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venerdì 5 febbraio 2021

29 anni di 104


Oggi ricorre l'anniversario della legge quadro per la disabilità che  uscì nel 1992.

Vi siete mai chiesti chi ci lavorò, come fu che si arrivò, e solo negli anni '90 del secolo scorso, ad una legge quadro sulla "disabilità"?

In che congiuntura storica-politica-sociale ci trovavamo in italia, nel 1992?

Chi scrive all'epoca aveva 21 anni ed era lontana luce da tutto questo.

Ho provato perciò a fare qualche ricerca e ho trovato quanto segue.

La legge prese l'avvio nel 1987, questo fu l'iter: 

LAVORI PREPARATORI:

Camera dei deputati (atto n. 45):

Presentato dall'on. FIANDROTTI ed altri il 2 luglio 1987. Assegnato alla XII commissione (Affari sociali), in sede referente, il 30 novembre 1987, con pareri delle commissioni I, II, V, VI e XI. Esaminato dalla XII commissione, in sede referente, il 10 marzo 1988, 28 luglio 1988, 21 settembre 1988, 1o marzo1989, 2 agosto 1989, 6 febbraio 1991, 23 maggio 1991. Assegnato nuovamente alla XII commissione, in sede legislativa, l'11 novembre 1991. Esaminato dalla XII commissione, in sede legislativa, il 13, 14, 20, 21 novembre 1991 e approvato il 9 gennaio 1992, in un testo unificato con atti nn. 288 (ARTIOLI ed altri), 484 (ARMELLIN ed altri) e 501 (COLOMBINI ed altri). Senato della Repubblica (atto n. 3152): Assegnato alla 12a commissione (Sanita'), in sede deliberante, l'11 gennaio 1992, con pareri delle commissioni 1a, 2a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a e della commissione per le questioni regionali. Esaminato dalla 12a commissione il 15 gennaio 1992 e approvato il 16 gennaio 1992.".

Quindi, in soli 5 anni, il nostro Paese ebbe questa bellissima legge.
Ma chi furono i proponenti, cosiddetti firmatari?
Il primo è l'onorevole Filippo Fiandrotti, piemontese scomparso nel 2016, avvocato. Poi figurano una docente Rossella Artioli, un medico chirurgo Francesco Curci scomparso nel 1996, un sindacalista Carlo D'Amato, un ingegnere Paris dell'Unto, e i politici Sergio Moroni (scomparso nel 1992), Gabriele Renzulli, Raffaele Rotiroti.

Leggiamo l'incipit di presentazione della proposta di legge: "Onorevoli colleghi! Il problema degli handicappati nel nostro Paese è stato spesso affrontato in sede legislativa, in modo approssimativo e in genere inserito in un più ampio contesto di problematiche ritenute similari. (...) Per una corretta impostazione, occorre partire dalla constatazione che la questione degli handicappati è un problema atipico che non può trovare soluzione se non nella conoscenza completa del fenomeno.".
Quindi ancora nel 1987 l'approccio alla materia era approssimativo e la conoscenza scarsa - vi invito a proseguire nella lettura qui del documento per rendervi conto appieno dello sfondo culturale dell'epoca.
Rimane il fatto che per la prima volta nella storia politica del nostro Paese si è provato a dare inquadramento normativo ( e quindi tutele) a ogni aspetto della vita delle persone con disabilità dalla nascita in poi.
Per molti versi questa legge è anche all'avanguardia ancora oggi, soprattutto perchè in moltissimi (specie nelle scuole) non la conoscono e quindi non la applicano.
Di tutto quanto di bello è contenuto in questa legge, che è molto, una frase mi ha sempre colpito cioè il comma 4 dell'art.12: "L'esercizio del diritto all'educazione non puo' essere impedito da difficolta' di apprendimento ne' di altre difficolta' derivanti dalle disabilita' connesse all'handicap.". In questa frase è contenuto ben più di quello che corrisponde al significato letterale, significa che alle persone con disabilità viene riconosciuto il diritto all'istruzione e allo studio in quanto il limite non sta nella disabilità connessa all'handicap ma il limite è posto da chi non riesce a trovare le giuste strategie per insegnare e far apprendere queste PERSONE.
Lascio perciò il testo integrale della legge che andrebbe letto da tutti: legge 104/92 testo.
La mia riflessione, da attivista e presidente di associazione nonchè genitore di persona con disabilità è che in 29 anni forse non siamo molto progrediti e questa bellissima legge è stata inapplicata - i risultati di tutto ciò sono sotto gli occhi di tutti e sulla pelle di queste PERSONE.
Ora, proprio in questi giorni ci ritroviamo nell'ennesimo interregno tra un Governo ed un altro con lo spauracchio di elezioni anticipate dietro l'angolo.
Il Governo Conte bis era carico di promesse per il mondo delle persone con disabilità, poichè forse il lavoro che stavano facendo all'ufficio dedicato presso la  Presidenza del Consiglio  era lungo e necessitava di una grande conoscenza della materia - riunificare in un codice tutte le leggi relative alla disabilità. 
Sia come sia e come è stato, adesso vedremo subito se il trend sarà di continuità o no.
Nel frattempo tanti auguri legge 104.
In foto un brano dall'originale della proposta di legge.




domenica 5 marzo 2017

25 anni e 1 mese


Chi segue questo blog - a parte meritare un premio per la fedeltà dimostrata, contattatemi pure in privato - si ricorderà che, ad un certo punto, scrissi questo post.
Correvano i 16 anni della Legge 104 (era ancora minorenne!) e io ero proprio una burba, ma scrivevo così: 
"Gli anni ’90 passano insieme all’exploit del volontariato e del terzo settore, succedono ovviamente altre cose: quello che mi premeva capire era cos’è successo dopo, fino al quasi moriente 2008 e soprattutto PERCHE’ dopo 16 anni ancora c’è gente che non sa assolutamente che esiste la legge 104, soprattutto i genitori: credo che se uno si prendesse la briga di leggerla, forse non direbbe più quello che continuo a sentire, le aberrazioni che continuo a verificare, le discriminazioni perpetrate ai danni di chi difendersi non può."
Anno 2017, ben 8 anni sono passati da quanto così scrivevo e cosa è cambiato?
Ci sono ancora tantissimi genitori che ignorano la 104.
Ma, cosa assai più grave, è che  adesso  nel Governo Italiano c'è chi vuole cancellare interi articoli di questa legge, mai applicata a dovere, peraltro nell'arco di 25 anni, mica qualche settimana.
Il risultato dell'elisione di interi articoli della Legge 104 sarebbe la lesione totale dei diritti delle persone con disabilità.
Nel particolare, poichè parliamo della riforma della Scuola Pubblica Italiana, il testo di legge concertato per andare a riformare il sostegno e l'inclusione scolastica, avrebbe come unico esito il divieto per gli alunni con disabilità di poter proseguire a frequentare le scuole pubbliche.
Quindi, nel nostro Paese, contrariamente a quelle che sono le leggi che regolano l'evoluzione dello Stato Sociale, della cività, il progredire, si vuole ritornare indietro, a prima del 1992.
E chi dobbiamo ringraziare di tutto ciò?
Chi è che fa da mediatore tra la categoria in oggetto e il Governo e che si è seduto, da decenni unico interlocutore, ai tavoli istituzionali per concertare, suggerire, contribuire all'indirizzo delle Politiche del Paese in materia?
Giusto di ieri la notizia che sono stati ulteriormente erosi, fino al ridicolo, i fondi che vanno a finanziare la vita non autosufficiente and Co.
La legge sul Dopo di Noi è una barzelletta.
La legge sull'autismo non ha fondi.
La legge sull'inserimento lavorativo non pervenuta.
Sulla Sanità regna il caos.
Ora si tenta l'arrembaggio per il saccheggio della Scuola.
Possiamo permetterlo?
Buon anniversario, per chi comprende l'importanza di ricordarlo e impronta la propria vita nel rispetto dei diritti garantiti da questa preziosissima legge.
Per tutti gli altri, che già si fossero accorti: la legge è del 5 febbraio, non marzo 1992, ho sbagliato di un mese, ma la sostanza rimane invariata.
 

sabato 12 novembre 2011

IN TUTTE LE SCUOLE, SI PUO' FARE!


A fine settembre abbiamo lanciato la campagna "GLH in tutte lescuole: si può fare!" invitando quanti fossero disponibili a verificare nella propria scuola se i gruppi di lavoro per l'handicap, a livello d'Istituto e Operativi, fossero istituiti, altrimenti era sufficiente richiederne l'attivazione tramite raccomandata al dirigente scolastico.
Perchè questa campagna?
Perchè è proprio attraverso questi strumenti che si pongono le basi dell'integrazione a scuola, come prevede l'art. 15 della legge 104 del 1992.
Purtroppo in molte scuole questi gruppi di lavoro o non sono mai stati istituiti (da vent'anni a questa parte!) oppure non vengono più fatti e quindi regna il caos totale, per cui i genitori si trovano nelle situazioni estreme che sappiamo. L'unica via praticabile, per esigere i diritti dei nostri figli, è quella di ricorrere all'avvocato.
Se invece le cose fossero fatte per bene, a partire dall'ABC diciamo, il genitore non si troverebbe come una barchetta di carta in balia della tempesta:  "gruppo" di lavoro significa che tutte le persone coinvolte (tra scuola, ASL, centri convenzionati, servizi sociali, specialisti vari e famiglie) si trovano insieme, costituiscono una comunità e avviano uno scambio di relazioni e informazioni che è proprio la base per contrastare l'esclusione e la discriminazione dei nostri figli a scuola.
Trovarsi tra genitori (anche solo  virtualmente in una mailing list o su un forum) e discutere di tutto quello che riguarda la vita, l'istruzione etc. dei nostri figli a scuola, contrasta la solitudine che lamentiamo puntualmente noi famiglie, ma anche pone i presupposti per individuare tutta una serie di strategie per favorire l'inclusione e l'integrazione, pensiamo ad esempio se  in base ai bisogni segnalati relativamente ai propri figli, si attiva un progetto di classe, si adottano determinati ausili tecnologici e non, si organizzano eventi formativi/informativi a beneficio di tutti – fosse anche un'uscita didattica.
Alle riunioni cui spesso prendiamo parte noi GT, riscontriamo l'atteggiamento veramente partecipativo e volonteroso per esempio degli insegnanti curricolari che, come sappiamo, non hanno nessuna competenza sulla disabilità e tematiche affini, così come le varie figure educative che affiancano l'alunno – ricordiamoche un assistente alla persona ha un ruolo educativo quando insegna per esempio a tenere le posate durante il pranzo a mensa etc. – hanno voglia di partecipare e sapere, così come anche certi dirigenti scolastici sono molto disponibili a mettere in pratica tutto ciò che serve ai fini dell'integrazione.
Ma chi ha il compito di formare e informare tutte queste persone?
D'altrocanto riscontriamo invece una scarsa partecipazione da parte dei genitori, che magari vengono in tanti alle riunioni, ma hanno un atteggiamento del tutto passivo e continuano a ripetere che non hanno mai saputo niente.
Un caso che mi ha particolarmente colpito è stato scoprire che addirittura tra genitori dello stesso istituto non si conoscono, non sanno neanche che esistono altri, e quali, alunni certificati perchè se uno cammina con le proprie gambe e non porta segni morfologici tipici delle sindromi, diventa magicamente non riconoscibile come disabile.
Un'altra osservazione che possiamo fare è la totale assenza delle associazioni dedicate nelle scuole, così come i genitori stessi ci dicono che non sanno della loro esistenza. Invece è importante che ci siano e svolgano il loro ruolo di supporto alle istituzioni e alle famiglie, poiché hanno un grande potere di mediazione tra i due soggetti.
Quindi possiamo, tutti insieme cambiare le cose? Sì.
Servono montagne di soldi? No.
Serve un sacco di tempo? No.
Serve la voglia di fare, semplicemente spedirci un'email in cui scrivere" sì nella mia scuola che si chiama xxx e si trova a xxxx i GLH ci sono "oppure non ci sono etc.
La situazione, a circa metà novembre di questo anno com'è?
Bene dopo miriadi di articoli a livello nazionale in cui tutti denunciavano lo scandalo della mancanza degli insegnanti di sostegno, dei servizi come il trasporto etc. cui sono seguiti tanti tavoli, riunioni, manifestazioni di piazza, costituzione di comitati vari, diffusione di vademecum per la resistenza e financo un libro nero sul sostegno, oltre a tutto lo splendido lavoro fatto da Tuttiascuola in TV, stiamo, COME AL SOLITO, che sono partiti i ricorsi al TAR  e addirittura sempre Tuttiascuola, ha denunciato le istituzioni per inadempienze!
Ma nelle scuole succede che i nostri figli sono scoperti anche per interi giorni, che magari a scuola non ci possono andare per tutta una serie di motivi che, se appunto affrontati in sede di GLH, sarebbero risolti.
E succede che il prossimo week end si apre l'ottava edizione di un colossale e fastigioso convegno, in cui confluirà la crema dell'intellighenzia italiana sulla didattica speciale, l'integrazione etc.,  in un ambiente supertecnologico disseminato da LIM di ultima generazione, in cui qualcuno dirà alla platea che, ormai, il modello dell'integrazione scolastica, previsto dalla l.104/92 è obsoleto e non più applicabile perciò da archiviare in favore di un progetto più innovativo ed efficace.
Ma se quanto previstoi dalla L.104 non è stato applicato, come si può dire che è un modello obsoleto?
Intanto che tutte queste persone lavoreranno scientificamente a tutto ciò - per quanti anni?, i nostri figli a scuola?
Possiamo andare avanti, nel nostro Paese, nel perseverare a non essere preparati a PREVENIRE le emergenze che poi, non soccorse e rimediate, si trasformano in DISASTRI e la soluzione è solo misure draconiane? No.
Possiamo andare avanti in questo assurdo sdoppiamento tra reale e"scientifico", per cui qualcuno predica molto bene ma alunni, insegnanti e famiglie razzolano molto ma molto male? No.
Prendo perciò in prestito un motto: "La scuola è nostra, miglioriamola insieme". Anche i genitori fanno parte della scuola e devono diventare soggetti attivi a dispetto di quanti invece vorrebbero escluderli.
Insieme, non importa sotto quale sigla, possiamo, dovremmo migliorare. Noi la nostra proposta l'abbiamo fatta. L'e-mail è genitoritosti@yahoo.it

mercoledì 15 giugno 2011

Giù le mani dal sostegno!


La notizia è arrivata ieri, come una scoppola sulla nuca: è stato presentato il rapporto "Gli alunni con disabilità nella scuola italiana: bilancio e proposte" frutto di uno studio congiunto, condotto da esperti riconducibili a associazione Treellle, Caritas italiana e Fondazione Agnelli.
Stando a quanto letto da articoli apparsi sui quotidiani che parlano di questo studio, definito "corposo", sembrerebbe che la proposta innovativa sia quella di togliere gli insegnanti di sostegno che possono, per esempio, essere sostituiti da un audiolibro o da chi può insegnare il braille..... riservandoci ulteriori commenti a dopo aver letto tutto questo studio - intanto ne stiamo parlando sul forum e sulla nostra pagina FB, ci limitiamo a far presente che la realtà è fatta di dirigenti che non sanno neanche cos'è la legge 104, di ASL che ritardano o non mandano il verbale di accertamento utile per richiedere le ore di sostegno, di genitori che a centinaia fanno ricorsi al TAR, di genitori che scrivono ai giornali per denunciare le situazioni raccapriccianti che subiscono i loro figli, di alunni che vengono portati a passeggiare per i corridoi, di associazioni di genitori che si battono come leoni per far valere i diritti che dovrebbero garantire le leggi, le belle leggi che abbiamo per l'integrazione e il diritto allo studio per i nostri figli disabili, di scuole che non fanno i GLH, di PEI che vengono scritti in forma di tema dal solo insegnante di sostegno e che spesso non vengono nemmeno consegnati ai genitori, di assistenti alla comunicazione che non vengono assegnati nonostante le disabilità sensoriali certificate, di dirigenti USP che vietano la CF..... ci dimentichiamo poi le varie dichiarazioni di politici locali e nazionali in tema di alunni disabili? Oppure le proposte di legge da far accapponare la pelle che dimostrano l'ignoranza totale al riguardo?
Sono tutte cose che abbiamo detto, segnalato e commentato in questo blog, basate su dati e fatti certi.
Ecco questa è la realtà della scuola dell'integrazione italiana, dove la metà degli studenti disabili la abbandona dopo aver assolto l'obbligo (atto comprensibile se il percorso scolastico è una perenne trincea).
Certo non mancano situazioni modello, le classiche cosiddette buone prassi, che magari vengono anche premiate in occasione del concorso istituzionale, ma sono le eccezioni che confermano una regola disastrosa, lesiva del diritto allo studio.
Non abbiamo bisogno di teorie, studi, chiacchiere, vorremmo che le leggi fossero applicate. Sarebbe un ottimo, fondamentale, inizio.
Leggere i vari articoli che parlano di questo studio presentato ieri a Roma ci fa venire in mente quella famosa frase: "Che mangino brioches". Alla superficiale e indifferente autrice di questa frase tagliarono la testa, noi ci acconteremmo che alcuni la usassero..... innovare significa apportare modifiche migliorative ad un sistema che funziona, ci spieghino cosa funziona, in questo sistema-scuola per i nostri figli.
Aggiornamento delle quasi 15.00: volete leggere lo studio? prego accomodatevi, costa solo 18,90 €, persino in sconto!

martedì 7 giugno 2011

Scuola: a chi giova?


di mresciani:
Sono quale le 19.00 e sono reduce da quasi 4 ore di allergia nervosa all'occhio sinistro.
Quando mi succede devo stare per forza sdraiata con gli occhi chiusi. Per ore KO.
Allora, intanto che sono lì, sdraiata in modo coatto, penso..... penso che sta quasi terminando l'anno scolastico e sto riflettendo sulla nostra scuola italiana in rapporto ai suoi alunni disabili.
Penso che la nostra nazione sia molto indietro per quanto riguarda l'integrazione dei disabili.
Abbiamo un bellissimo armadio di vestiti  (che sono le leggi per i disabili)  ma non si riesce a vestire in modo armonico questa scuola italiana, che sa di naftalina... tanto è retrograda e obsoleta e non ha voglia di aggiornarsi. Trincerandosi dietro la scusa dei tagli agli organici non è in grado, neanche davanti all'evidenza, di portare avanti un qualcosa che riesca a far sentire i disabili come fossero a casa loro.
Purtroppo devo constatare che la scuola italiana considera i disabili in base a pezzi di carta chiamati "diagnosi funzionali": praticamente un elenco di cose che il disabile NON sa fare.
Peccato che non esista un pezzo di carta dove è spiegato che il disabile NON è una disgrazia vivente, ma un essere pensante e con la sua sensibilità che, se viene supportato nel modo giusto, può dare tanto, anzi tantissimo.
Impegnarsi per ottenere questo "tantissimo" probabilmente viene considerato dalla scuola italiana una inutile perdita di tempo, un portar via risorse a chi nella vita, invece, può andare avanti di corsa..........
I  nostri figli sono troppo lenti e la loro lentezza, anche se in tempi lunghi, può portare a dei risultati, non ci si arriva mai perchè.........la clessidra della vita cammina. Quando la sabbia nella clessidra è quasi arrivata alla fine.......ecco che arrivano i giudici scolastici, che sentenziano che tuo figlio non può essere stressato più di tanto, cercare di farlo lavorare ancora potrebbe portare ripercussioni gravi sulla sua psiche.
E' un martellamento continuo.....ti stressano.....
Ecco che non rende.....ma loro devono andare avanti e allora fioccano i risultati negativi ... e cosa devi fare? Tuo figlio è troppo importante perchè venga messo in naftalina!
Si alza bandiera bianca.........Per loro è più facile: fare altro che stare in classe, portarli in giro a fare fotocopie, fare le vasche nei giardini del'istituto anzichè provare e lavorare con loro.
Ecco questo è il fallimento della scuola. 
Ma la scuola che parla di integrazione non doveva cucire un PEI (Progetto Educativo Individuale) ad hoc per ogni disabile?
Dove sta questa scuola che applica le leggi? Datemi l'indirizzo!
Adoperarsi perchè le leggi vengano applicate viene interpretato come un'intromissione gravissima.
I genitori devono stare zitti e non disturbare i macchinisti, giammai!!
Questi bellissimi vestiti (leggi) stanno malissimo su un corpo (la scuola)  che ha misure completamente diverse, sembrano sacchi di patate. La legge obbliga le scuola ad INSERIRE i disabili .........sì inserire, ma non ad integrare. Parcheggiarli è una cosa gravissima, è un reato.
Ma quando lo capiranno?
Certi lavori dovrebbero farsi per amore, per aiutare i deboli, ma io probabilmente sono un'inguaribile sentimentale, sotto la mia scorza di persona apparentemente dura, c'è una madre molto sensibile e particolarmente amorevole, ma anche molto, molto preparata per quanto riguarda le leggi ed i diritti dei disabili.
Meglio avere a che fare con genitori BUONI e ignoranti e per ignoranti  (non intendo offendere) voglio dire persone che NON CONOSCONO i diritti dei loro figli.
Continuare così a chi giova?

martedì 9 giugno 2009

VIETATO AI MINORI!

Capita di frequente di leggere, nei forum o nei siti dedicati, richieste di chiarimento, sfoghi, resoconti di rocamboleschi episodi da parte di genitori; la frase ricorrente è "Mi hanno detto che sotto i tre anni il servizio non c'è, non se ne ha diritto".
FALSO!
Chi ve lo dice compie un abuso, discrimina i vostri figli e non adempie al suo lavoro (per il quale invece percepisce uno stipendio).
Così succede che la certificazione dell'invalidità (e tutto quello che ne consegue in termini di benefici e agevolazioni) viene ritardata oltre i tre anni, idem per il pass, il trasporto scolastico (in questo caso al nido), fornitura di pannolini e
altri ausili, assistenza domiciliare.... In casi aberranti e purtroppo non infrequenti,la certificazione scatta quando il bambino/a deve essere iscritto alla scuola elementare.
Circa uno dei tanti diritti negati per "minorennità" leggetevi questa lettera.

Sempre sul tema dell'odierno post, riporto il concetto, giustissimo, ma quasi sempre disatteso nel nostro Paese, esposto da una mamma in un forum:

"Vogliamo chiedere tutte insieme, e non dico per noi, che ormai la frittata e stata non solo cotta, ma anche mangiata.....ma per le nuove famiglie che si trovano, per la prima volta, un bimbo appena nato o subito dopo, con problemi di disabilità .....di imporre ai reparti in ospedale alle dimissioni di informare dove rivolgersi e delle indennità spettanti e delle associazioni e dell'umee territoriali .......che informino per legge subito il comune di residenza e attuino subito il Piano Individuale tra Asl e Comune ???????
La legge dice se il genitore vuole fa richiesta al comune di questo piano da fare con l'Asl, ma se una famiglia non sa dell'esistenza di 'sta cosa, come fa a fare domanda? Credetemi mi accorgo solo ora che per mio figlio era
indispensabile!
Il piano dovrebbe contenere come integrare il bambino a livello sociale, riabilitativo, sportivo ... avvalendosi magari anche degli aiuti di volontari e associazioni non profit.
Insomma, attuare un progetto globale dove, addirittuta, gli assistenti sociali avrebbero avuto l'incarico di verificare se noi genitori fossimo stati in grado di gestire questa nuova inaspettata situazione...la disabilita del bimbo....
Sono stata dalle assistenti sociali sia del mio paese e sia della città, ma non mi han detto un granchè.
L'unico e stato il pediatra, quando cmq a tre anni già avevo sistemato tante strade con voi del forum.........invece pensate che bello se, alle prime dimissioni, che attestino disabilità minori o maggiori, che sian legate poi alla nascita, al parto, a malattie genetiche e non ....un medico o un psicologo ti indicasse già un percorso o, a limite, ti dicessero: "ci vorrà tempo, forse, per una diagnosi piu precisa, ma per ora il bimbo è disabile e quindi hai il diritto e anche il dovere di rivolgerti al tuo Comune e chiedere un progetto individuale".
Già lì, poi, gli assistenti e assessori ai servizi sociali dovrebbero collegarsi con l'Asl e iniziare a stilare questo piano di trattamento personalizzato...".

Tutto quello che un genitore come noi deve sapere circa i diritti dei nostri figli sta qui.
Salvare il documento sul pc o stamparselo per averlo a portata di mano non è poi una brutta idea. Soprattutto quando si devono scrivere quelle noiose ma doverose A.R.

Infine: episodi che non vorremmo più sentire e che non dovrebbero accadere, grazie a papà Cristiano per la segnalazione.

Sottoscrivete e diffondete la lettera sul sostegno a scuola; grazie a i tantissimi che ci hanno scritto e l'hanno pubblicata nei loro siti.

martedì 16 dicembre 2008

16 ANNI

“Per gli handicappati il tema più urgente è quello di decidere fra un destino di appiattimento sull’assistenza o di sviluppo dell’integrazione sociale. L’opinione pubblica e molti handicappati sembrano accettare la prima soluzione, che significherebbe rinuncia alla partecipazione, passività e marginalità.
C’è un altro pericolo ed è quello di essere convinti che i problemi dei disabili dipendono dai buon sentimenti, dalla politica dei buoni sentimenti. È invece un’esigenza di giustizia in senso giuridico e in senso etico.
Nella condizione umana di una persona handicappata c’è qualcosa di ineliminabile (la menomazione, la diversità, la dipendenza fisica o psicologica dagli altri), ma vi sono difficoltà che possono essere completamente risolte: l’indifferenza sociale, la fatica di farsi strada, la repressione della sessualità, la solitudine, la negazione dell’identità personale, il peso di una cultura fondata sull’apparenza e sulla prestazione.”

Scrive così, nel 2001, a epilogo di un capitolo, nel libro “Legislazione ed handicappati”, Gianni Selleri.
Libro capitatomi casualmente tra le mani, ieri.
Vi siete mai chiesti perché la legge quadro dell’handicap, che regola tutti gli ambiti della disabilità, sia stata fatta SOLO 16 anni fa?
Me lo chiedevo da un po’ e putacaso ho trovato alcune risposte anche grazie al lavoro di Floriana Antonucci (*).
C’è voluta la solita ondata politico-culturale di provenienza statunitense, passata dalla Francia, perché le cose cambiassero, in Italia. Siamo nel 1968. Da lì hanno cominciato a legiferare in Italia, cioè da un movimento di “rottura” d'importazione.
Ancora nel 1971, comunque, un alunno come mio figlio non avrebbe potuto iscriversi ad una scuola comune, bisognerà arrivare al 1977 perché “ciechi, sordi e tetraplegici” abbiano il permesso di studiare, grazie ad una legge.
Ritornando a ciò che scrive Selleri, negli anni ’80, se da una parte c’è il perfezionamento del processo legislativo, di pari passo c’è l’attenuazione dell’integrazione sociale (non trovate che sia paradossale?): è un decennio di crisi (persino nella musica i critici dicono che è stata prodotta la roba peggiore… mah!): crisi finanziaria che ha impattato sull’organizzazione del welfare state, causando disaggregazione dei servizi sanitari da quelli sociali, riproposizione del modello assistenzialistico, privatizzazione dei bisogni, trasformazione dei problemi degli handicappati ad una dimensione tecnica in mano agli specialisti, limitazione dei diritti acquisiti come l’esclusione dal lavoro. Ehm, la storia ritorna?
Un decennio così e poi paff: la legge 104.
Il disabile è finalmente (sancito nero su bianco) una persona, casomai non se ne fosse accorto nessuno. Ma, allora, gli anni '80 a qualcosa sono serviti.
Gli anni ’90 passano insieme all’exploit del volontariato e del terzo settore, succedono ovviamente altre cose: quello che mi premeva capire era cos’è successo dopo, fino al quasi moriente 2008 e soprattutto PERCHE’ dopo 16 anni ancora c’è gente che non sa assolutamente che esiste la legge 104, soprattutto i genitori: credo che se uno si prendesse la briga di leggerla, forse non direbbe più quello che continuo a sentire, le aberrazioni che continuo a verificare, le discriminazioni perpetrate ai danni di chi difendersi non può.
Le informazioni non sono patrimonio protetto e occulto, non si può, NON SI DEVE, ancora oggi, nell’era di internet che hai il mondo a portata di click, nascondersi dietro il dito “Non me l’ha detto nessuno”.
A confronto i genitori dei decenni passati, quando internet era un trastullo dei tecnici alla NASA, i telefoni erano a muro e la gente scriveva lettere di carta, assumono un contorno mitologico! Che se poi internet non ce l’hai, esistono i libri (li vendono nei negozi o sono consultabili nelle biblioteche)!
Se si vuole tutto si può, specie se in ballo c'è il benessere dei nostri figli,il benessere sociale.
E regagliamoglielo il motorino, a questa sedicenne:), perbacco!

(*) lavoro Individuale – Istituto Comprensivo di Giuliano (Roma); fonti: Salvatore Nocera, Sergio Neri, anno non segnalato.