giovedì 21 luglio 2022

L'esercito silenzioso è approdato a Milano


Martedì 19 luglio siamo stati alla sede del parlamento europeo a Milano, ulteriore tappa del nostro tour di presentazione del saggio "l'esercito silenzioso: i caregiver familiari italiani".

A fare gli onori di casa l'europarlamentare Eleonora Evi che ha presentato ed illustrato la petizione che abbiamo depositato a Bruxelles (il cui testo trovate a pag.170  nota n.7) spiegando che proprio la presidente della commissione europea Ursula Von Der Leyen ha impostato la sua agenda sul lavoro di cura (oggetto del suo discorso annuale sullo Stato dell'Unione), perciò la nostra petizione riveste un ruolo importante nell'ambito dei lavori del Parlamento europeo. inoltre a settembre la petizione verrà discussa e quindi avremo un ulteriore step da rendicontare. Molto interessante l'intervento della parlamentare Rosa Menga che ha completato il quadro legislativo relativamente alla Camera. Infine è intervento anche Diego Schettino il responsabile nazionale per le politiche sulla disabilità di Europa Verde.

L'evento si può riascoltare e leggere (sì è sottotitolato) a questo link.

Davvero una splendida occasione in cui sono intervenute tante persone sia in presenza che online - teniamo presente che forse il 19 luglio con le temperature sballate del periodo e la rimonta dei contagi da Covid, non era proprio la data ideale.

Grazie alle associazioni intervenute, ai giornalisti ai caregiver agli amici. Siamo persino passati sul TGR Lombadia, edizione del 14.00 del 20 luglio. Menzione alla moderatrice Serena I. Volpi.

Un grazie immenso all'architetto Fabio Modenesi di Ireda che non solo ci ha aiutato sistemando uno scivolo all'ingresso del palazzo che ospita la sede del parlamento europeo a Milano, ma l'ha anche poi donato, in modo che tutti potessero beneficiarne - alla faccia di Milano accessibile: il palazzo in questione è in pieno centro e, ad ogni modo, è un luogo pubblico.

Ricordiamo, per chi fosse interessato:

1) il libro è disponibile solo su Amazon tra l'altro costa anche meno ordinarlo online e vi arriva direttamente a casa. Inoltre ogni ricavato finisce a finanziare azioni per la campagna del riconoscimento del caregiver come lavoratore. 

2) è possibile continuare a sostenere cioè sottoscrivere la petizione al parlamento europeo registrandosi e poi pigiando il tasto verde "sostieni"; la procedura sembra macchinosa ma poi è molto facile e ciascuno di voi che pigia il tasto contribuisce a dare peso alla nostra azione, grazie, clikkate QUI.

3) le prossime date del tour saranno da settembre in poi, sperando che la situazione migliori, non solo dal punto di vista metereologico. Per chi volesse ospitarci nel suo Comune scrivere a genitoritosti@yahoo.it

Se volete essere sempre informati in tempo reale e trovarvi insieme ai colleghi caregiver di tutta Italia cercate il gruppo FB "caregiver familiare =lavoratore" e iscrivetevi.

mercoledì 15 giugno 2022

SOSTENETE LA PETIZIONE di GENITORI TOSTI SUL CAREGIVER IN EUROPA!

 




Come tutti sapete, da fine marzo 2022, il Parlamento Europeo ha ricevuto la nostra petizione (depositata a settembre 2021).

C’è la possibilità di sostenerla cioè di “votarla” e fare così sapere quante persone dall’Italia ritengono importante questa petizione.


Per sostenere la petizione è necessario:


1) registrarsi sul sito del Parlamento Europeo, clikkando su questo link:

https://www.europarl.europa.eu/petitions/it/home



2) attendete la e-mail di conferma;


3) procedete cliccando qui  e poi sul tasto "sostieni petizione":

https://www.europarl.europa.eu/petitions/it/petition/content/0981%252F2021/html/Petizione-n.-0981%252F2021%252C-presentata-da-Giovanni-Barin%252C-cittadino-italiano%252C-a-nome-dell%2527associazione-%2522Genitori-Tosti-in-Tutti-i-Posti%2522-%2528APS%2529%252C-sul-riconoscimento-dei-prestatori-di-assistenza-come-lavoratori-in-Italia?fbclid=IwAR3b--eXfwJTMYRALjUEnY4yIAoQvE1wuXvgeIpQ7cmEiOP7R6sKnA02OJI


E molto più macchinoso a descrivere che a farsi.

Vi chiediamo due minuti di tempo per fare un gesto davvero molto importante.

Grazie a tutti!


Vi ricordo che a settembre l’Europa darà la direttiva sul lavoro di cura e la nostra associazione contribuisce ai lavori a rappresentanza del nostro paese.


Forza perciò: date peso alla petizione sottoscrivendola!



venerdì 10 giugno 2022

Se alle urne possiamo votare gli attivisti per i diritti delle persone con disabilità


In prossimità delle elezioni che vanno a rinnovare le amministrazioni di moltissimi comuni in Italia intervistiamo l'attivista Valeria Valleri che si presenta a Padova a sostegno del sindaco uscente Sergio Giordani.

Cogliamo l'occasione per augurare a tutte le persone con disabilità che si sono presentate come candidati un bel successo soprattutto perché più persone con disabilità possono partecipare alla vita pubblica più speranze abbiamo di accelerare il processo inclusivo della società.


Ciao Valeria, allora innanzi tutto presentati 

Ciao, innanzitutto voglio ringraziarti per avermi proposto questo scambio, questa intervista. Il mio nome è Valeria Valleri, ho ventotto anni, sono nata in provincia di Verona, ho vissuto con la mia famiglia in Alto Vicentino e da quasi dieci anni vivo a Padova. Dopo il liceo scientifico, in contemporanea all'Accademia Musicale di Schio, ho conseguito la triennale in scienze politiche e attualmente sto completando la magistrale in Scienze del Governo. Da quando mi sono stabilita a Padova, ma anche prima, ho sempre fatto attivismo all’interno dell’ambito universitario e del sociale, oltre che prestato volontariato all’estero e in Italia attraverso associazioni che si occupano di tematiche come: l’immigrazione, le pari opportunità, i diritti civili economici, sociali e culturali. Parità di genere, lotta all’omofobia e all’abilismo, riduzione delle diseguaglianze sociali ed economiche e la promozione dei diritti umani sono i temi di cui mi occupo da sempre nei vari ambiti sociali, esperienze lavorative nonché di studio 

Ci racconti come mai e quando hi deciso di candidarti alle comunali di Padova? 

La politica non è mai stata una cosa nuova per me, ma Coalizione Civica mi ha proposto di fare la precisa scelta di partecipare, candidandomi, alle amministrative di Padova; assieme a tutti gli altri candidati della lista. I motivi per cui ho scelto di candidarmi sono molteplici: innanzitutto voglio mettermi a disposizione per la città. Padova mi ha accolto, mi ha "incluso" in questa società e io so che con la mia esperienza di vita e con le mie capacità posso dare senz’altro il mio contributo in quanto cittadina. Ci sono poi i valori che porto con me o che mi hanno trasmesso come: il senso di giustizia, la solidarietà tra le persone, l’aiuto incondizionato reciproco, il senso della democrazia e del rispetto ma anche la difesa di chi è più vulnerabile, la libertà e la non discriminazione nel senso più ampio possibile, che mi hanno portato alla grandissima consapevolezza di ammettere che io ho la possibilità, attraverso la politica, di poter portare quel cambiamento positivo che molte persone inascoltate o ignorate chiedono da molto tempo. Per portare un esempio concreto: molti disabili non hanno nemmeno la forza fisica di andare a manifestare per i loro diritti, anche perché spesso non hanno ne i mezzi e o ausilii per farlo ne la salute per affrontare lo stress psicofisico di andare a difendere i loro diritti. Io ho la fortuna, anche se sono disabile grave, lesbica, donna e indigente, di poter ancora far sentire la mia voce e di aver ancora la forza di lottare per difendere i miei diritti; in qualche modo mi sento in una posizione di privilegio rispetto a molte persone che fanno parte di queste “categorie discriminate” ma che non hanno i miei stessi mezzi o forza di agire per difendere i propri diritti. Quando vedo delle ingiustizie, diseguaglianze o discriminazioni di vario tipo, il mio senso di giustizia mi porta a non potermi rassegnare di fronte a queste cose e nasce in me una sorta di responsabilità morale nel provare a portare quel cambiamento necessario ad una città affinché diventi sempre più inclusiva, meno discriminatoria, più accessibile e con sempre meno diseguaglianze al suo interno; proprio perché io ho la possibilità di poterlo fare, di provare a portare più diritti, soluzioni attraverso le voci degli altri; faccio da megafono per chi non ha voce, per chi non ha le forze per urlare e andare in piazza o partecipare alla vita politica-sociale. 

Come è Padova come città vissuta da una persona disabile? Cioè: è accessibile, inclusiva, ci sono associazioni etc 

Rispetto a molte altre città posso dire, in via generale, che Padova ha raggiunto dei buoni risultati a livello di accessibilità, inclusione e sensibilità delle persone. Se invece usiamo la lente osservativa del “come dovrebbe essere” (senza cioè guardare al meno peggio),allora posso dire che c’è parecchio lavoro da fare. Le difficoltà nell’agire con politiche pubbliche volte a migliorare la vita di una persona con disabilità sono sempre le stesse: la competenza di chi fa cosa, che spesso non è prettamente comunale e qualora invece lo fosse c'è il problema dei fondi e delle risorse economiche irrisorie da poter utilizzare per soddisfare le varie esigenze. La soluzione è agire in modo sinergico tra istituzioni, enti, associazioni e nei vari livelli di governo per creare nuovi modi di agire rispetto a quelli già esistenti, creare soluzioni nuove e mai pensate che coinvolgano un po' tutti i livelli di partecipazione dei cittadini all’interno della città. PADOVA CITTÀ A ZERO GARE è un esempio di nuovo modo di agire, un esempio di AMMINISTRAZIONE CONDIVISA: ovvero Avviare e rendere permanente l'attività di co-programmazione e co-progettazione in tutti i settori di interesse generale, per rendere concreto il principio di sussidiarietà sancito dall'art. 118 della nostra Costituzione. In questo modo possiamo favorire sempre di più l'integrazione tra i diversi servizi per affrontare le sfide emergenti nella nostra città e costruire soluzioni efficaci, flessibili e innovative. Condividere obiettivi, mettere in comune risorse, incentivare la cultura della collaborazione, riconoscere gli sguardi differenti e valorizzare le energie e le competenze diffuse di cittadinə e realtà sociali, sono le linee guida intorno alle quali crediamo sia possibile progettare interventi che producano cambiamenti significativi, per continuare a migliorare la qualità della vita e il benessere nella nostra città, nel segno della co-responsabilità, della trasparenza e della collaborazione. Con l’amministrazione condivisa una moltitudine di servizi e progetti rivolti a soddisfare le esigenze delle persone con disabilità, avrebbero una notevole possibilità di successo e di essere portati a termine e soprattutto di soddisfarne i bisogni e le esigenze varie. Questo è uno dei tanti modi per combattere le diseguaglianze anche nell’ambito della disabilità. Per quanto riguarda le associazioni patavine posso sicuramente affermare che esiste un grande patrimonio associativo in tutti gli ambiti sociali e anche nel nostro ambito di interesse quello della disabilità, a mio avviso però, spesso e purtroppo, molte di queste associazioni fanno fatica a lavorare in rete e ciò comporta come conseguenza che non riescono a soddisfare i bisogni concreti e immediati delle persone con disabilità. Per esempio in Italia ci sono moltissime associazioni per la vita indipendente, l’autonomia etc ma poi di fatto si è sempre dipendenti dai fondi statali, sia l’associazione che il disabile. 

Tu hai due lauree. Hai fatto l'università qui? E come è stato? La consiglieresti a chi è in carrozzina? E a chi è cieco/sordo? 

Attualmente sto completando la magistrale in Scienze del Governo, ho fatto entrambe le lauree all’università di Padova. Fare l’università qui sicuramente mi ha agevolato perché l’università di Padova si è dotata di un ufficio inclusione che si occupa proprio di includere gli studenti con disabilità e rendere inclusiva sempre di più l’università stessa utilizzando i fondi dell’università, del MIUR ed europei, oltre ai finanziamenti vari di altri enti occasionali privati. L’università, con le ovvie criticità di caso per caso, è sempre più accessibile sia a livello di barriere architettoniche che di efficienza dei servizi offerti dall’ufficio inclusione. Da qualche anno l’università ha istituito un corso trasversale intitolato “general course - diritti umani e inclusione”, si inserisce sulla scia di quanto già realizzato nelle migliori università internazionali. E' un corso aperto agli studenti di tutti i corsi di laurea triennali e magistrali dell’Ateneo volto a trasmettere una cultura dell’inclusione in grado di dare dignità culturale, sociale e giuridica all’applicazione dei principi e dei valori dei diritti umani nei riguardi di tutti, e anche di coloro che hanno delle disabilità, che sperimentano vulnerabilità, che sono soggetti a discriminazioni. In generale mi sento di dire che è un’università a misura di studente con disabilità, pur tenendo in considerazione che come in tutte le università ci sono grandi criticità e che si può e si deve fare ancora meglio. 

Dicci che cosa farai se verrai eletta! Conosci altri candidati disabili che si sono presentati per queste elezioni qui a Padova? 

A queste elezioni ci sono altri candidati disabili, questo è un buon segno per la città di Padova perché vuol dire che in qualche modo l’inclusione a cui tutti aspiriamo si sta realizzando. Lentamente, troppo lentamente ma sempre più disabili riescono a partecipare alla vita politica e fino a qualche anno fa era quasi un’utopia. Quello che sto facendo già è portare una visione diversa, nuova e più reale.. nella politica e nelle decisioni. Uno dei pilastri e motti che porto con me e che non smetterò mai di trasmettere è una consapevolezza importantissima: tutti possiamo diventare disabili, in qualsiasi momento e in modi diversi, reversibili o irreversibili. La città deve essere a misura di persone non solo normotipiche perché è una questione che riguarderà tutti prima o poi; dal vecchietto col bastone, alla donna incinta o al disabile temporaneo. Io insisterò su questo e farò in modo che in tutti gli ambiti in cui andrà ad agire si crei un sistema per cui si terrà conto anche degli aspetti dell’inclusione in tutti i sensi in cui questa può essere immaginata. Questa è solo una delle cose che ho in mente di fare, molte altre sono scritte nel programma di coalizione civica per Padova, soprattutto in ambito del sociale. Esiste per esempio un movimento per la vita indipendente? Purtroppo no, a Padova purtroppo manca un movimento su questo tema, è mia intenzione infatti affrontare anche questo nel caso venissi eletta. 

Secondo te dovrebbe esistere un partito o un movimento politico fatto solo da persone disabili e loro caregiver? 

A mio parere non ce ne bisogno, tra i tanti motivi c'è quello della coerenza, una città non dovrebbe creare partiti e movimenti troppo categorizzanti, altrimenti non diventerebbe inclusiva. Ogni persona/partito deve pensare all’inclusione e tenere conto che le persone sono eterogenee quando prendono le decisioni, non relegare questo compito ad un solo partito specifico; sarebbe un po' ipocrita.. d’altronde è quello che sta succedendo al governo con il ministero per la disabilità, tra l’altro senza portafoglio. 

E per il lavoro, come stiamo messi a Padova? Tu lavori? 

Per quanto riguarda il lavoro nel settore disabilità, tenendo conto che usciamo da un periodo di crisi difficilissimo, siamo sullo stesso livello rispetto alle altre città d’Italia. Sicuramente però il mercato del lavoro è il migliore della Provincia perché Padova è un capoluogo florido e attivo in tutti gli ambiti lavorativi, oltretutto c'è la buona notizia che nei prossimi anni arriveranno milioni di euro con il PNRR e questo sicuramente comporterà uno sviluppo della città che però va attentamente seguito e monitorato perché possa essere generativo e per diminuire disuguaglianze. Padova ha sicuramente una marcia in più anche in ambito lavorativo per la presenza dell’università di Padova e di grandi istituzioni, come il comune, che ogni anno offrono possibilità di concorsi con quote riservate, aumentando così l’offerta lavorativa per i disabili nella città e provincia. 

Concludi esprimendo un desiderio 

Desidero vedere la città che sento mia e che diventerà la mia casa puntare alla libertà sociale, intesa nel senso più ampio del termine, ovvero una libertà come condizione di base in cui ogni persona può sentirsi libera di vivere la propria vita nel rispetto degli altri e non essere discriminata e allo stesso tempo sentire sempre meno il peso della propria condizione di vulnerabilità, che sia fisica, economica, sociale o culturale.


mercoledì 25 maggio 2022

All'Europa abbiamo spiegato perchè è importante la figura scolastica dell'ASACOM


Lo scorso 12 maggio si è tenuta una sessione di lavoro nell'ambito di COFACE FAMILIES EUROPE cioè il network di associazioni di ogni Stato dell'EU di familiari assistenti cui noi Genitori Tosti aderiamo.

Ci hanno chiamato a dare un contributo su un tema e noi abbiamo scelto proprio il diritto alla comunicazione degli studenti italiani con disabilità.

Di seguito il testo dell'intervento e solo il file MP3 con la versione in inglese.

Comunichiamo infine che abbiamo scritto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per chiedere l'istituzione di una giornata nazionale dedicata all'ASACOM - in copia anche ai MI e MUR perchè l'ASACOM dovrebbe esserci anche all'università e spesso manca. In attesa che esca una legge che tuteli questa figura, almeno per una giornata potremo davvero fare informazione e cultura e iniziative su questa figura che ancora, in troppo pochi, non conoscono e molti disprezzano o maltrattano.

La foto ritrae uno dei momenti della manifestazione di protesta degli ASACOM di Roma fatta a fine aprile 2022 - Il Comune di Roma ha approvato un regolamento su di loro che non rispetta la categoria ed è l'ennesima dimostrazione di come la figura delicata che ricoprono non sia assolutamente riconosciuta. L'ASACOM va statalizzato perchè è una figura scolsatica e non un optional e finchè non si capirà questo l'Italia continuerà a discriminare gli studenti con disabilità.

"Salve a tutti, mi chiamo Alessandra Corradi e sono la presidente dell'associazione Genitori Tosti, dall'Italia.

Sono qui a parlarvi del diritto alla comunicazione degli studenti con disabilità che frequentano la scuola dell'obbligo in Italia.
Noi abbiamo una popolazione studentesca totale di quasi 10 milioni, di questi il 3,6% (oltre 300.000 studenti (dato anno scolastico 2020/21) sono studenti con la certificazione, cioè studenti con disabilità.
Nel nostro Paese non esistono classi o scuole speciali, tutti vanno a scuola insieme grazie ad una legge del 1977: lo Stato assegna docenti e figure professionali dedicate per realizzare la cosiddetta inclusione agli studenti con certificazione.
Purtroppo anche se sulla carta abbiamo un sistema legale bellissimo da tutti definito all'avanguardia e una presunta organizzazione, nella realtà le leggi non vengono applicate e le discriminazioni e gli abusi che si compiono ai danni degli alunni con disabilità sono tantissimi. 
La nostra legge nazionale più importante, che regola tutti i diritti delle persone con disabilità è del 1992 cioè bene trenta anni fa. La convenzione ONU invece non è applicata.
Gli abusi e gli illeciti sono:
1.assegnare agli alunni docenti di sostegno non specializzati ma pescati dalle categorie più basse; 
2.assegnare poche ore di sostegno anche ai casi più gravi oppure assegnare gli operatori per pochissime ore settimanali; 
3.impedire l'accesso alla palestra o alla mensa o ai laboratori a causa delle barriere architettoniche non eliminate; 
4.cercare di far frequentare poche ore a settimana l'alunno; 
5.sempre scegliere un programma minimo anche nei casi in cui si potrebbe affrontare un percorso che porti al diploma; 
6.non dotare gli alunni di ausili sia fisici che informatici; 
7. non mettere gli alunni in condizione di comunicare e quindi di imparare a leggere, scrivere, far di conto che è lo scopo principale della scuola;
8. isolare tutti gli alunni certificati in un aula apposita.
 
In base alle nostre leggi in Italia abbiamo questa figura professionale prevista per la comunicazione cioè una persona che compie un percorso di studi e si specializza per affiancare gli studenti con disabilità e permettere loro di istruirsi e quindi imparare a leggere e scrivere e a relazionarsi con gli altri.
Questa figura si chiama operatore scolastico per la autonomia e la comunicazione.
'E una figura importantissima tanto quando il docente di sostegno.
Inizialmente era pensato per gli studenti con disabilità sensoriale cioè ciechi/ipovedenti e sordi/ipoacusici ma poi in alcune regioni le competenze sono state allargate anche ai disturbi di linguaggio per cui queste figure affiancano anche gli studenti autistici e gli studenti con cerebrolesioni.
Non esiste una legge che regoli e tuteli la figura per cui non c'è nemmeno 
la formazione stabilita per tutti in un percorso omogeneo e può accadere appunto che ci siano ancora operatori non laureati o con un monte ore di formazione molto basso. 
Inoltre l'inquadramento lavorativo è davvero pessimo in quanto questi operatori vengono assunti da cooperative che vincono gli appalti indetti dal Ministero dell'istruzione : vince chi presenta il progetto a costo più basso. Per tenere bassi i costi le cooperative risparmiano sui dipendenti cioè sugli operatori.
Abbiamo quindi una situazione equiparabile allo sfruttamento lavorativo per cui un operatore viene pagato anche 4 o 5 euro all'ora, ha dei contratti davvero sfavorevoli e non assolutamente riconosciuto nel team scolastico. Se leggi regolamenti e buone prassi fossero davvero applicate nella scuola italiana, questa figura professionale avrebbe il suo posto nel team che crea il PEI - Progetto Educativo Individualizzato cioè un documento in cui in base al profoilo e alle esigenze dell'alunno si costruisce l'obiettivo didattico, specificando i modi e i tempi le risdporse per raggiungerlo

In Italia esistono circa 70mila operatori a fronte di non sappiamo quanti studenti, sul totale della popolazione certificata perchè ancora in Italia nessuno ha mai pensato di raccogliere i dati disaggregati.
Un aspetto molto importante poi è il rapporto numerico operatori/alunni: rispetto a una media italiana di 4,6 alunni disabili per assistente, nel mezzogiorno il rapporto sale a 5,4. Dati migliori nell'Italia centrale (4,1) e settentrionale (4,3).
In Campania quasi 16 alunni per ogni assistente all’autonomia,un qualcosa di allucinante, a fronte invece della media nazionale. La regione migliore è il Molise con 2,9 alunni per ciascun operatore (fonte Openpolis)
La figura è strettamente connessa al diritto alla comunicazione degli studenti con disabilità a scuola: queste persone sono formate per dare tutti gli strumenti (didattici, metodologici  e operativi come gli ausili) utili a includere nella classe e nella vita della scuola questi allievi.
Non mettere in condizione di comunicare e quindi di parificare ai compagni questi studenti oltre che costituire un illecito è anche la maniera per impedire una vita dignitosa a queste persone in un periodo così cruciale come quello della crescita in cui ti formi e fai le prime esperienze interpersonali: se un ragazzino o una ragazzina non posso parlare, fosse anche per mezzo della sintesi vocale, della LIS o della CAA, come possono farsi degli amici e uscirci e andare in tutti quei luoghi dove vanno i ragazzini/giovani?
C'è una compromissione/limitazione della socialità anche!
E che dire poi dell'opportunità di proseguire negli studi, iscrivendosi all'università?
La maggior parte dei ragazzi e delle ragazze che riescono ad arrivare alle superiori e magari grazie alle battaglie delle famiglie che si oppongono al programma per obiettivi minimi in Italia sono molto pochi (l'abbandono scolastico è piuttosto alto e non considerato dal nostro Ministero) e la scuola o l'università sono gli unici ambienti che tengono i ragazzi lontano da casa altrimenti qui o si sta in casa o si va ai centri diurni che sono per noi GT come ghetti perché sono luoghi in cui ci sono solo le persone con disabilità affiancate da educatori e per quanto possano fare attività simpatiche, sempre di ghetto si tratta, separato dalla vita e dalla società.

Noi come associazione dal 2015 cerchiamo di sostenere la battaglia per il riconoscimento di questa figura professionale cioè che venga assunta dallo Stato in seno al Ministero per l'istruzione e quindi che esista una legge nazionale che renda omogenea sia la formazione che l'inquadramento che il trattamento economico.
Non esiste però un'associazione o un organismo, anche informale, a livello nazionale, che riunisca tutte queste persone per rivendicare i loro diritti, esistono iniziative sparse sul territorio e magari anche in contrapposizione tra loro. Il gruppo informale più numeroso e agguerrito è a Roma e proprio a fine aprile ha fatto una imponente manifestazione ma solo per gli operatori di quella città. Purtroppo in Italia non abbiamo la cultura del "gioco di squadra" e quindi dell'associazionismo, per cui è molto difficile e lungo vincere nelle cause civili ma, dati i risultati che stiamo avendo per quanto riguarda il riconoscimento del caregiver familiare, siamo fiduciosi.".
  
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FONTI:
1) legge 104/92 n. 104

CREDITI:
- Dott.ssa Paola di Michele, psicologa clinica, formatrice, docente specializzata sul sostegno.
- Dott. Giovanni Barin, vice presidente GT, responsabile del progetto "Scuola4all".   


mercoledì 11 maggio 2022

Finalmente presentiamo "l'esercito silenzioso" dal vivo!

 


Ed ecco la prima di una serie di presentazioni del nostro saggio l'esercito silenzioso - se volete che veniamo da voi a farne una contattateci :

L’ESERCITO SILENZIOSO

I caregiver italiani
uscito il 23 gennaio 2022

 

Presentazione sabato 14 maggio 2022, ore 18

Sala civica - Via Quinzano, 24 (Verona)

 

Un libro scritto “sul campo” mette a fuoco un settore professionale fondamentale, eppure ancora nell’ombra, nonostante coinvolga circa nove milioni di persone in Italia

 

 

Sabato 14 maggio 2022 la sala civica di via Quinzano (Verona) ospiterà la presentazione del libro “L’esercito silenzioso. I caregiver italiani”; interverranno i due autori, Alessandra Corradi e Giovanni Barin, insieme alla senatrice Simona Nocerinoprima firmataria del DDL 1461 "Disposizioni per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare", attualmente in corso di esame in Parlamento.

Introduce l’incontro la presidente della II circoscrizione, Elisa dalle Pezze; modera la giornalista Alessandra Moro.

L’attività - L’associazione veronese onlus “Genitori Tosti” segue dal 2013 l’iter legislativo legato alla questione del caregiving familiare in Italia.

L’informazione ancora latita, la figura del caregiver è generalmente identificata in maniera sfocata, talvolta anche dai diretti interessati, poco consapevoli di avere dei diritti come persone, come categoria professionale.

Per questo “Genitori Tosti” ha avviato una estesa campagna di mobilitazione, che mira a raggiungere il maggior numero di caregiver (9 milioni di persone) e portarle all’attenzione di chi sta lavorando alla legge che le riguarda.

 Il libro - Le attività, gli studi, l’impegno sociale che “Genitori Tosti” hanno profuso sono diventati materia per un libro, che si propone come una sorta di saggio tecnico sul tema, ovvero non tanto un racconto di esperienze, quanto un resoconto di azioni pratiche, con un pizzico di manualistica, per chi deve affrontare l’argomento, anzi, di più: viverlo quotidianamente. Ma anche per chi non ha coinvolgimenti diretti, tuttavia desidera comprendere la realtà ed entrare a far parte di un circuito di sostegno ed abbracciare un pensiero aperto allinclusione a tutto tondo, in parole e fatti.

 A corredo del testo, il report del censimento  svolto tramite questionario su un campione di oltre 3000 caregiver italiani, e le interviste al dott. Franco Pesaresi, uno dei massimi esperti di non autosufficienza in Italia, e ad Antonio Pinna, unico giornalista che si sia occupato dell'argomento in Italia e ne abbia ricavato un libro-reportage, in relazione al Covid.

A fine marzo 2022 il Parlamento Europeo ha accolto la petizione ( il cui testo è pubblicato nel saggio) depositata dall'associazione Genitori Tosti per cui è stata avviata un'indagine e dato incarico alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali di studiare la questione.

 ALESSANDRA CORRADI, GIOVANNI BARIN

“L’esercito silenzioso. I caregiver familiari italiani”

Prefazione della senatrice Simona Nocerino.

Disponibile su Amazon store

Tutti i ricavati vengono devoluti all'associazione Genitori Tosti per finanziare la campagna sul riconoscimento del caregiver familiare in Italia.


mercoledì 27 aprile 2022

Il gioco su Gerald




Una delle nostre associate segue da anni la vicenda di Gerald Marshall, 40 anni esatti a luglio, detenuto nel braccio della morte di un carcere texano.

Appassionatami alla vicenda ho provato ad aiutare questa nostra associata nella campagna di sensibilizzazione qui in Italia, per fare in modo che Gerald riesca a trovare un avvocato che possa rappresentarlo - Gerald è stato accusato di omicidio senza aver commesso nulla, anzi non era nemmeno presente sul luogo del crimine.

Per quanto la cosa possa sembrarvi strana in America  - e non solo in America, c'è una percentuale altissima di persone ingiustamente accusate di crimini che non hanno commesso.

In Italia per esempio abbiamo l'associazione Errori Giudiziari fondata da due combattivi giornalisti che si occupa della tematica: leggiamo, sul loro dettagliatissimo sito, che "dal 1991 al 31 dicembre 2021 i casi sono stati 30231: in media, poco più di 975 l’anno. Il tutto per una spesa complessiva dello Stato gigantesca, tra indennizzi e risarcimenti veri e propri: 895.308.275 euro e spiccioli, per una media appena superiore ai 28 milioni e 880 mila euro l’anno.". 

La prima cosa che faccio è chiedere alla testata per cui, all'epoca, in maniera volontaria e assolutamente gratuita, aggiornavo un blog; scrivo alla direttrice per sapere se il prossino pezzo posso farlo su Gerald e lei mi replica "Mandami il materiale, anche se ti anticipo che non puoi scriverlo tu perché tu ti occupi solo di lotta all'abilismo, lo faccio scrivere da qualcun altro". "Bene" mi dico e aspetto fiduciosa.

Quindi, non sentendo, nulla sollecito e mi viene detto che non c'è nessuno, in tutta la testata giornalistica (circa 90 blogger di cui molti molto famosi e attivi), che si occupa della tematica, per cui non si può pubblicare nulla.

Scrivo allora ad un giornalista televisivo il quale è proprio entusiasta ma mi avverte che al momento c'è una situazione molto precaria per il cambio di nomine ai vertici e quindi bisogna aspettare.

Inizio allora a cercare sul web e trovo questa sconosciuta testata che si occupa di diritti civili, diritti delle minoranze etc. il tutto molto appassionato.

Scrivo una e-mail.

Dopo un paio di giorni mi arriva un wp, da cui si sviluppa tutta una lunga conversazione protrattasi per giorni, che termina con la richiesta dell'invio del materiale. Mi viene assicurato che nel giro di pochi giorni sarà tutto pubblicato.

Nonostante due o tre e-mail e un wp da me inviati, questa persona scompare e non risponde più.

Mi rimetto a cercare online e mi si accende una lampadina: e se provassi a chiamare la redazione di questo importante magazine, che tratta solo argomenti internazionali?

Nonostante chi mi risponde sia molto gentile e trovi interessante l'argomento, pare che avere una articolo sia proprio impossibile, però non devo abbattermi: mi chiede di mandare cmq il materiale, che verrà esaminato e mi verrà data una risposta in ogni caso.

Mai più sentito nulla.

Ho fatto altre tre-quattro e-mail e anche wp a giornalist* il cui cell ho in memoria, perchè sono stata da loro chiamata per la mia attività di associazione.

Le spunte risultano tutte blu ma nessuno risponde.

Quindi, dopo qualche mese passato infruttuosamente a codesta maniera - e stiamo parlando di una persona condannata a morte in un carcere texano, mi sono decisa a fare questo post. 

Sicuramente avrò massimo duecento lettori solamente, e 200 grazie magari alle condivisioni di amici che mi leggono e sanno cosa c'è dietro ogni mio post.

Sicuramente non inciderò sulla sorte di Gerald, ma non per mancanza di iniziativa da parte mia.

Faccio anche una riflessione: interroghiamoci perché, per esempio, per Patrick Zaky c'è stata una campagna mondiale per il suo caso. Addirittura un artista ha fatto tutta una campagna incredibile con le sue sagome disegnate e trasformate anche in gigantografie, che sono state posizionate ovunque in Italia.

Per Gerald invece, ragazzo dato in adozione/affidamento, afroamericano, della periferia povera degli USA etc, che non poteva permettersi l'iscrizione a nessuna università, non esiste, in Italia, manco un oscuro sito web di attivisti sfigati che ritenga degna di divulgazione la sua storia.

Ed è strano, perché cercando nel web, si scopre che esistono tante associazioni che si occupano della stessa tematica della nostra "Errori giudiziari", che hanno dato spazio alla storia di Gerald.

Penso che questo uomo, detenuto dal 2004 da quando aveva 22 anni  abbia una storia pazzesca: dall'età di tre anni viene tolto ai genitori (entrambi tossico dipendenti) e dato in affido svariate volte, alcune volte viene anche abusato.

Ora non so se siete al corrente di come sia, come funzioni il sistema degli affidi in USA, Tante persone si rendono disponibili perché lo Stato corrisponde un assegno e i criteri per stabilire l'affidabilità di questi adulti affidatari non sono troppo rigidi. 

Immaginatevi perciò un bambino già traumatizzato per la storia familiare, non amato, non allevato etc. che rappresenta solo un assegno mensile per qualche disgraziato di turno. Gerald però sopravvive a tutto questo, diventa maggiorenne e quindi inizia a provvedere per sé, finché nel 2004 viene accusato di omicidio.

Ingiustamente accusato sulla base di false testimonianze.

Quello che Gerald chiede è la revisione del processo e che, quindi, un avvocato competente lo possa difendere.

Io che scrivo questo articolo, se scrivessi per il Corriere della Sera o per l'Espresso o ne parlassi in una trasmissione Tv di quelle che trattano temi caldi e che fanno audience etc aiuterei un sacco Gerald e la sua importante causa di giustizia.

Invece scrivo per un blog di un'associazione di genitori con figli disabili che, dopo 14 anni di esistenza e pubblicazioni, totalizza ancora tra le 200 e le 2000 visualizzazioni. 

Una sola volta abbiamo avuto tipo quasi 7000 letture. 

Magari - spes ultima dea, tra i rari lettori nostri c'è qualcuno che può dare una mano.

Potete quindi scrivere direttamente a lui: 

Gerald Marshall

# 999489

Polunsky Unit D/R

3872 F.M. 350 South

Livingston, TX 77351

USA

Le due foto a corredo di questo blog mi arrivano dalla mia associata che, come ho detto, sono anni che è in contatto con Gerald.


giovedì 21 aprile 2022

Sì, viaggiare.


In questi giorni sta infiammando il dibattito sulla notizia dei 27 disabili (!) che non hanno potuto prendere il treno.

C'è stato un dispiegamento di articoli da tutte le parti e riprese sui social.

Addirittura due associazioni per i diritti dei consumatori hanno sporto denuncia.

E non poteva mancare la fiera
reprimenda da parte della federazione nazionale detta Fish che, con scandalo, emette l'ennesimo comunicato stampa di circostanza.

E poi non si contano gli articoli, in bell'italiano, allargati online da sedicenti attivisti.

Peccato che in pochissimi abbiano letto e compreso, soprattutto, quanto diffuso dall'associazione coinvolta in prima persona nella vicenda.

Quello che è stato fatto passare per un caso di maltrattamento/discriminazione ai danni di 27 persone con disabilità ("persone con disabilità" o "persone disabili", non "27 disabili") in realtà è solo l'ennesimo caso di una eterna lista di disservizi dovuti al fatto che, in Italia:

1) non vengono applicate  le leggi basiche sui diritti delle persone con disabilità - uno di questi è il diritto alla mobilità e quindi ad usufruire dei trasporti pubblici;

2) chi è preposto a tutelare i diritti di queste persone e partecipa a tutti i tavoli e organismi istituzionali possibili evidentemente fa cose diverse dall'ottenimento di questi diritti;

3) in genere alla società tutta non interessa nulla che riguardi i diritti delle persone con disabilità, per cui continuiamo ad avere situazioni di massima discriminazione.

Proviamo a scriverlo, anche se dubitiamo che verrà recepito: non si tratta di un episodio di discriminazione agito da un gruppo di normo maleducati e cattivi verso un gruppo di persone fragili, si tratta che siamo in Italia, dove l'organizzazione e la pianificazione dei servizi, nel pubblico, è un concetto familiare quasi quanto le noci di cocco al Polo Nord.

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Noi GT, spesso, anche su questo blog ci siamo occupati di diritti, accessibilità, mobilità etc.

Uno dei post più recenti al riguardo è stato l'articolo sull'avvocato Dario Dongo che, lo ricordo, è uno davvero-davvero, senza finzioni e "primidonnismi",  attivista per i diritti delle persone con disabilità cioè punta a portare a casa risultati per tutti e non a crearsi visibilità personale e basta.

Ma anche il post che abbiamo scritto sull'accessibilità di Milano oppure il post su Miss G e Gardaland.

Potrei continuare nella lista, senza citare addirittura un'intera campagna che abbiamo fatto e che tuttora è attiva, e finchè non arriveremo all'epilogo rimane attiva, che è quella sui "concerti accessibili".

Ma: che cosa c'è?

C'è che, in generale, le persone coinvolte in prima persona cioè le persone con disabilità non fanno nulla per cambiare lo stato delle cose. Nemmeno la fatica di supportare le iniziative o costituirsi in gruppi informali per reclamare i loro diritti - con le dovute, purtroppo infinitesimali, gloriose eccezioni. 

E se parliamo di familiari, che fanno le veci di queste persone, che magari non sono autosufficienti, si preferisce costruirsi una bolla privata e comoda piuttosto che fare rete con tutti gli altri e rivendicare, ottenendoli, i diritti universali!

Siamo un Paese con una cultura di assistenzialismo, di separatismo tra persone normo e persone con disabilità, come funzionava negli anni 50 in USA tra bianchi e neri.

Deve essere qualcun altro, di buon cuore , che ci pensa: noi categoria coinvolta chissà perchè siamo esenti.

Tutti quelli che invece non ci stanno e provano a cambiare le cose e ottengono risultati, sono disprezzati e assolutamente non riconosciuti, snobbati e si cerca di ignorarli, ipocritamente.

Invece che dare rilievo al risultato, magari importante, ottenuto, si leva sempre una selva di queruli lamentatori che chiedono "E noi"? 

Gente che non ha mai nemmeno sottoscritto una petizione o condiviso un avviso su FB!

Vorrei infine che guardaste questo video, sempre attuale: 

https://www.youtube.com/watch?v=ztIKe6kgbCE&t=1s

Ho fatto una fatica boia a finirlo perché, davvero, mi sono sentita di un imbarazzo e una vergogna indicibili: nel terzo millennio non abbiamo nemmeno i servizi basici nei viaggi aerei.

Tutti ricorderete la brutta avventura di Anita "gaga" Pallara, ma qualche anno prima pure le sorelle Paolini ebbero una brutta avventura e chissà a quanti altri è successo di essere maltrattati e discriminati ma che invece non riescono a denunciare sui giornali e nessuno così sa nulla?

Queste  federazioni, per esempio, con tutti i loro requisiti soddisfatti per dialogare con gli organi di Governo, in tutti questi lustri che esistono, che cosa hanno ottenuto per il benessere e i diritti delle persone che dicono di rappresentare, se nel 2022 succede ancora qualcosa come è successo al gruppo dei 27?

Vogliamo iniziare a ricordarcene adesso, che siamo in zona cesarini elezioni amministrative?

E magari facciamo un pensierino sul costituire, finalmente, un partito formato da persone con disabilità e loro familiari, ma un partito vero non una comica?

Mica per niente ma, finora, nel nostro Paese, ogni diritto che riguarda le persone con disabilità ( e loro familiari) è stato costantemente calpestato: sarebbe il caso di porvi rimedio.

giovedì 31 marzo 2022

Genitori Tosti, il riconoscimento del caregiver familiare e il Parlamento Europeo


[In foto gli Hobbit, all'inizio dell'avventura della Compagnia dell'Anello.]

L'associazione
Genitori Tosti In Tutti I Posti APS ha il grande piacere di comunicare che la petizione inerente alla condizione del caregiver familiare in Italia e il suo mancato riconoscimento come lavoratore, presentata al Parlamento Europeo lo scorso settembre, è stata dichiarata ricevibile.

E non solo: é stato chiesto alla Commissione Europea di condurre un'indagine preliminare sulla questione. Inoltre la petizione è stata trasmessa anche alla Commissione per l'occupazione e gli affari sociali.

Nell'attesa di ogni conseguente sviluppo a queste importanti azioni, specie sull'iter del DDL sul caregiver familiare, tuttora fermo al Senato da luglio 2020, si ricorda la direttiva approvata dal PE nell'aprile 2019, relativa alla conciliazione tra attività professionale e vita familiare, entrata in vigore il 1 agosto 2019. Ogni Stato membro ha tempo fino all'agosto 2022 per adottare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva.

Il testo della petizione è stato pubblicato nel saggio, uscito lo scorso 23 gennaio, "L'esercito silenzioso" disponibile su Amazon dove è raccontata anche tutta la storia dell'attività dell'associazione circa il riconoscimento della figura del caregiver familiare italiano.
Per chi volesse averne copia in lettura scrivere a genitoritosti@yahoo.it

Per chi volesse invece unirsi nel sostegno a quanto sta facendo l'associazione in tema di riconoscimento del caregiver familiare si può iscrivere al gruppo su Facebook "caregiver familiare=lavoratore".

giovedì 17 marzo 2022

CORRO DA TE - ma fammi vedere come cammini.


Lunedì sera ero in missione GT, per l'anteprima del film “Corro da te” proiettata al Cinema The Space Odeon in centrissimo a Milano, a due passi dal Duomo. 

Questo film è stato girato nel 2020, ma per tutto quanto ha causato il Covid, è stato presentato solo adesso e oggi 17 marzo, uscirà in 500 sale italiane.

Riccardo Milani, il regista - che ha diretto tra l'altro anche il fantastico “Benvenuto presidente” o i due favolosi "Come un gatto in tangenziale", nel fare la presentazione, ha detto una cosa che, all’inizio non ho capito, ma poi, nel corso del film era evidente: "Per rappresentare l’Italia nei miei film uso la parte peggiore".

In effetti nell’originale francese di cui questa pregevole pellicola è un remake, non c’era tutta quella cattiveria nel protagonista, anzi lui era più un pasticcione involontario che un bugiardo pianificatore. 

Noi italiani ci distinguiamo sempre, nel bene e nel male, e quando si tratta di disabilità siamo appunto cattivi, discriminanti, abusanti, abilisti, falsi, prepotenti, ignoranti.

Il protagonista, interpretato da un Pierfrancesco Favino che non necessita di nessuna presentazione, è la quintessenza del gravemente normodotato, ricco imprenditore spocchioso, emulo di Don Giovanni alla vaccinara.

La sua partner è una dolce, angelicata ma assolutamente realista e solida Miriam Leone - sulla sedia a rotelle.

Il cast, a cornice dei due protagonisti, è tutto bravissimo – Vanessa Scalera che canta al karaoke mi mancava, il venetissimo Andrea Pennacchi in abito talare anche – menzione a Piera degli Esposti, non solo perché è stata la sua ultima interpretazione ma proprio perché il suo personaggio nel film è mitologico.

Non sono qui per fare una recensione cinematografica, perché non mi compete, posso dirvi che il film è ben fatto, si ride, godevole soundtrack, ottima fotografia.

Il motivo per cui ne sto scrivendo è perché speriamo sia la volta buona che serva anche a cambiare la cultura corrente nel nostro Paese, dando finalmente un forte segnale – così come successe per “Quasi amici”, altra bellissima pellicola francese.

Quello che non potete sapere di questo film è che ci sono state delle associazioni che hanno fatto consulenza al cast per affrontare al meglio la tematica e risultare credibili e veritieri e non produrre invece la solita concentrazione di pessime figure, come spesso accade, del tipo di quelle che abbiamo visto a San Remo oppure alla semifinale di GF Vip, dove Signorini ha intervistato Manuel Bortuzzo suscitando la legittima reazione del  Comitato Nazionale Antidiscriminatorio per Persone con Disabilità

Per i cosiddetti normo, forse, questo film  sarà una bella "sberla" specie per certi luoghi comuni, per noi che invece bazzichiamo il mondo della disabilità applaudiamo forte.

E ringraziamo di tutto questo Peba Onlus: grazie a tutti i soci che hanno contribuito a diffondere la giusta cultura sulla disabilità, che significa anche sdrammatizzare e ironizzare: sono stati talmente bravi che in alcune occasioni abbiamo riso solo noi di GT e il nostro vicino, il cantante lirico Federico Martello (che è in sedia a rotelle).

Per me, che ho un figlio tetraplegico, per cui indirettamente sperimento tutte le situazioni che emergono nel film, è stata una specie di "rivincita" di tutte quelle troppe volte che ci siamo dovuti sorbire il comportamento abilista delle persone.

Questa anteprima è stata importante anche perché in sala erano presenti membri delle istituzioni locali, del Comune e della Regione, associazioni da tutta Italia e aziende che, sicuramente, grazie alla settima arte, hanno imparato molto sull'inclusione sociale. 

Un grazie al personale del cinema, organizzazione perfetta e grazie ad Andrea Ferretti, il presidente di Peba ONLUS che ci ha offerto questa esperienza importante e per me nuova.

Se da stasera fino a domenica non sapete cosa fare andate a vedervi questo film e soprattutto testate anche l'accessibilità dei cinema. 

Ci siamo capiti. 

mercoledì 2 marzo 2022

Si fa presto a dire attivista - L'impresa di Dario


Quando ho iniziato questa mia avventura, ormai più di tre lustri fa, nel mondo della disabilità, non avrei mai pensato che tutto quello che avrei fatto come presidente di associazione si conteneva per intero nel vocabolo "attivista".

Del resto la parola deriva dal sostantivo "attività" cioè "L'esplicazione delle proprie capacità fisiche, intellettuali e pratiche, operosità".

E le attività che tu puoi fare sono
molteplici: raccolta firme, appelli pubblici, campagne informative, flash mob, picchetti, lettere aperte, concorsi a tema, convegni, conferenze, eventi, una mostra, tenere un blog, scrivere un libro e persino attivare una raccolta fondi per finanziare un progetto ad hoc o commercializzare un prodotto o coinvolgere testimonial famosi.

Non ricordo esattamente come ho conosciuto Dario Dongo, ma fu quasi due anni fa.

Dario è un avvocato genovese che vive a Roma, qualche anno fa ebbe un incidente e da allora le sue gambe sono la sua sedia a rotelle.

Che poi è il suo strumento principale di attivista.

Ha fondato, insieme con altri colleghi avvocati, un'associazione, Egalitè che, leggiamo direttamente dalla pagina della mission sul sito web, "aspira a raccogliere la partecipazione di tutti coloro che intendano agire per il bene comune. Riferendo tale concetto all’etica e ai criteri su cui si basano le convenzioni internazionali per i diritti fondamentali dell’uomo e dell’ecosistema. Con peculiare attenzione ai diritti delle comunità più vulnerabili – bambini e anziani, donne e lgbt, disabili e malati – nonché agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs), in Agenda ONU 2030.".

Tra le innumerevoli cose che ha fatto ha dato vita al Disability Pride in Senegal. 

Per chi non lo sapesse il Disability Pride è un evento nato nel 2003 a Chicago per "cambiare quello che la gente pensa e come definisce la disabilità; per porre fine al sentimento di vergogna che provano le persone disabili; per aumentare l'autostima di queste persone perchè la disabilità è qualcosa di naturale ed umano." linberamente traduco dal sito americano. Da Chicago poi altri in America hanno preso l'esempio e nel corso di questi due decenni abbiamo eventi gemelli un po' in tutto il mondo, specie in città molto periferiche dove l'orgoglio disabile è più concentrato e genuino. 

Inoltre Dario ha attivato uno splendido progetto sulla "Sedia Intelligente", cui è stato dedicato un apposito sito web www.egalitech.it

Infine, una grande azione di successo: la denuncia all’Antitrust, per ottenere il riconoscimento dei diritti dei destinatari di ausili prescritti dalle ASL alla loro sostituzione e riparazione, sulla base del Codice del Consumo - chi fosse interessato  può consultare questo link.

Probabilmente Dario l'avrete visto in uno dei suoi video-denuncia che circolano sui social: di denunce, Dario con Egalitè, ne ha sporte e depositate una quantità impressionante.

Per chi è bipede perfettamente deambulante, le barriere non esistono e non ne ha nemmeno la percezione, perché tutta la nostra società è basata sull'abilismo e del resto nessuna delle leggi che riguardano l'abbattimento delle barriere architettoniche (e parliamo solo di barriere fisiche, che non sono le uniche) viene applicata o rispettata, in Italia.

Tutto il nostro Paese è sistematicamente fuori legge, violando totalmente qualsiasi norma in materia, un'intera categoria di cittadini è discriminata in ogni ambito della vita e quindi dei diritti connessi.

Quindi gli attivisti, quelli veri, cercano di "sensibilizzare" come si dice, fanno azioni pubbliche, cercando di uscire sui giornali o di comparire nei programmi televisivi, oltre che aprire un canale con le istituzioni.

Questo che vi invito a vedere è uno dei video di Dario, girato a Genova.

https://www.facebook.com/100000344154302/videos/422903079543640

Per me che, appunto, posso vantare oltre 15 anni di pratica diretta in discriminazioni, abusi e cattiverie varie, pensavo di aver visto abbastanza: è stato un pugno nello stomaco.

Non so se, chi ha l'uso delle gambe, si sia mai seduto, volendo sperimentare, su una sedia a rotelle e l'abbia usata per spostarsi, con la forza delle braccia.

Ecco, bisogna provarle certe cose per capire.

In questa occasione ho cercato di supportare Dario scrivendo al Sindaco di Genova, all'assessore dedicato, all'azienda locale dei trasporti, alla direzione dell'areoporto e alla consulta regionale per la disabilità

Ha risposto solo il portavoce di quest'ultima, asserendo che la città gode di una totale accessibilità.

Tutti gli altri hanno fatto finta di niente, tacendo.

Provare ad avviare almeno un dialogo sulle barriere architettoniche con i comuni italiani e i loro amministratori, e magari rendersi disponibili gratuitamente ed in maniera volontaristica, per attuare finalmente i PEBA come vuole la legge (uscita negli anni 80 del secolo scorso) è un'impresa impossibile.

Soprattutto perché pochissimi sanno quello di cui stai parlando.

La strada per la rivendicazione dei diritti delle persone disabili = lotta all'abilismo, in Italia, è molto lunga e appena agli albori. 

Vi consiglio, perciò, una lettura: ogni volta, tutti, dopo che l'hanno fatta, mi dicono "mi hai aperto un mondo". 

Iniziate da qui se volete cambiare, davvero, la realtà. 

E guardate con altri occhi e altro cuore quello che vi sta attorno.

sabato 19 febbraio 2022

IL BONUS STATALE CAREGIVER VENETO ARRIVA A CARNEVALE.

Lo scorso 26 gennaio vengo contattata con numero anonimo dall'ufficio di  presidenza dei Ministri - Disabilità e chi mi parla è una persona davvero gentile che si è presa carico delle mie reiterate richieste pervenute al suo ministero, dopo il solito nostro giro di email e telefonate tra ministeri di Famiglia/Lavoro /Disabilità, per saper come mai, ancora a gennaio 2022, nulla si sapeva del bonus statale  inviato alle regioni per i caregiver familiari (soldi provenienti dal fondo triennale istituito con la finanziaria 2018).

Questa persona mi dice che girerà il mio contatto al suo capo che si occupa della cosa che mi contatterà in giornata per dare una risposta ai miei quesiti.

Non ho mai più avuto nessuna altra telefonata da nessuno.

Ieri, 18 febbraio 2022, casualmente, perché regolarmente cerco con Google per monitorare la situazione, trovo sul sito della Regione Veneto una bella schermata che annuncia la messa a disposizione del bonus per cui i caregiver possono fare domanda.

leggendo tra le varie documentazioni messe on line si scopre che la regione Veneto raccomnanda di rendere pubblica la notizia entro e non oltre il 15 febbraio.

Quindi sono già 3 giorni che la notizia è pubblicata sia sul sito della Regione Veneto sia sui siti delle rispettive ASL.

 Qualcuno ha sentito qualcosa?

Sono usciti articoli sui giornali?

Qualche consigliere regionale ha detto alcunché?

Qualche associazione?

Zero.

'E incredibile come questa tematica, che riguarda decine di migliaia di famiglie in Veneto e impatta con tante altre cose che afferiscono ai servizi sociali, la famiglia, la sanità, la scuola etc non sia rappresentata da nessuno a livello politico e nel sociale, a parte noi Genitori Tosti, chi è che si occupa del caregiving familiare in Veneto?

Comunque non c'è molto da esultare: ci sono tre ambiti in cui vengono suddivisi i caregiver e per esempio un'anomalia, di cui chiesi a suo tempo conto alla Regione Veneto (che mi rispose sì ma in maniera non adeguata), per cui se tu sei caregiver di persona minore tetraplegica e quindi che non si muove e usa la sedia a rotelle non hai diritto al bonus.

Così come se già fruisci dell'impegnativa di cura domiciliare non hai diritto al bonus.

Inoltre il bonus è soggetto all'ISEE e all'esame puntiglioso della solita commissione che si istituisce in questi casi per cui in base alla documentazione fornita, alla situazione economica, al giudizio dell'assistente sociale che viene a farti una ricognizione a casa e poi da quello che decide la commissione, tu finisci in una graduatoria e riceverai il bonus, sempre che non esaurisca prima.

Ho il feedback da altre regioni dove addirittura c'è il servizio di sportello psicologico, un numero cui chiamare per avere assistenza e info,  attività da fare e addirittura anche corsi di formazione in remoto etc. 

In Veneto invece è tutto altamente burocratico e marziale, il caregiver, categoria fragile da trattare con le dovute cautele, è investito da questa rigidità da passacarte per cui a uno gli passa anche la voglia: solo un disinformato ignora la condizione psicologica e sociale in cui versa un /a caregiver, magari avanti con l'età, dopo due anni di pandemia etc etc etc.

In Lombardia, grazie all'intermediazione dell'associazione Famiglie Disabili Lombarde APS molte cose sono state smussate e rese a favore dei caregiver; in Puglia, notizia di questi giorni, le associazioni hanno addirittura stoppato il bando regionale chiedendo che venga riformulato dopo aver istituito il registro regionale dei caregiver (un monumento a queste associazioni) prerequisito fondamentale dal quale non si può prescindere se vuoi fare buona amministrazione!

Lascio per i colleghi caregiver familiari veneti il link alla pagina della USSL 9  - in basso trovate allegato e normativa etc. e vi esorto a cercare, per chi abita nelle altre province, il sito della USSL di riferimento.

Sollecito di segnalarci qualsiasi cosa, ogni feedback e se siete un'associazione che ancora non conosciamo e davvero volete fare rete, fatevi avanti.

Ne approfitto per informare che due giorni fa abbiamo mandato una PEC (dato che alle e-mail normali non rispondono) al Ministro Orlando, in copia alla presidente della Commissione XI al Senato, per chiedere se e quando riprendono i lavori del DDL 1461.

Invitiamo tutti a tenere monitorato il sito del Senato. iscrivetevi anche alla pagina FB che abbiamo creato appositamente: Caregiver familiare =lavoratore

Rinnoviamo la segnalazione del nostro saggio: non abbiamo nessuna casa editrice alle spalle - posto che pare che se non sei Umberto Eco non viene fatta nessuna promozione per i cosiddetti "esordienti", non abbiamo ingenti mezzi per farla possiamo contare solo sullo spirito di corpo per cui chi lo legge lo consiglia, ne parla etc. e sulla possibilità di presentarlo in sedi altre dalle comode librerie.

Se la gente non viene a conoscenza della tematica rimarremo invisibili e con poche speranze di ottenere il giusto. Il giusto, non chissà quali pretese, il giusto. Entro questa legislatura.

In foto il Papà del Gnoco, la maschera del carnevale scaligero.