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martedì 14 febbraio 2023

PENSATI MAMMA CAREGIVER FAMILIARE


Questa mattina, lunedì, mi sono svegliata rimuginando sui vari messaggi lanciati dalle donne chiamate a fare monologhi a San Remo.

Ho visto solo il primo, di Chiara Ferragni e un pezzo di quello di Paola Enogu.

Tematiche: realizzazione personale (di genere), razzismo, repressione della femminilità in un regime totalitario, rivendicazione di essere comunque, anche se non si ha partorito (*),

Chissà come mai, tra tutte le donne invitate a rappresentare un lato del mondo femminile discriminato, non c'è stata nessuna donna con disabilità che abbia potuto raccontare, ai milioni di italiani assiepati davanti agli schermi, che cosa significa vivere in Italia se sei donna, con disabilità e vuoi, magari, lavorare o avere un compagno e poi fare un figlio.

Oppure non ho notizia di nessuna donna attivista per l'ambiente, magari proprio una donna membro di Ultima Generazione, per esempio, che spiegasse che cosa significa, in Italia cercare di dialogare con la politica da una parte e far riflettere le persone dall'altra, per tentare di salvare quel che rimane della Natura e del suo prezioso habitat che è la Terra.

Nemmeno nessuna donna scrittrice o poeta o pittrice o drammaturga che spiegasse cosa significa produrre un'opera letteraria in Italia, il paese dove tutti scrivono ma pochissimi leggono davvero.

Tornando al nostro settore però: quale donna poteva essere scelta per comunicare la disabilità?

Giusy versace? Sofia Righetti? Francesca Moscardo? Roberta Macrì? Le due sorelle Paolini? Giulia Lamarca? La giovanissima e fortissima Miss G? Giusto per fare qualche nome, immagino che sia pieno anche di influencer di professione, anche, con disabilità che io magari non conosco per il motivo più banale: non bazzico nessun altro social all'infuori di FB.

In ogni caso: quest'anno nessun accenno alla disabilità - e proprio quest'anno abbiamo scritto una bella lettera sull'accessibilità di San Remo diretta ad Amadeus che sappiamo essere stata letta da tutti i destinatri ma, come al solito, non considerata e che rimarrà senza risposta.

ingfine: La trovata della stola come banner pubblicitario che ha sfoggiato la signora Ferragni quando è apparsa la prima volta in cima alla scala dell'Ariston è veramente d'impatto, tanto che ha originato una catena inesauribile di meme.

Inevitabilmente il mio meme (se fossi capace di farne uno), sarebbe: " PENSATI MAMMA CAREGIVER FAMILIARE".

Se davvero proprio Chiara ferragni sapesse cosa significa prendersi cura di un figlio con disabilità, in Italia nel 2023 forse direbbe ai suoi social media manager di ricalibrare l'icona di mamma guerriera che si è fatta confezionare.

Scrivo con molta fatica questo post: giusto ieri l'ennesima notizia di un nuovo caso di omicidio suicidio, un figlio sulla madre 88enne e su sè stesso, un biglietto di scuse accanto al cadavere. Recentemente abbiamo avuto ben 4 casi (quelli arrivati alla stampa) in una settimana, 4 casi in pochissimi giorni.

Non so più a chi scrivere o telefonare o messaggiare perchè qualcosa si muova, perchè finalmente riprendano i lavori della legge per il riconosciemnto del caregiver familiare in Senato, perchè ci sia un po' di luce in fondo al tunnel anche per noi.

I media non possono più non sapere, ignorare o travisare.

'E un'emergenza sociale.

Appello alle donne tutte: più che autocelebrarvi e dirvi che siete abbastanza, iniziate a guardare che cosa avete attorno e perchè le cose stanno così. Lavoro difficile e lungo ma che salva da questo appiattimento socioculturale in cui siamo impaltecati.

(*) è qualcosa che non capirò mai: se non puoi per motivi medici o personali o che avere figli, puoi sempre adottarli, anche a distanza.  E basta con questo luogo comune che una donna è completa se figlifica, ma usciamo dall'800 una volta per tutte!

La foto non ha nessun significato, l'ho scelta perchè è una elfa e mi piaceva.


giovedì 21 aprile 2022

Sì, viaggiare.


In questi giorni sta infiammando il dibattito sulla notizia dei 27 disabili (!) che non hanno potuto prendere il treno.

C'è stato un dispiegamento di articoli da tutte le parti e riprese sui social.

Addirittura due associazioni per i diritti dei consumatori hanno sporto denuncia.

E non poteva mancare la fiera
reprimenda da parte della federazione nazionale detta Fish che, con scandalo, emette l'ennesimo comunicato stampa di circostanza.

E poi non si contano gli articoli, in bell'italiano, allargati online da sedicenti attivisti.

Peccato che in pochissimi abbiano letto e compreso, soprattutto, quanto diffuso dall'associazione coinvolta in prima persona nella vicenda.

Quello che è stato fatto passare per un caso di maltrattamento/discriminazione ai danni di 27 persone con disabilità ("persone con disabilità" o "persone disabili", non "27 disabili") in realtà è solo l'ennesimo caso di una eterna lista di disservizi dovuti al fatto che, in Italia:

1) non vengono applicate  le leggi basiche sui diritti delle persone con disabilità - uno di questi è il diritto alla mobilità e quindi ad usufruire dei trasporti pubblici;

2) chi è preposto a tutelare i diritti di queste persone e partecipa a tutti i tavoli e organismi istituzionali possibili evidentemente fa cose diverse dall'ottenimento di questi diritti;

3) in genere alla società tutta non interessa nulla che riguardi i diritti delle persone con disabilità, per cui continuiamo ad avere situazioni di massima discriminazione.

Proviamo a scriverlo, anche se dubitiamo che verrà recepito: non si tratta di un episodio di discriminazione agito da un gruppo di normo maleducati e cattivi verso un gruppo di persone fragili, si tratta che siamo in Italia, dove l'organizzazione e la pianificazione dei servizi, nel pubblico, è un concetto familiare quasi quanto le noci di cocco al Polo Nord.

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Noi GT, spesso, anche su questo blog ci siamo occupati di diritti, accessibilità, mobilità etc.

Uno dei post più recenti al riguardo è stato l'articolo sull'avvocato Dario Dongo che, lo ricordo, è uno davvero-davvero, senza finzioni e "primidonnismi",  attivista per i diritti delle persone con disabilità cioè punta a portare a casa risultati per tutti e non a crearsi visibilità personale e basta.

Ma anche il post che abbiamo scritto sull'accessibilità di Milano oppure il post su Miss G e Gardaland.

Potrei continuare nella lista, senza citare addirittura un'intera campagna che abbiamo fatto e che tuttora è attiva, e finchè non arriveremo all'epilogo rimane attiva, che è quella sui "concerti accessibili".

Ma: che cosa c'è?

C'è che, in generale, le persone coinvolte in prima persona cioè le persone con disabilità non fanno nulla per cambiare lo stato delle cose. Nemmeno la fatica di supportare le iniziative o costituirsi in gruppi informali per reclamare i loro diritti - con le dovute, purtroppo infinitesimali, gloriose eccezioni. 

E se parliamo di familiari, che fanno le veci di queste persone, che magari non sono autosufficienti, si preferisce costruirsi una bolla privata e comoda piuttosto che fare rete con tutti gli altri e rivendicare, ottenendoli, i diritti universali!

Siamo un Paese con una cultura di assistenzialismo, di separatismo tra persone normo e persone con disabilità, come funzionava negli anni 50 in USA tra bianchi e neri.

Deve essere qualcun altro, di buon cuore , che ci pensa: noi categoria coinvolta chissà perchè siamo esenti.

Tutti quelli che invece non ci stanno e provano a cambiare le cose e ottengono risultati, sono disprezzati e assolutamente non riconosciuti, snobbati e si cerca di ignorarli, ipocritamente.

Invece che dare rilievo al risultato, magari importante, ottenuto, si leva sempre una selva di queruli lamentatori che chiedono "E noi"? 

Gente che non ha mai nemmeno sottoscritto una petizione o condiviso un avviso su FB!

Vorrei infine che guardaste questo video, sempre attuale: 

https://www.youtube.com/watch?v=ztIKe6kgbCE&t=1s

Ho fatto una fatica boia a finirlo perché, davvero, mi sono sentita di un imbarazzo e una vergogna indicibili: nel terzo millennio non abbiamo nemmeno i servizi basici nei viaggi aerei.

Tutti ricorderete la brutta avventura di Anita "gaga" Pallara, ma qualche anno prima pure le sorelle Paolini ebbero una brutta avventura e chissà a quanti altri è successo di essere maltrattati e discriminati ma che invece non riescono a denunciare sui giornali e nessuno così sa nulla?

Queste  federazioni, per esempio, con tutti i loro requisiti soddisfatti per dialogare con gli organi di Governo, in tutti questi lustri che esistono, che cosa hanno ottenuto per il benessere e i diritti delle persone che dicono di rappresentare, se nel 2022 succede ancora qualcosa come è successo al gruppo dei 27?

Vogliamo iniziare a ricordarcene adesso, che siamo in zona cesarini elezioni amministrative?

E magari facciamo un pensierino sul costituire, finalmente, un partito formato da persone con disabilità e loro familiari, ma un partito vero non una comica?

Mica per niente ma, finora, nel nostro Paese, ogni diritto che riguarda le persone con disabilità ( e loro familiari) è stato costantemente calpestato: sarebbe il caso di porvi rimedio.

mercoledì 17 marzo 2021

RAI con disabilità

 

Abbiamo scritto al presidente Rai Marcello Foa per proporgli di mandare in onda un programma in cui  tutti quelli che ci lavorano, dal cameraman, alla guardarobiera, ai conduttori etc, siano solo persone con disabilità. E che i gravemente normodotati siano la minoranza.

Questo non solo per equilibrare la situazione corrente, che non è affatto inclusiva come dovrebbe essere nel terzo millennio,  ma soprattutto per dare, appunto, un impulso potente al processo inclusivo: la TV accorcia di molto ogni tempistica, raggiunge milioni di persone e fa tendenza.

Gli abbiamo scritto in merito al passaggio televisivo di Donato Grande, che è stato ampiamente commentato da tanti nel mondo della disabilità, mentre sul fronte normodotato non si è levato nessun sopracciglio. Abbiamo accluso i contributi di quanti a noi sono venuti in mente che hanno commentato, che mettiamo in calce al post.

Abbiamo concluso la nostra lettera così: 

"Lei direttore generale della Rai, l'uomo che supponiamo firmi tutte le cose che poi noi, gente comune vediamo in tv, che cosa ne pensa? Riesce a immaginarsi l'impatto che una simile trasmissione potrebbe avere sulla odierna società? E quanto potrebbe aiutare la categoria che ammonta a diversi milioni di persone?Ci permettiamo di rammentarle che la vita indipendente divenne una realtà grazie ad uno studente americano che voleva iscriversi all'università di Berkeley, nel 1962. Il rettore di quella università, che probabilmente era una persona davvero toga, gli disse che nonostante non ci fosse nessuna legge, regolamento o prassi che permetteva la sua iscrizione all'università, voleva aiutarlo e quindi decise di mettergli a disposizione l'infermeria del campus. Edward Verne Roberts, il ragazzo con disabilità che voleva prendere la laurea, era in un polmone d'acciaio. Era il 1962. Grazie a quel rettore, forse creativo o forse umano o forse incosciente, in tutto il mondo si affermò il principio della vita indipendente anche per le persone con gravissima disabilità.".

Magari è il solito buco nell'acqua o magari qualcosa succede.

La foto ritrae i protagonisti di "Undateables" programma mandato in onda bell'aprile 2012 sulla rete britannica Channel 4.

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Claudio Arrigoni: Bene il powerchair football sul palco di Sanremo, ma va migliorato il linguaggio

Sofia Righetti: Ieri a Sanremo abbiamo assistito alla migliore lezione di abilismo, termini offensivi e discriminatori che ci portiamo dietro dal modello medico assistenzialisti della disabilità, inspiration porn, infantilizzazione, paternalismo, narrazione compassionevole e pietista. È stato invitato sul palco Donato Grande, attaccante della nazionale di Powerchair Football, e già subito il linguaggio utilizzato esemplifica il tipo di comunicazione abilista e pietista utilizzata. “Soffre di una patologia”

“Sedia elettronica”“Chi soffre di disabilità”“Bambini portatori di handicap”
“I ragazzi come Donato”, tutti termini usciti dalla bocca di Amadeus per parlare di Grande. Il culmine lo abbiamo quando arriva Zlatan Ibrahimovic così “ estremamente sensibile” per un tema che gli sta “molto a cuore”, che fa un regalo a Grande passandogli il pallone, e dicendogli “Fai il passaggio meglio di quelli nella mia squadra”, frase talmente falsa, stucchevole e paternalista da risultare stupidamente irritante.
Perfino i vestiti scelti, come mi ha fatto sagacemente notare @immanuelcasto, sono stati scelti nell’ottica di una narrativa infantilizzante e pietista. Tutti gli ospiti in un contesto così istituzionale come Sanremo sono meravigliosamente eleganti, Donato Grande arriva vestito con la maglietta del calcio, i jeans e le scarpe da ginnastica. Ve lo immaginate Ibrahimovic a presentare con la maglia del Milan, jeans e scarpe da ginnastica? Sarebbe stato così fuori contesto da risultare ridicolo.
Ed è questo il risultato che hanno voluto ottenere, perché questo è quello che è arrivato al pubblico: un attaccante disabile trattato come un bambino deficiente, togliendo la dignità e ponendo un confine netto tra chi è disabile e chi non lo è. Tra l’oppresso vittima di una narrativa pietista e chi detiene il potere, e decide la narrativa abilista.
Io sono stanca, stanca che si possa accettare ancora questo tipo di rappresentazione sulla kermesse musicale più vista d’Italia, stanca che per colpa di questo si amplifichi l’abilismo non solo nelle persone, ma anche l’abilismo interiorizzato nelle persone disabili, perché nessuno vuole essere trattato come un minore a cui fare “pat-pat” sulla testa, denigrando l’orgoglio e la dignità della persona.
Per tutt* voi che mi avete scritto che vi siete sentit* male a vedere quei sei minuti, sono orgogliosa di voi, perché avete riconosciuto il perfetto esempio dove il sistema di potere abilista e la narrazione umilia fino al degrado un uomo.
Non possiamo e non dobbiamo mai più accettare token e raffigurazioni così vergognose, mai più. Dobbiamo avere persone disabili che vengano ascoltate e vigilino su lessico e concetti ogni volta che una persona con disabilità viene invitata in televisione.
Ne vale della nostra dignità di esseri umani.

Mattia Muratore: Dunque, già nei 30 secondi introduttivi, prima ancora dell'arrivo di Donato, Amadeus sgancia due boiate colossali che fanno accapponare la pelle e fanno subito intendere la direzione che verrà data all'incontro:
- sedia elettronica (avesse detto direttamente "sedia elettrica" sarebbe stato forse meglio).
- soffre di disabilità.
Poi entra Donato. Fa quel che può, non si può dire niente, cerca di reggere quell'onda d'urto di tristezza e compassione che aleggia sulla sua testa al meglio delle proprie possibilità.
Dopodiché, presentato in pompa magna, fa il proprio ingresso Ibra. Sia lui che Amadeus sono elegantissimi nel loro abito rossonero. Donato, invece, è in maglietta da gioco, jeans e scarpe da tennis. Ad enfatizzare ancora di più la differenza tra lui e loro, tra gli adulti e il bambino, tra i grandi e il piccolo.
Anche Ibra è un atleta. Anche lui fa sport. Perché non l'hanno fatto salire sul palco in maglietta, pantaloncini, scarpe con i tacchetti e calzettoni?
E poi, dev'essere uno scambio? E allora che scambio sia! Partendo dal presupposto che Donato, per ovvie ragioni, non può alzarsi in piedi e palleggiare con te, Zlatan, presentati tu sul palco seduto su una carrozzina da gioco come la sua e passatevi la palla! Te ne fai prestare una per 5 minuti e tac. Il gioco è fatto. Sarebbe bastata quell'immagine per cambiare il volto dell'incontro.
Non solo non succede ma, come se non bastasse, Ibra se ne esce con una perla ATOMICA tipo "passi la palla quasi meglio dei miei compagni" dando così, in un colpo solo, dell'imbranato a Donato e dell'handicappato a tutti i giocatori del Milan. Non era facile. Chapeu! ����
Si passa quindi al tema delle barriere architettoniche. Amadeus, testuali parole, dice: "...solamente il 5% dei parchi gioco sono adatti alle esigenze dei bambini portatori di handicap". Tralasciando un attimo il "portatori di handicap" che gia di per se mette i brividi...PARCHI GIOCO??!! Ma veramente? Cioè noi abbiamo gli edifici pubblici che non sono accessibili, i tribunali che non sono accessibili, i marciapiedi che non sono accessibili, i mezzi di trasporto che lasciamo stare che è meglio e tu, Ama, tiri fuori i parchi gioco?! Con tanto di telecamera che immediatamente indugia sul viso di Donato Grande, che non è certo un bimbo bensì un uomo di una trentina d'anni che, forse, dei parchi gioco anche meno dai.
Poi, per carità, ribadire il concetto che chi parcheggia nei posti per disabili è un coglione interstellare va sempre bene. Fare tutto ciò solo perché hai il disabile di turno sul palco e devi ottimizzare al massimo la sua presenza, un po' meno.
Veniamo, poi, allo scambio della maglia. Ibra regala a Donato la sua del Milan, con il numero 11 e il suo nome dietro.
Ok.
Perché, invece, la maglia di Donato che viene data a Ibra riporta anch'essa il n. 11 (quello di Donato è il 10 - lo si vede da quella che indossa) e soprattutto la scritta Ibrahomovic? È la maglia di Donato Grande? Che ci sia scritto Grande, che cazzo!
Insomma, l'unica parola che mi viene in mente per riassumere tutto ciò che è accaduto è questa: PECCATO.
È stata, senza dubbio, l'ennesima occasione persa.
Sono straconvinto che sia Donato che la nostra Federazione volessero trasmettere un messaggio diverso. Un messaggio positivo, allegro, colorato, fatto di conquiste e cose belle.
Sarebbe bastato limitarsi a parlare di Sport.
Lo sport è, semplicemente, nella sua essenza piu vera e profonda, tutto questo.
E invece no. Mamma RAI, evidentemente, ritiene ancora che la narrazione più efficace quando si parla di disabilità sia questa qui. Sia il grande Campione ricco e famoso che regala un attimo di gioia e spensieratezza ad un povero bambino handicappato di 30 anni suonati omaggiandolo della sua maglia autografata.
Sia ancora mettere i "disabili" e gli "altri" su due livelli diversi.
Sia ancora enfatizzare più la malattia che la persona.
Non è così, cazzo.
O almeno, non è più così.
La storia è cambiata. C'è bisogno di altro. Questa è roba vecchia, bollita, obsoleta.
I disabili come Donato sono persone con due palle grandi come una casa, che si fanno un culo quadro ogni giorno per ritagliarsi la loro vita, i loro spazi, i loro diritti, la loro felicità.
Per imporsi, al meglio delle loro possibilità, nella società in cui vivono.
Per assicurarsi un futuro.
Come voi. Come tutti.
Iniziate a parlare di questo.
Iniziate a parlare di vita vera.

Sorelle Paolini: Facciamo qualche riflessione su Sanremo e l'ospitata di Donato Grande e Zlatan Ibrahimovic, due calciatori - uno in carrozzina e l'altro no.
Si presentava il Powerchair Football, ma il linguaggio di Amadeus è stato pessimo: "Soffre di disabilità", "Portatore di handicap", "I ragazzi come Donato", e in generale tutto un atteggiamento paternalistico. Un tono che non sarebbe stato usato con un atleta non disabile. C'era un doppio standard palese.
Sanremo è lo spettacolo a tutti i costi, con gli sketch di Amadeus e Fiorello sul fatto che uno dei due potrebbe essere gay ahahahcheridere, con le storie "ispiranti" di realizzazione individuale in ottica capitalista, con la grassofobia e la misoginia, e tanto altro. Con quelle che sono percepite essere le narrazioni "che funzionano".
Ci pare utile, da persone in carrozzina, raccontare che quando siamo state invitate da "grossi" programmi della RAI abbiamo mandato delle linee guida sulla narrazione che volevamo (dopo averci sbattuto i denti, abbiamo cominciato a farlo di routine con i giornalisti).
Ma non ci hanno più risposto. Tre inviti e altrettante sparizioni: senza la narrazione che volevano non erano più interessati.
Un’altra volta abbiamo pesato i rischi e partecipato a una trasmissione senza anticipare nulla, e ci hanno presentato in modo degradante. Quando è stato il nostro turno di parlare abbiamo sputato fuori con difficoltà anche una frase sulla segregazione delle persone disabili. Dopo quella dichiarazione, il segmento è stato concluso in modo affrettato, tagliando sulla scaletta.
Non vogliono rinunciare a delle cose che "funzionano", e non hanno intenzione di cambiare su incoraggiamento o richiesta del singolo.
Facciamo tutti in modo che le narrazioni sopra elencate non funzionino più! Facciamolo in tanti.

Valentina Tomirotti: Il festival dell'abilismo stona

Francesca Cicirelli: Mi ero imposta di non esprimere pubblicamente il mio parere sulla presenza di giovedì sera di Donato Grande sul palco dell'Ariston al Festival di Sanremo per evitare che il mio punto di vista potesse essere erratamente giudicato come una ripicca a dissapori precedenti. Ma ora, considerando il disappunto espresso e motivato da alcuni, ritengo doveroso esprimere il mio parere sulla vicenda e poi lanciare una sfida all'azienda RAI affinché dall'"errore" compiuto da Donato possa nascere una vera opportunità.
Premetto che giovedì ho personalmente incoraggiato privatamente Donato e mi sono impegnata attivamente e spontaneamente nella diffusione della notizia riguardante la partecipazione al Festival di Sanremo. Ero veramente felice della sua partecipazione al Festival. Ho visto in questa partecipazione una grande opportunità di promozione di due discipline sportive poco conosciute nella Nazione e una bella possibilità di rendere pubblico, su un importante palcoscenico, una realtà di integrazione riuscita. Ma non è stato così. Si è persa la partita!
Ciò che ho visto ieri sera è stato un ragazzo che, con sua silente e accomodante approvazione, ha permesso che si facesse spettacolo della disabilità purché venisse realizzato un suo sogno. Peccato che dietro la realizzazione del sogno e in quella maglia (che tutt'al più poteva essere accompagnata con un abbigliamento più adeguato a un ruolo istituzionale e alla situazione) ci sono i sacrifici di tante persone che non sono state minimamente prese in considerazione. Di questi sport a differenza dal calcio praticato da Zlatan non si vive, non ci si riempie i conti, ma questi aiutano a chi si avvicina ad essi come protagonisti o anche spettatori ad affrontare la vita con più leggerezza, se vissuti con sano spirito sportivo.
Credo che nessuno degli spettatori abbia pur vagamente compreso come vengono praticati il Powerchair Hockey e il Powerchair Football, a parte chi già conosce gli sports, di cui Donato avrebbe dovuto farsi promotore, avendo avuto l'appoggio anche di alte cariche sportive e indossando una maglia con simboli federali, non un normale smoking.
Forse sarebbe stato più bello e ricco di emozioni mostrare attraverso un video le due discipline sportive, mostrando la grande vittoria della Nazionale di Wheelchair Hockey ai Mondiali 2018 e non battezzando Donato bomber di una Nazionale di Powerchair Football inesistente. Ma questa non è nemmeno una colpa propriamente attribuibile a Donato ma forse a chi gli ha dato carta bianca e troppo fiducia.
Non è stata nemmeno vagamente nominata la Federazione sportiva rappresentata, non è stata nominata nemmeno la squadra dove Donato disputa nel ruolo di Capitano, pensare alla vaga nomina di una disciplina sportiva appartenente alla stessa Federazione sportiva ma non praticata da Donato Grande sarebbe utopia.
Mi viene spontaneo pensare che l'unico obiettivo della serata di Donato era fare qualche passaggio con Zlatan Ibrahimovic, ricevere la sua maglia e godersi qualche momento di effimera notorietà personale.
È normale che questo abbia potuto scatenare la disapprovazione di chi ha fatto forse anche più sacrifici negli anni per lo sport e per permettere che avvenisse un'integrazione schiacciante dello sport verso la disabilità.
Andare in una qualunque trasmissione televisiva e parlare di disabilità è un conto, andare su un importante palcoscenico in qualità di atleta e in rappresentanza di una Federazione sportiva è un'altra storia! Puoi strumentalizzare ciò che ti appartiene ma non puoi strumentalizzare i sacrifici di altri atleti, società sportive e società sponsor che in questi anni hanno creduto e si sono impegnati per portare avanti importanti progetti sportivi.
Questo è individualismo, tutt'altro che gioco di squadra!
Con l'individualismo si perde, insieme si vince sempre!
Allora, siccome demolendo senza provare a trovare soluzioni o applaudendo senza avere un'ottica obiettiva e un pò critica credo che non si arriva da nessuna parte, azzardo quella che ritengo essere una proposta abbastanza coraggiosa, consapevole che probabilmente non verrà realizzata o anche non verrà esaminata, ma come canta De Gregori un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
Pertanto, per quanto sopra esposto, chiedo ai Dirigenti dell'azienda RAI e agli stessi conduttori del Festival di Sanremo 2021 di impegnarsi, sin da ora, a trasmettere, in diretta su una rete RAI, una manifestazione, organizzata in sintonia con la stessa Federazione Italiana Paralimpica Powerchair Sport, in cui verrà prevista una gara di Powerchair Football e una di Powerchair Hockey.
Solo in questo modo secondo me sarà possibile trarre da questa vicenda una grande opportunità, offrendo agli atleti che si sono sentiti offesi dalla rappresentanza al Festival quella rivincita meritata, a entrambe le discipline sportive quella giusta visibilità alla pari di altri sport e alla società tutta di uscire da vecchi e vani stereotipi concedendosi la possibilità di conoscere quel bello che ad oggi pochi hanno avuto la fortuna di conoscere!