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giovedì 21 aprile 2022

Sì, viaggiare.


In questi giorni sta infiammando il dibattito sulla notizia dei 27 disabili (!) che non hanno potuto prendere il treno.

C'è stato un dispiegamento di articoli da tutte le parti e riprese sui social.

Addirittura due associazioni per i diritti dei consumatori hanno sporto denuncia.

E non poteva mancare la fiera
reprimenda da parte della federazione nazionale detta Fish che, con scandalo, emette l'ennesimo comunicato stampa di circostanza.

E poi non si contano gli articoli, in bell'italiano, allargati online da sedicenti attivisti.

Peccato che in pochissimi abbiano letto e compreso, soprattutto, quanto diffuso dall'associazione coinvolta in prima persona nella vicenda.

Quello che è stato fatto passare per un caso di maltrattamento/discriminazione ai danni di 27 persone con disabilità ("persone con disabilità" o "persone disabili", non "27 disabili") in realtà è solo l'ennesimo caso di una eterna lista di disservizi dovuti al fatto che, in Italia:

1) non vengono applicate  le leggi basiche sui diritti delle persone con disabilità - uno di questi è il diritto alla mobilità e quindi ad usufruire dei trasporti pubblici;

2) chi è preposto a tutelare i diritti di queste persone e partecipa a tutti i tavoli e organismi istituzionali possibili evidentemente fa cose diverse dall'ottenimento di questi diritti;

3) in genere alla società tutta non interessa nulla che riguardi i diritti delle persone con disabilità, per cui continuiamo ad avere situazioni di massima discriminazione.

Proviamo a scriverlo, anche se dubitiamo che verrà recepito: non si tratta di un episodio di discriminazione agito da un gruppo di normo maleducati e cattivi verso un gruppo di persone fragili, si tratta che siamo in Italia, dove l'organizzazione e la pianificazione dei servizi, nel pubblico, è un concetto familiare quasi quanto le noci di cocco al Polo Nord.

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Noi GT, spesso, anche su questo blog ci siamo occupati di diritti, accessibilità, mobilità etc.

Uno dei post più recenti al riguardo è stato l'articolo sull'avvocato Dario Dongo che, lo ricordo, è uno davvero-davvero, senza finzioni e "primidonnismi",  attivista per i diritti delle persone con disabilità cioè punta a portare a casa risultati per tutti e non a crearsi visibilità personale e basta.

Ma anche il post che abbiamo scritto sull'accessibilità di Milano oppure il post su Miss G e Gardaland.

Potrei continuare nella lista, senza citare addirittura un'intera campagna che abbiamo fatto e che tuttora è attiva, e finchè non arriveremo all'epilogo rimane attiva, che è quella sui "concerti accessibili".

Ma: che cosa c'è?

C'è che, in generale, le persone coinvolte in prima persona cioè le persone con disabilità non fanno nulla per cambiare lo stato delle cose. Nemmeno la fatica di supportare le iniziative o costituirsi in gruppi informali per reclamare i loro diritti - con le dovute, purtroppo infinitesimali, gloriose eccezioni. 

E se parliamo di familiari, che fanno le veci di queste persone, che magari non sono autosufficienti, si preferisce costruirsi una bolla privata e comoda piuttosto che fare rete con tutti gli altri e rivendicare, ottenendoli, i diritti universali!

Siamo un Paese con una cultura di assistenzialismo, di separatismo tra persone normo e persone con disabilità, come funzionava negli anni 50 in USA tra bianchi e neri.

Deve essere qualcun altro, di buon cuore , che ci pensa: noi categoria coinvolta chissà perchè siamo esenti.

Tutti quelli che invece non ci stanno e provano a cambiare le cose e ottengono risultati, sono disprezzati e assolutamente non riconosciuti, snobbati e si cerca di ignorarli, ipocritamente.

Invece che dare rilievo al risultato, magari importante, ottenuto, si leva sempre una selva di queruli lamentatori che chiedono "E noi"? 

Gente che non ha mai nemmeno sottoscritto una petizione o condiviso un avviso su FB!

Vorrei infine che guardaste questo video, sempre attuale: 

https://www.youtube.com/watch?v=ztIKe6kgbCE&t=1s

Ho fatto una fatica boia a finirlo perché, davvero, mi sono sentita di un imbarazzo e una vergogna indicibili: nel terzo millennio non abbiamo nemmeno i servizi basici nei viaggi aerei.

Tutti ricorderete la brutta avventura di Anita "gaga" Pallara, ma qualche anno prima pure le sorelle Paolini ebbero una brutta avventura e chissà a quanti altri è successo di essere maltrattati e discriminati ma che invece non riescono a denunciare sui giornali e nessuno così sa nulla?

Queste  federazioni, per esempio, con tutti i loro requisiti soddisfatti per dialogare con gli organi di Governo, in tutti questi lustri che esistono, che cosa hanno ottenuto per il benessere e i diritti delle persone che dicono di rappresentare, se nel 2022 succede ancora qualcosa come è successo al gruppo dei 27?

Vogliamo iniziare a ricordarcene adesso, che siamo in zona cesarini elezioni amministrative?

E magari facciamo un pensierino sul costituire, finalmente, un partito formato da persone con disabilità e loro familiari, ma un partito vero non una comica?

Mica per niente ma, finora, nel nostro Paese, ogni diritto che riguarda le persone con disabilità ( e loro familiari) è stato costantemente calpestato: sarebbe il caso di porvi rimedio.

mercoledì 2 marzo 2022

Si fa presto a dire attivista - L'impresa di Dario


Quando ho iniziato questa mia avventura, ormai più di tre lustri fa, nel mondo della disabilità, non avrei mai pensato che tutto quello che avrei fatto come presidente di associazione si conteneva per intero nel vocabolo "attivista".

Del resto la parola deriva dal sostantivo "attività" cioè "L'esplicazione delle proprie capacità fisiche, intellettuali e pratiche, operosità".

E le attività che tu puoi fare sono
molteplici: raccolta firme, appelli pubblici, campagne informative, flash mob, picchetti, lettere aperte, concorsi a tema, convegni, conferenze, eventi, una mostra, tenere un blog, scrivere un libro e persino attivare una raccolta fondi per finanziare un progetto ad hoc o commercializzare un prodotto o coinvolgere testimonial famosi.

Non ricordo esattamente come ho conosciuto Dario Dongo, ma fu quasi due anni fa.

Dario è un avvocato genovese che vive a Roma, qualche anno fa ebbe un incidente e da allora le sue gambe sono la sua sedia a rotelle.

Che poi è il suo strumento principale di attivista.

Ha fondato, insieme con altri colleghi avvocati, un'associazione, Egalitè che, leggiamo direttamente dalla pagina della mission sul sito web, "aspira a raccogliere la partecipazione di tutti coloro che intendano agire per il bene comune. Riferendo tale concetto all’etica e ai criteri su cui si basano le convenzioni internazionali per i diritti fondamentali dell’uomo e dell’ecosistema. Con peculiare attenzione ai diritti delle comunità più vulnerabili – bambini e anziani, donne e lgbt, disabili e malati – nonché agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs), in Agenda ONU 2030.".

Tra le innumerevoli cose che ha fatto ha dato vita al Disability Pride in Senegal. 

Per chi non lo sapesse il Disability Pride è un evento nato nel 2003 a Chicago per "cambiare quello che la gente pensa e come definisce la disabilità; per porre fine al sentimento di vergogna che provano le persone disabili; per aumentare l'autostima di queste persone perchè la disabilità è qualcosa di naturale ed umano." linberamente traduco dal sito americano. Da Chicago poi altri in America hanno preso l'esempio e nel corso di questi due decenni abbiamo eventi gemelli un po' in tutto il mondo, specie in città molto periferiche dove l'orgoglio disabile è più concentrato e genuino. 

Inoltre Dario ha attivato uno splendido progetto sulla "Sedia Intelligente", cui è stato dedicato un apposito sito web www.egalitech.it

Infine, una grande azione di successo: la denuncia all’Antitrust, per ottenere il riconoscimento dei diritti dei destinatari di ausili prescritti dalle ASL alla loro sostituzione e riparazione, sulla base del Codice del Consumo - chi fosse interessato  può consultare questo link.

Probabilmente Dario l'avrete visto in uno dei suoi video-denuncia che circolano sui social: di denunce, Dario con Egalitè, ne ha sporte e depositate una quantità impressionante.

Per chi è bipede perfettamente deambulante, le barriere non esistono e non ne ha nemmeno la percezione, perché tutta la nostra società è basata sull'abilismo e del resto nessuna delle leggi che riguardano l'abbattimento delle barriere architettoniche (e parliamo solo di barriere fisiche, che non sono le uniche) viene applicata o rispettata, in Italia.

Tutto il nostro Paese è sistematicamente fuori legge, violando totalmente qualsiasi norma in materia, un'intera categoria di cittadini è discriminata in ogni ambito della vita e quindi dei diritti connessi.

Quindi gli attivisti, quelli veri, cercano di "sensibilizzare" come si dice, fanno azioni pubbliche, cercando di uscire sui giornali o di comparire nei programmi televisivi, oltre che aprire un canale con le istituzioni.

Questo che vi invito a vedere è uno dei video di Dario, girato a Genova.

https://www.facebook.com/100000344154302/videos/422903079543640

Per me che, appunto, posso vantare oltre 15 anni di pratica diretta in discriminazioni, abusi e cattiverie varie, pensavo di aver visto abbastanza: è stato un pugno nello stomaco.

Non so se, chi ha l'uso delle gambe, si sia mai seduto, volendo sperimentare, su una sedia a rotelle e l'abbia usata per spostarsi, con la forza delle braccia.

Ecco, bisogna provarle certe cose per capire.

In questa occasione ho cercato di supportare Dario scrivendo al Sindaco di Genova, all'assessore dedicato, all'azienda locale dei trasporti, alla direzione dell'areoporto e alla consulta regionale per la disabilità

Ha risposto solo il portavoce di quest'ultima, asserendo che la città gode di una totale accessibilità.

Tutti gli altri hanno fatto finta di niente, tacendo.

Provare ad avviare almeno un dialogo sulle barriere architettoniche con i comuni italiani e i loro amministratori, e magari rendersi disponibili gratuitamente ed in maniera volontaristica, per attuare finalmente i PEBA come vuole la legge (uscita negli anni 80 del secolo scorso) è un'impresa impossibile.

Soprattutto perché pochissimi sanno quello di cui stai parlando.

La strada per la rivendicazione dei diritti delle persone disabili = lotta all'abilismo, in Italia, è molto lunga e appena agli albori. 

Vi consiglio, perciò, una lettura: ogni volta, tutti, dopo che l'hanno fatta, mi dicono "mi hai aperto un mondo". 

Iniziate da qui se volete cambiare, davvero, la realtà. 

E guardate con altri occhi e altro cuore quello che vi sta attorno.