potete quindi scrivere direttamente a lui: 

Gerald Marshall

# 999489

Polunsky Unit D/R

3872 F.M. 350 South

Livingston, TX 77351

USA

Le due foto a corredo di questo blog mi arrivano dalla mia associata che, come ho detto, sono anni che è in contatto con Gerald.


giovedì 21 aprile 2022

Sì, viaggiare.


In questi giorni sta infiammando il dibattito sulla notizia dei 27 disabili (!) che non hanno potuto prendere il treno.

C'è stato un dispiegamento di articoli da tutte le parti e riprese sui social.

Addirittura due associazioni per i diritti dei consumatori hanno sporto denuncia.

E non poteva mancare la fiera
reprimenda da parte della federazione nazionale detta Fish che, con scandalo, emette l'ennesimo comunicato stampa di circostanza.

E poi non si contano gli articoli, in bell'italiano, allargati online da sedicenti attivisti.

Peccato che in pochissimi abbiano letto e compreso, soprattutto, quanto diffuso dall'associazione coinvolta in prima persona nella vicenda.

Quello che è stato fatto passare per un caso di maltrattamento/discriminazione ai danni di 27 persone con disabilità ("persone con disabilità" o "persone disabili", non "27 disabili") in realtà è solo l'ennesimo caso di una eterna lista di disservizi dovuti al fatto che, in Italia:

1) non vengono applicate  le leggi basiche sui diritti delle persone con disabilità - uno di questi è il diritto alla mobilità e quindi ad usufruire dei trasporti pubblici;

2) chi è preposto a tutelare i diritti di queste persone e partecipa a tutti i tavoli e organismi istituzionali possibili evidentemente fa cose diverse dall'ottenimento di questi diritti;

3) in genere alla società tutta non interessa nulla che riguardi i diritti delle persone con disabilità, per cui continuiamo ad avere situazioni di massima discriminazione.

Proviamo a scriverlo, anche se dubitiamo che verrà recepito: non si tratta di un episodio di discriminazione agito da un gruppo di normo maleducati e cattivi verso un gruppo di persone fragili, si tratta che siamo in Italia, dove l'organizzazione e la pianificazione dei servizi, nel pubblico, è un concetto familiare quasi quanto le noci di cocco al Polo Nord.

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Noi GT, spesso, anche su questo blog ci siamo occupati di diritti, accessibilità, mobilità etc.

Uno dei post più recenti al riguardo è stato l'articolo sull'avvocato Dario Dongo che, lo ricordo, è uno davvero-davvero, senza finzioni e "primidonnismi",  attivista per i diritti delle persone con disabilità cioè punta a portare a casa risultati per tutti e non a crearsi visibilità personale e basta.

Ma anche il post che abbiamo scritto sull'accessibilità di Milano oppure il post su Miss G e Gardaland.

Potrei continuare nella lista, senza citare addirittura un'intera campagna che abbiamo fatto e che tuttora è attiva, e finchè non arriveremo all'epilogo rimane attiva, che è quella sui "concerti accessibili".

Ma: che cosa c'è?

C'è che, in generale, le persone coinvolte in prima persona cioè le persone con disabilità non fanno nulla per cambiare lo stato delle cose. Nemmeno la fatica di supportare le iniziative o costituirsi in gruppi informali per reclamare i loro diritti - con le dovute, purtroppo infinitesimali, gloriose eccezioni. 

E se parliamo di familiari, che fanno le veci di queste persone, che magari non sono autosufficienti, si preferisce costruirsi una bolla privata e comoda piuttosto che fare rete con tutti gli altri e rivendicare, ottenendoli, i diritti universali!

Siamo un Paese con una cultura di assistenzialismo, di separatismo tra persone normo e persone con disabilità, come funzionava negli anni 50 in USA tra bianchi e neri.

Deve essere qualcun altro, di buon cuore , che ci pensa: noi categoria coinvolta chissà perchè siamo esenti.

Tutti quelli che invece non ci stanno e provano a cambiare le cose e ottengono risultati, sono disprezzati e assolutamente non riconosciuti, snobbati e si cerca di ignorarli, ipocritamente.

Invece che dare rilievo al risultato, magari importante, ottenuto, si leva sempre una selva di queruli lamentatori che chiedono "E noi"? 

Gente che non ha mai nemmeno sottoscritto una petizione o condiviso un avviso su FB!

Vorrei infine che guardaste questo video, sempre attuale: 

https://www.youtube.com/watch?v=ztIKe6kgbCE&t=1s

Ho fatto una fatica boia a finirlo perché, davvero, mi sono sentita di un imbarazzo e una vergogna indicibili: nel terzo millennio non abbiamo nemmeno i servizi basici nei viaggi aerei.

Tutti ricorderete la brutta avventura di Anita "gaga" Pallara, ma qualche anno prima pure le sorelle Paolini ebbero una brutta avventura e chissà a quanti altri è successo di essere maltrattati e discriminati ma che invece non riescono a denunciare sui giornali e nessuno così sa nulla?

Queste  federazioni, per esempio, con tutti i loro requisiti soddisfatti per dialogare con gli organi di Governo, in tutti questi lustri che esistono, che cosa hanno ottenuto per il benessere e i diritti delle persone che dicono di rappresentare, se nel 2022 succede ancora qualcosa come è successo al gruppo dei 27?

Vogliamo iniziare a ricordarcene adesso, che siamo in zona cesarini elezioni amministrative?

E magari facciamo un pensierino sul costituire, finalmente, un partito formato da persone con disabilità e loro familiari, ma un partito vero non una comica?

Mica per niente ma, finora, nel nostro Paese, ogni diritto che riguarda le persone con disabilità ( e loro familiari) è stato costantemente calpestato: sarebbe il caso di porvi rimedio.