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sabato 4 febbraio 2023

GT a Venezia e Padova in un colpo solo!

Come sapete già, se ci seguite sulla pagina FB (mettete il like così non vi perdete nessun aggiornamento), martedì 24 gennaio 2023 noi GT (l'architetto Elisa Renoffio, Amelia Dessì, ed io) siamo state a Palazzo Ferro Fini a Venezia, per la presentazione del saggio "L'esercito silenzioso- caregiver familiari".

Scese dal treno abbiamo approfittato per fare le turiste, coprendo la distanza, con la meta, a piedi: l'ultima volta che sono stata a Venezia fu di notte, dopo un concerto e trovammo miracolosamente ospizio presso un ristorante del ghetto, dove il titolare ci accolse, nonostante fosse chiuso e ci offrì delle deliziose uova strapazzate. Parliamo di circa venti anni fa. Perciò non ci potevamo non concedere la bellezza di questa città.



Venezia è un luogo splendido, talmente splendido, che ti aspetti da un momento all'altro un unicorno che ti taglia a strada o una qualsivoglia creatura marina o uno gnomo di laguna.

C'era pochissima gente in giro e una giornata incredibilmente mite:ci si poteva dedicare con calma all'osservazione di tutto, intorno, e di tanti particolari, come per esempio il vetro rosato dei lampioni (chissà che effetto quando vengono accesi).

Ogni cestino è munito di provvidenziali e capienti posacenere (prassi che TUTTI dovrebbero adottare, così la smettiamo di vedere quei mozziconi ovunque che poi finiscono in bocca agli animali o nell'acqua, diffondendo tutte le loro sostanze tossiche!):


Gli ornamenti architettonici si sprecano e compaiono simpatici cartelli ai cancelli, scritti a mano, per avvisare i corrieri, il postino e chiunque pigi il campanello. 

E poi ci sono i corner dei giovani: quei punti, in ogni città, dove passa o staziona la gioventù, totalmente ricoperti da scritte, adesivi e biglietti. Quando trovo questi angoletti mi si slarga il cuore perchè significa che c'è anche questa fascia anagrafica che vive, palpita e si muove per la città.




Tra una vetrina da ammirare e un canale da osservare o la facciata di una chiesa davanti alla quale sostare affascinati, mentre magari passa una gondola, non ho potuto non osservare anche le barriere: non ho idea di come siano i vaporetti in quanto accessibilità (a partire dal predellino) ma si può raggiungere qualunque punto della città via acqua. Mentre spostarsi per le calli è assai difficoltoso: la prima grandissima barriera è il famigerato ponte di Calatrava. 

In questa foto vedete un ponte sbarrierato apparentemente, ma i bozzi sul camminamento sono tutto tranne che accessibili a meno che non sei spinto oppure, se ti autospingi, sei forte e giovane e pratichi il parkour in sedia, solitamente. Inoltre a volte gli spazi sono così stretti che una sedia proprio non ci passerebbe e non ho visto nessuno scivolo all'ingresso di nessun esercizio commerciale.


Ad ogni modo, ci siamo perse: colpa del mio aver scambiato un palazzo per un altro, invece di finire al consiglio regionale siamo finite a Palazzo Balbi, sede della Regione Veneto.

Non tutto il male viene per nuocere, si dice: siamo infatti incappate in una signora che, gentilissimamente si è offerta di scortarci e solo grazie al suo aiuto siamo giunte, senza troppo ritardo, a destinazione: Palazzo Ferro-Fini!

Grazie all'interessamento partecipe di Alessandra Sponda, consigliera regionale ed architetto di scaligeri natali, siamo state ospitate nella sala dedicata a Oriana Fallaci ed introdotte dal presidente del Consiglio, Roberto Ciambetti.

L'organizzazione di tutto l'evento (che potete vedere qui) è stata professionalissima e di livello superiore: davvero complimenti!

Inoltre per la prima volta ci siamo trovati di fronte a persone che, era evidente, si fossero ben documentate, ma non solo per fare bella figura ma per aver sentito propria la tematica - ci passiamo tutti con i nostri genitori nel ruolo di caregiver, non dimentichiamocelo!

Per esempio: dall'introduzione del presidente Ciambetti ho scoperto l'esistenza e gli scritti della giornalista Valeria Fioramonte, da lui citata.

A seguire la fantastica presentazione dell'associazione e della nostra attività che ha illustrato, appunto, la consigliera Alessandra Sponda.


Al termine del bellissimo evento abbiamo finalmente conosciuto dal vivo la consigliera Erika Baldin pensiamo l'unica consigliera presente in sala (nessun altro si è palesato) che ha seguito tutto l'evento.  Grazie a lei abbiamo in Veneto l'apertura del servizio di ASACOM (cioè gli assistenti per alunni ciechi e sordi) anche agli studenti con malattie rare.

Poi abbiamo pranzato alla mensa interna (tutto buonissimo e tutti gentilissimi e sorridenti) 

dove è venuta a cercarci un'altra consigliera, che conosciamo per il suo attivismo per la lotta ai PFAS, all'inquinamento e tutto ciò che pertiene alla Natura e la salute pubblica e cioè Cristina Guarda 

Cogliamo l'occasione di citare, casomai fosse utile a qualche paziente, il suo impegno per il riconoscimento della cefaela cronica anche in Veneto. 

E poi via, sfrecciando nella barca, in legno lucido e tendine bianche, messa gentilissimamente a disposizione, abbiamo fatto un bellissimo e davvero corroborante viaggio per acqua. Un caro saluto alla Dott.ssa Laura Tomaello per tutta la gentile assistenza.

Dopo aver ammirato ulteriori particolari sia architettonici che gastronomici, in questa foto l'incredibile vetro che sta nella tettoia dell'ingresso della stazione FS di Venezia, qualcosa che puoi vedere solo se alzi la testa e che riporta probabilmente le specie che popolano la laguna: 


Qui invece una vetrina di una pasticceria/forno che sciorina ogni prelibatezza: baicoli, biscotti al pistacchio, zaleti e ogni ben di Dio


Siamo allora risalite sul treno, in direzione Padova. Il tassista che ci ha poi traghettato agli studi televisivi di Tv7, ci ha raccontato un po' della sua passione per i libri e per Napoleone Bonaparte. Per la prima volta in uno studio televisivo, noi GT siamo  siamo state intervistate lungamente da Elena Cognito, conduttrice del programma "Con voi", che fa davvero servizio pubblico, affrontando temi d'attualità, sanità e sociale. Qui potete vedere la registrazione della puntata: 

parte 1  

parte 2

Ringraziamo questa appassionata giornalista che ci ha dato l'opportunità di farci conoscere come associazione e come mission, per informare e mobilitare tutti in Italia sul tema del caregiver familiare, ancora sconosciuto ai più e non adeguatamente attenzionato dal mondo delle istituzioni.

Infine poichè mancava un po' di tempo al treno che ci avrebbe riportato a casa ci siamo fermate, grazie all'indicazione del gentile tassista con il quale abbiamo parlato della statua di Elena Lucrezia Corner Piscopia che la città di Padova dovrebbe far erigere (questa foto ritrae ciò che è appiccicato al retrosedile dentro questo taxi) 


alla pasticceria padovana vicina alla stazione FS che ha un sistema di accessibilità fantastica e cioè una pedana larghissima e le porte scorrevoli!



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Chi volesse procurarsi una copia del libro lo può fare su Amazon store a questo link

1) vengono stampate solo le copie che vengono richieste e quindi non si spreca inutilmente carta come invece avviene per qualsiasi libro; 

2) se volete risparmiare ancora (alberi e vostri soldi) ordinate la versione e-book compatibile con qualsiasi dispositivo anche il PC - c'è una app Amazon;

3)  vi arriva comodamente a casa;

4) potete abbinare il vostro acquisto ad una causa come far arrivare libri ad un carcere o in un centro per minori o in una scuola - consultate la sezione apposita;

5) ogni copia acquistata procura per il cartaceo quasi 8 euro e per il digitale 2 euro all'associazione Genitori Tosti per finanziare ogni attività connessa alla promozione della campagna sul riconoscimento del caregiver familiare come lavoratore.

E con queste precisazioni si spera di non sentire più repliche tipo "Ma io non compro su Amazon perchè non condivido la policy": non siamo una realtà commerciale  e, anzi, facciamo molta fatica a fare tutto questo; non umiliateci anche. E nemmeno chiedeteci :"ma non ne hai una copia qui?".

Se volete organizzare una presentazione del libro, fare un'intervista o una recensione scriveteci a caregiversilente@gmail.com

GRAZIE!

venerdì 10 giugno 2022

Se alle urne possiamo votare gli attivisti per i diritti delle persone con disabilità


In prossimità delle elezioni che vanno a rinnovare le amministrazioni di moltissimi comuni in Italia intervistiamo l'attivista Valeria Valleri che si presenta a Padova a sostegno del sindaco uscente Sergio Giordani.

Cogliamo l'occasione per augurare a tutte le persone con disabilità che si sono presentate come candidati un bel successo soprattutto perché più persone con disabilità possono partecipare alla vita pubblica più speranze abbiamo di accelerare il processo inclusivo della società.


Ciao Valeria, allora innanzi tutto presentati 

Ciao, innanzitutto voglio ringraziarti per avermi proposto questo scambio, questa intervista. Il mio nome è Valeria Valleri, ho ventotto anni, sono nata in provincia di Verona, ho vissuto con la mia famiglia in Alto Vicentino e da quasi dieci anni vivo a Padova. Dopo il liceo scientifico, in contemporanea all'Accademia Musicale di Schio, ho conseguito la triennale in scienze politiche e attualmente sto completando la magistrale in Scienze del Governo. Da quando mi sono stabilita a Padova, ma anche prima, ho sempre fatto attivismo all’interno dell’ambito universitario e del sociale, oltre che prestato volontariato all’estero e in Italia attraverso associazioni che si occupano di tematiche come: l’immigrazione, le pari opportunità, i diritti civili economici, sociali e culturali. Parità di genere, lotta all’omofobia e all’abilismo, riduzione delle diseguaglianze sociali ed economiche e la promozione dei diritti umani sono i temi di cui mi occupo da sempre nei vari ambiti sociali, esperienze lavorative nonché di studio 

Ci racconti come mai e quando hi deciso di candidarti alle comunali di Padova? 

La politica non è mai stata una cosa nuova per me, ma Coalizione Civica mi ha proposto di fare la precisa scelta di partecipare, candidandomi, alle amministrative di Padova; assieme a tutti gli altri candidati della lista. I motivi per cui ho scelto di candidarmi sono molteplici: innanzitutto voglio mettermi a disposizione per la città. Padova mi ha accolto, mi ha "incluso" in questa società e io so che con la mia esperienza di vita e con le mie capacità posso dare senz’altro il mio contributo in quanto cittadina. Ci sono poi i valori che porto con me o che mi hanno trasmesso come: il senso di giustizia, la solidarietà tra le persone, l’aiuto incondizionato reciproco, il senso della democrazia e del rispetto ma anche la difesa di chi è più vulnerabile, la libertà e la non discriminazione nel senso più ampio possibile, che mi hanno portato alla grandissima consapevolezza di ammettere che io ho la possibilità, attraverso la politica, di poter portare quel cambiamento positivo che molte persone inascoltate o ignorate chiedono da molto tempo. Per portare un esempio concreto: molti disabili non hanno nemmeno la forza fisica di andare a manifestare per i loro diritti, anche perché spesso non hanno ne i mezzi e o ausilii per farlo ne la salute per affrontare lo stress psicofisico di andare a difendere i loro diritti. Io ho la fortuna, anche se sono disabile grave, lesbica, donna e indigente, di poter ancora far sentire la mia voce e di aver ancora la forza di lottare per difendere i miei diritti; in qualche modo mi sento in una posizione di privilegio rispetto a molte persone che fanno parte di queste “categorie discriminate” ma che non hanno i miei stessi mezzi o forza di agire per difendere i propri diritti. Quando vedo delle ingiustizie, diseguaglianze o discriminazioni di vario tipo, il mio senso di giustizia mi porta a non potermi rassegnare di fronte a queste cose e nasce in me una sorta di responsabilità morale nel provare a portare quel cambiamento necessario ad una città affinché diventi sempre più inclusiva, meno discriminatoria, più accessibile e con sempre meno diseguaglianze al suo interno; proprio perché io ho la possibilità di poterlo fare, di provare a portare più diritti, soluzioni attraverso le voci degli altri; faccio da megafono per chi non ha voce, per chi non ha le forze per urlare e andare in piazza o partecipare alla vita politica-sociale. 

Come è Padova come città vissuta da una persona disabile? Cioè: è accessibile, inclusiva, ci sono associazioni etc 

Rispetto a molte altre città posso dire, in via generale, che Padova ha raggiunto dei buoni risultati a livello di accessibilità, inclusione e sensibilità delle persone. Se invece usiamo la lente osservativa del “come dovrebbe essere” (senza cioè guardare al meno peggio),allora posso dire che c’è parecchio lavoro da fare. Le difficoltà nell’agire con politiche pubbliche volte a migliorare la vita di una persona con disabilità sono sempre le stesse: la competenza di chi fa cosa, che spesso non è prettamente comunale e qualora invece lo fosse c'è il problema dei fondi e delle risorse economiche irrisorie da poter utilizzare per soddisfare le varie esigenze. La soluzione è agire in modo sinergico tra istituzioni, enti, associazioni e nei vari livelli di governo per creare nuovi modi di agire rispetto a quelli già esistenti, creare soluzioni nuove e mai pensate che coinvolgano un po' tutti i livelli di partecipazione dei cittadini all’interno della città. PADOVA CITTÀ A ZERO GARE è un esempio di nuovo modo di agire, un esempio di AMMINISTRAZIONE CONDIVISA: ovvero Avviare e rendere permanente l'attività di co-programmazione e co-progettazione in tutti i settori di interesse generale, per rendere concreto il principio di sussidiarietà sancito dall'art. 118 della nostra Costituzione. In questo modo possiamo favorire sempre di più l'integrazione tra i diversi servizi per affrontare le sfide emergenti nella nostra città e costruire soluzioni efficaci, flessibili e innovative. Condividere obiettivi, mettere in comune risorse, incentivare la cultura della collaborazione, riconoscere gli sguardi differenti e valorizzare le energie e le competenze diffuse di cittadinə e realtà sociali, sono le linee guida intorno alle quali crediamo sia possibile progettare interventi che producano cambiamenti significativi, per continuare a migliorare la qualità della vita e il benessere nella nostra città, nel segno della co-responsabilità, della trasparenza e della collaborazione. Con l’amministrazione condivisa una moltitudine di servizi e progetti rivolti a soddisfare le esigenze delle persone con disabilità, avrebbero una notevole possibilità di successo e di essere portati a termine e soprattutto di soddisfarne i bisogni e le esigenze varie. Questo è uno dei tanti modi per combattere le diseguaglianze anche nell’ambito della disabilità. Per quanto riguarda le associazioni patavine posso sicuramente affermare che esiste un grande patrimonio associativo in tutti gli ambiti sociali e anche nel nostro ambito di interesse quello della disabilità, a mio avviso però, spesso e purtroppo, molte di queste associazioni fanno fatica a lavorare in rete e ciò comporta come conseguenza che non riescono a soddisfare i bisogni concreti e immediati delle persone con disabilità. Per esempio in Italia ci sono moltissime associazioni per la vita indipendente, l’autonomia etc ma poi di fatto si è sempre dipendenti dai fondi statali, sia l’associazione che il disabile. 

Tu hai due lauree. Hai fatto l'università qui? E come è stato? La consiglieresti a chi è in carrozzina? E a chi è cieco/sordo? 

Attualmente sto completando la magistrale in Scienze del Governo, ho fatto entrambe le lauree all’università di Padova. Fare l’università qui sicuramente mi ha agevolato perché l’università di Padova si è dotata di un ufficio inclusione che si occupa proprio di includere gli studenti con disabilità e rendere inclusiva sempre di più l’università stessa utilizzando i fondi dell’università, del MIUR ed europei, oltre ai finanziamenti vari di altri enti occasionali privati. L’università, con le ovvie criticità di caso per caso, è sempre più accessibile sia a livello di barriere architettoniche che di efficienza dei servizi offerti dall’ufficio inclusione. Da qualche anno l’università ha istituito un corso trasversale intitolato “general course - diritti umani e inclusione”, si inserisce sulla scia di quanto già realizzato nelle migliori università internazionali. E' un corso aperto agli studenti di tutti i corsi di laurea triennali e magistrali dell’Ateneo volto a trasmettere una cultura dell’inclusione in grado di dare dignità culturale, sociale e giuridica all’applicazione dei principi e dei valori dei diritti umani nei riguardi di tutti, e anche di coloro che hanno delle disabilità, che sperimentano vulnerabilità, che sono soggetti a discriminazioni. In generale mi sento di dire che è un’università a misura di studente con disabilità, pur tenendo in considerazione che come in tutte le università ci sono grandi criticità e che si può e si deve fare ancora meglio. 

Dicci che cosa farai se verrai eletta! Conosci altri candidati disabili che si sono presentati per queste elezioni qui a Padova? 

A queste elezioni ci sono altri candidati disabili, questo è un buon segno per la città di Padova perché vuol dire che in qualche modo l’inclusione a cui tutti aspiriamo si sta realizzando. Lentamente, troppo lentamente ma sempre più disabili riescono a partecipare alla vita politica e fino a qualche anno fa era quasi un’utopia. Quello che sto facendo già è portare una visione diversa, nuova e più reale.. nella politica e nelle decisioni. Uno dei pilastri e motti che porto con me e che non smetterò mai di trasmettere è una consapevolezza importantissima: tutti possiamo diventare disabili, in qualsiasi momento e in modi diversi, reversibili o irreversibili. La città deve essere a misura di persone non solo normotipiche perché è una questione che riguarderà tutti prima o poi; dal vecchietto col bastone, alla donna incinta o al disabile temporaneo. Io insisterò su questo e farò in modo che in tutti gli ambiti in cui andrà ad agire si crei un sistema per cui si terrà conto anche degli aspetti dell’inclusione in tutti i sensi in cui questa può essere immaginata. Questa è solo una delle cose che ho in mente di fare, molte altre sono scritte nel programma di coalizione civica per Padova, soprattutto in ambito del sociale. Esiste per esempio un movimento per la vita indipendente? Purtroppo no, a Padova purtroppo manca un movimento su questo tema, è mia intenzione infatti affrontare anche questo nel caso venissi eletta. 

Secondo te dovrebbe esistere un partito o un movimento politico fatto solo da persone disabili e loro caregiver? 

A mio parere non ce ne bisogno, tra i tanti motivi c'è quello della coerenza, una città non dovrebbe creare partiti e movimenti troppo categorizzanti, altrimenti non diventerebbe inclusiva. Ogni persona/partito deve pensare all’inclusione e tenere conto che le persone sono eterogenee quando prendono le decisioni, non relegare questo compito ad un solo partito specifico; sarebbe un po' ipocrita.. d’altronde è quello che sta succedendo al governo con il ministero per la disabilità, tra l’altro senza portafoglio. 

E per il lavoro, come stiamo messi a Padova? Tu lavori? 

Per quanto riguarda il lavoro nel settore disabilità, tenendo conto che usciamo da un periodo di crisi difficilissimo, siamo sullo stesso livello rispetto alle altre città d’Italia. Sicuramente però il mercato del lavoro è il migliore della Provincia perché Padova è un capoluogo florido e attivo in tutti gli ambiti lavorativi, oltretutto c'è la buona notizia che nei prossimi anni arriveranno milioni di euro con il PNRR e questo sicuramente comporterà uno sviluppo della città che però va attentamente seguito e monitorato perché possa essere generativo e per diminuire disuguaglianze. Padova ha sicuramente una marcia in più anche in ambito lavorativo per la presenza dell’università di Padova e di grandi istituzioni, come il comune, che ogni anno offrono possibilità di concorsi con quote riservate, aumentando così l’offerta lavorativa per i disabili nella città e provincia. 

Concludi esprimendo un desiderio 

Desidero vedere la città che sento mia e che diventerà la mia casa puntare alla libertà sociale, intesa nel senso più ampio del termine, ovvero una libertà come condizione di base in cui ogni persona può sentirsi libera di vivere la propria vita nel rispetto degli altri e non essere discriminata e allo stesso tempo sentire sempre meno il peso della propria condizione di vulnerabilità, che sia fisica, economica, sociale o culturale.