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martedì 22 agosto 2023

Niente Giardino d'estate nè bagno se sei persona disabile a Verona

Il Comune di Verona sta approntando una serie di interventi volti a riqualificare tante zone in degrado o a lungo non mai manutentate dell'area urbana.

Una di queste zone è l'ex Sporting club vicino al quartiere San Zeno e a Corso Milano, un'area di 4000 mq che è stata riconvertita a spazio per giochi e aggregazione.

Nel 2022 è stato siglato un patto di sussidiarietà tra il Comune e il comitato "Bacanal del gnoco" che se ne sarebbe occupato.

Poi con l'intervento dell'amministrazione è comparso uno sponsor privato (Banca D'asti) che ha permesso di installare le pavimentazioni antitrauma e i bagni.

Avendo noi GT l'occhio clinico subito ci siamo domandati chi avesse progettato e realizzato i lavori per questi bagni che, come si vede dalla foto 1 sono stati effettuati da qualcuno che non sa assolutamente che cosa sia l'accessibilità.


Abbiamo fatto notare la cosa sul profilo FB dell'assessore deputato che a quanto pare è responsabile di questa riqualificazione, il quale ha prontamente risposto dicendo che la foto da lui messa su Fb risale a "lavori in corso" e che i lavori finiti sono quelli che si possono osservare nella foto 2.


Chiunque, a partire dalle persone in sedia a rotelle e a salire poi ad architetti, progettisti etc ha avuto un moto di ribrezzo: la pedana non è norma, non ha la giusta pendenza e quindi è invalicabile e poi è impossibile aprire la porta (che per le toilette per persone disabili dovrebbe essere scorrevole) ed infine rimane la grandissima barriera dei prefabbricati per cui c'è un'ulteriore barriera costituita dalla cosiddetta lama della porta - chi bazzica i prefabbricati sa di che cosa stiamo parlando.

A completare la versione inaccessibile da manuale, per eccellenza, di quello che è un bagno destinato alle persone disabili è il ghiaino del suolo: non solo il ghiaino ma pure il suolo irregolare con depressioni e rigonfiamenti che è come l'anticristo per chi è in sedia a rotelle anche se motorizzata! Il ghiaino è ovunque, dall'ingresso in poi, come si può evincere dal video fatto dall'architetto e socio GT Giacomo Albertini.

Le domande si accavallano: in che modo nell'amministrazione comunale di Verona, pure con un'assessore (e vicesindaco!) che ha la delega all'abbattimento delle barriere architettoniche e un dirigente, pure architetto, delegato al PEBA, si pianifica per abbattere le barriere e garantire l'accessibilità almeno dei luoghi pubblici?

In che modo viene coinvolta la consulta per la disabilità in questi progetti di riqualificazione?

Quali sono gli esperti con i quali questi amministratori si confrontano o chiedono consulenza?

Insomma in quale modo viene applicata la legge sui PEBA a Verona? Quanti fondi vengono stanziati e per cosa?

L'amarezza predomina: una città come Verona, che non ha nemmeno il suo edificio rappresentativo e attrattivo (l'Arena) accessibile, che continua a dimostrare il totale disinteresse per includere le persone con disabilità nei propri interventi per cui le riqualificazioni non comprendono una pianificazione/progettazione per abbattere le barriere e rendere i luoghi accessibili. L'amarezza è anche più cruda poiché chi scrive, è l'unica associazione che ha messo a punto il prototipo di bagno 4 all, presentato all'amministrazione scaligera in un evento pubblico ma mai preso in considerazione.

Fa molto pensare che questa città ospiterà le olimpiadi/paralimpiadi invernali del 2026 e, tuttora, la città e le sue infrastrutture e strutture ricettive (oltre a tutto il personale impiegato) non sono assolutamente attrezzate per accogliere le persone con disabilità.



mercoledì 8 febbraio 2023

SAN REMO è accessibile?


Come sapete dal giugno 2020 abbiamo lanciato la campagna, tuttora aperta, per i concerti e gli eventi dal vivo accessibili in Italia, cioè per fare in modo, finalmente, che anche in Italia il settore del divertimento, declinato in ogni sua accezione, sia fruibile anche dalle persone con disabilità.

Da allora abbiamo scritto, telefonato e contattato un sacco di interlocutori. Ma i risultati sono stati molto differenti da quanto ci aspettavamo e stiamo pensando di raccontarli tutti in un prossimo libro.

Avevamo già scritto in passato alla Rai per il festival di San Remo, quest'anno abbiamo deciso di scrivere direttamente al suo direttore artistico cioè Amadeus, che è anche concittadino della scrivente.


"Caro Amadeus,

mi chiamo Alessandra Corradi e sono veronese.

Ti scrivo a proposito di un tema a me molto caro, in quanto presidente di un'associazione di genitori di figli con disabilità (qualunque tipo) e cioè l'accessibilità del festival di San Remo.

Tutti in questi giorni stanno leggendo articoli riguardanti la performer interprete LIS che viene affiancata ai cantanti in gara e quindi si fa un gran parlare di accessibilità per le persone sorde.

Sappiamo che la Rai ha un sistema di sottotitolazione per le persone sorde non segnanti, cioè tutte quelle persone sorde che non parlano la LIS e che sono la stragrande maggioranza.

Non so se esiste un sistema, offerto dalla Rai, di audio-descrizone per le persone cieche .

Sul sito web del festival invece non mi risulta che siano applicati gli standard di accessibilità digitale per cui persone con disabilità (tutte, esistono anche le persone con limitazioni cognitive che devono comunque avere diritto alle informazioni online) riescono a fruire correttamente dei contenuti.

Infine arriviamo all'accessibilità "fisica" del festival, cioè il luogo in cui si svolge la nostra più importante kermesse musicale italiana: il teatro Ariston.

Suppongo che essendo uno dei teatri più rinomati del Paese e sede del festival, sia super accessibile con bagni attrezzati e con il personale formato adeguatamente nell'accoglienza delle persone disabili. Nemmeno sul suo sito web, però, a partire dalla home page non c'è nulla che faccia capire che è un sito accessibile secondo la Legge Stanca (che risale al 2004) e poi in base alla recente legge 120/2020 (art.29).

Infine: sappi che il festival di San Remo è stato scelto come decisore nella petizione, lanciata dalla associazione che rappresento per la campagna concerti ed eventi accessibili in Italia, che puoi leggere qui:

https://www.change.org/p/concerti-ed-eventi-dal-vivo-accessibili-in-tutta-italia

Sperando che questa mia non venga eliminata e cancellata, ma che sia il punto di partenza per un confronto concreto, finalizzato a rendere sia il festival di San Remo che l'intrattemnimento in generale, accessibile in Italia, ti auguro ogni successo e riuscita al debutto della 73treesima edizione del festival della canzone italiana: in bocca al lupissimo!

Cordiali saluti."


mercoledì 11 maggio 2022

Finalmente presentiamo "l'esercito silenzioso" dal vivo!

 


Ed ecco la prima di una serie di presentazioni del nostro saggio l'esercito silenzioso - se volete che veniamo da voi a farne una contattateci :

L’ESERCITO SILENZIOSO

I caregiver italiani
uscito il 23 gennaio 2022

 

Presentazione sabato 14 maggio 2022, ore 18

Sala civica - Via Quinzano, 24 (Verona)

 

Un libro scritto “sul campo” mette a fuoco un settore professionale fondamentale, eppure ancora nell’ombra, nonostante coinvolga circa nove milioni di persone in Italia

 

 

Sabato 14 maggio 2022 la sala civica di via Quinzano (Verona) ospiterà la presentazione del libro “L’esercito silenzioso. I caregiver italiani”; interverranno i due autori, Alessandra Corradi e Giovanni Barin, insieme alla senatrice Simona Nocerinoprima firmataria del DDL 1461 "Disposizioni per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare", attualmente in corso di esame in Parlamento.

Introduce l’incontro la presidente della II circoscrizione, Elisa dalle Pezze; modera la giornalista Alessandra Moro.

L’attività - L’associazione veronese onlus “Genitori Tosti” segue dal 2013 l’iter legislativo legato alla questione del caregiving familiare in Italia.

L’informazione ancora latita, la figura del caregiver è generalmente identificata in maniera sfocata, talvolta anche dai diretti interessati, poco consapevoli di avere dei diritti come persone, come categoria professionale.

Per questo “Genitori Tosti” ha avviato una estesa campagna di mobilitazione, che mira a raggiungere il maggior numero di caregiver (9 milioni di persone) e portarle all’attenzione di chi sta lavorando alla legge che le riguarda.

 Il libro - Le attività, gli studi, l’impegno sociale che “Genitori Tosti” hanno profuso sono diventati materia per un libro, che si propone come una sorta di saggio tecnico sul tema, ovvero non tanto un racconto di esperienze, quanto un resoconto di azioni pratiche, con un pizzico di manualistica, per chi deve affrontare l’argomento, anzi, di più: viverlo quotidianamente. Ma anche per chi non ha coinvolgimenti diretti, tuttavia desidera comprendere la realtà ed entrare a far parte di un circuito di sostegno ed abbracciare un pensiero aperto allinclusione a tutto tondo, in parole e fatti.

 A corredo del testo, il report del censimento  svolto tramite questionario su un campione di oltre 3000 caregiver italiani, e le interviste al dott. Franco Pesaresi, uno dei massimi esperti di non autosufficienza in Italia, e ad Antonio Pinna, unico giornalista che si sia occupato dell'argomento in Italia e ne abbia ricavato un libro-reportage, in relazione al Covid.

A fine marzo 2022 il Parlamento Europeo ha accolto la petizione ( il cui testo è pubblicato nel saggio) depositata dall'associazione Genitori Tosti per cui è stata avviata un'indagine e dato incarico alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali di studiare la questione.

 ALESSANDRA CORRADI, GIOVANNI BARIN

“L’esercito silenzioso. I caregiver familiari italiani”

Prefazione della senatrice Simona Nocerino.

Disponibile su Amazon store

Tutti i ricavati vengono devoluti all'associazione Genitori Tosti per finanziare la campagna sul riconoscimento del caregiver familiare in Italia.


venerdì 12 giugno 2020

Accessibilità urbana


"Come sapete mi occupo della difesa dei diritti delle persone con disabilità. Come associazione abbiamo attivato, ormai da 5 anni, un progetto che si chiama “Barriere mai più” per dare il nostro contributo in materia di accessibilità.
Uno dei diritti delle persone con disabilità è la mobilità: indipendentemente dal tipo e dal grado di disabilità, ogni persona ha diritto a muoversi e a fruire degli spazi del luogo in cui vive.
Invece le città sono concepite e realizzate per i soli cosiddetti “normodotati” cioè deambulanti autonomamente e in posizione verticale, vedenti, udenti, in possesso delle facoltà psichiche e cognitive integre.
Ma siamo tutti potenzialmente disabili:
1) per età, quando sopravviene quella terza;
2) per eventi traumatici (incidenti automobilistici/sul lavoro/in casa anche un semplice tuffo in piscina, a volte…);
3) per patologie ad insorgenza tardiva (per es. SLA);
4) per condizione di temporanea disabilità (fratture/patologie oncologiche).

A partire dal 1986 nel nostro Paese la legislazione italiana ha iniziato ad occuparsi di accessibilità con i PEBA cioè con i PIANI DI ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE, abbiamo norme che obbligano gli amministratori dei Comuni (ma anche le ASL e qualsiasi tipo di PA) a rendere accessibili edifici e spazi pubblici e privati.
Dalla seconda metà degli anni '80 del secolo scorso ad oggi, 9 giugno 2020, la situazione è pressochè invariata: le città continuano a discriminare tutta una fetta della popolazione.
Quando siamo in presenza di edifici storici poi, c’è sempre l’alibi del vincolo della soprintendenza – mentre invece ci sono addirittura corsi universitari che insegnano come si rendono accessibili gli edifici storici.

Prendiamo l’esempio di Verona: fino al 2017 nessuno si è mai occupato a livello amministrativo di applicare la legge sui PEBA. Con l’insediamento dell’attuale amministrazione nel luglio 2017 è stata addirittura creata una delega ad hoc “Programmazione interventi per abbattimento barriere architettoniche” (programmazione!), conferita all’assessore che a Verona si occupa di Pianificazione urbanistica, Edilizia privata, Edilizia economica e popolare, Ambiente.
Fortuna ha voluto che proprio in quei tempi fosse finanziato il fondo statale che poi è stato suddiviso tra le Regioni, a disposizione dei Comuni che ne avessero fatto richiesta.
Con i 14mila euro ottenuti, il Comune di Verona ha assunto un architetto che ha mappato il solo centro storico della città. Mappare significa passare a setaccio ogni via e in base a criteri predefiniti stilare una scheda per ciascuna barriera individuata, con foto.
Tutte le schede sono state caricate sul sito web del Comune di Verona.
Il lavoro dell’architetto è stato presentato il 25 aprile 2018.
La previsione annunciata dall’assessore è che le barriere (del solo centro storico) saranno abbattute in 10 anni ( !) con una spesa di 14 milioni di euro.
Da allora ad oggi le barriere abbattute a Verona sono quelle che vedete in questa bellissima vignetta di Gianni Falcone- su oltre 2300 barriere individuate, in 20 mesi ne sono state abbattute 6.





Non è dato sapere poiché in nessun provvedimento, documento e quant’altro della nostra amministrazione se e quando è prevista la mappatura del resto della città.

E stiamo parlando di una città che, pur accogliendo centinaia di migliaia di turisti ogni anno ha, per esempio, un monumento come l’Arena senza una pedana/scivolo a norma per accedere. Quella che c’è serve solo per i macchinisti di Fondazione Arena e per chi abbia da trasportare strumentazione etc per gli eventi in genere. ‘E molto scivolosa e diventa addirittura pericolosa se piove – testata personalmente. Inoltre, le due cause legali per discriminazione pendenti contro la Fondazione che gestisce il monumento, sono la testimonianza di quanto sia accessibile, per una persona con disabilità, andare lì, ad un concerto. Noi come associazione stiamo sostenendo una delle due ricorrenti e abbiamo lanciato una campagna per ottenere concerti ed eventi accessibili in tutt’Italia.

Non è dato sapere poi, come è andato a finire (casomai sia mai partito), il progetto che l’assessore ha copiato da Reggio Emilia, per rendere accessibili i negozi. 
Si possono avere i negozi del centro con i gradini? E non solo: anche il personale all’interno va formato per accogliere. E si può non abbuonare, come amministrazioni, anche venete, hanno fatto, la tassa di occupazione di suolo pubblico per quegli esercenti che a loro spese mettono lo scivolo all’ingresso? Lo si è chiesto a più voci. Sarebbe un bell’incentivo per diffondere l’accessibilità.

Pensiamo poi ai luoghi di divertimento (teatri/cinema/discoteche/ locali in genere), pensiamo alle piscine o ai parchi, ai musei, alle palestre, agli ospedali o agli ambulatori dei medici e ai mezzi di trasporto – non solo gli autobus ma anche i taxi, agli edifici scolastici ed universitari e alle biblioteche .
Come pensate si sentano le persone con disabilità e loro familiari in una città che proprio non contempla il loro diritto a spostarsi, fare la spesa o lo shopping, divertirsi, studiare?



E una città non accessibile è moderna, smart, ecosostenibile, inclusiva?
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Questo è l'intervento effettuato dalla presidente Alessandra Corradi all'assemblea provinciale di Verona de Il Veneto che Vogliamo, tenutasi il 9 giugno 2020 online.