Visualizzazione post con etichetta Comune di Verona. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Comune di Verona. Mostra tutti i post

martedì 14 novembre 2023

PEBA: la palude della tristezza (per i cittadini con disabilità) a Verona.

(Foto: un'immagine della scena del film "la storia infinita" dove Atreiu cerca di liberare il suo cavallo dalla palude della tristezza).

Giovedì 9 novembre si è tenuta a palazzo Barbieri, la commissione congiunta Urbanistica/Sociale, da me richiesta in data 29 agosto 2023 (!), per affrontare la tematica del PEBA nei territori delle 7 circoscrizioni della città di Verona, cioè la cosiddetta periferia (*).

Ci sono voluti 70 giorni (quanto gli antichi egizi lasciavano le salme nella soda, affinché i tessuti si mummificassero) perché l'importante consesso si tenesse. 

Premetto che non mi è stato anticipato nulla di come si sarebbe svolta la riunione e dato che l'avevo richiesta, in quanto stakeholder e soggetto esperto ( ci occupiamo di sbarrieramento e accessibilità a livello nazionale), avevo anche un progetto da proporre al mio Comune e due istanze, molto importanti, da avanzare.

La riunione, che aveva la durata di 60 minuti si è svolta nel seguente modo: appello, introduzione del presidente della IV commissione (urbanistica) Trincanato, intervento spot della presidente della V commissione (sociale) Stella, due parole della vice-sindaca Bissoli (con delega all'abbattimento barriere) e oltre 30 minuti di intervento della funzionaria comunale deputata al PEBA, l'architetta Grazi. 

Architetta che ha parlato di: Arena di Verona, museo di Castelvecchio, Centro storico, i parcheggi che mettono in comunicazione la periferia con il centro storico e tutti i ritardi che si patiscono a causa degli enti che riguardano le olimpiadi del 2026 per cui è necessario rendere accessibile l'Arena etc. Qui occorre un inciso esplicativo: i lavori per rendere accessibile l'Arena di Verona (nel 2023!) sono stati iniziati non perché il Comune avesse una volontà consapevole  di inclusione circa il  principale monumento cittadino o per questioni legate alle paralimpiadi ma, semplicemente e anche abbastanza "cringe", perché detto Comune e la fondazione Arena sono state condannati da ben due tribunali (Verona e Mantova) ad eseguire i lavori di sbarrieramento per discriminazione nei confronti degli spettatori con disabilità, che in Arena non hanno mai potuto seguire i concerti  al pari degli altri spettatori.

La parte relativa ai PEBA nelle circoscrizioni (vero oggetto della riunione) è stata relegata all'ultimo minuto e mezzo dell'intervento, dove apprendiamo che questa signora insieme a chi, non si capisce, forse in concerto con la vicensindaca, ha "pensato" che la prima zona dove fare un altro PEBA (attenzione: "un altro"!) è quella dello Stadio (ma davvero?????) o in seconda battuta la parte sud della città perchè è la zona più popolosa - davvero un criterio acconcio, segnale che ci devono essere degli espertoni proprio, dietro a tutto questo "pensare".

Alle h. 13.47 il presidente Trincanato concede la parola a chi aveva domande: due consigliere presenti. Dai tantissimi collegati in remoto nessun segno. Noi di Genitori Tosti (e Gruppo Accessibilità di Verona Polis), unica associazione presente nell'elenco degli invitati alla riunione, ente che ha richiesto la riunione tra l'altro, trattati come auditori qualsiasi con facoltà di porre domande.

Non dimentichiamo che la scrivente incaricò una consigliera presente (Jessica Cugini)di portare una copia della convenzione ONU al sindaco Damiano Tommasi,  al temine dell' intervento sull'accessibilità all'evento " Le mura veronesi e la loro accessibilità: percorsi e fruitori". 

Qui potete vedere la registrazione dell'evento. il mio è dal minuto 1.57 al minuto 9.00 circa della registrazione.

Perchè la necessità di una simile  ambasciata?   Perchè ogni telefona/lettera/email/tentativo di dialogare sull'argomento con l'amministrazione scaligera non ha avuto, in un anno, nessuna replica mai (addirittura l'unica rappresentante dell'amministrazione  nonostante gli inviti estesi ad assessori consiglieri anche di circoscrizione e vicesindaca è stata la consigliera Cugini). E perché, soprattutto, sarebbe ora che il Comune di Verona inserisca nell'agenda dei lavori l'accessibilità estendendo a tutto il territorio della città il PEBA e che vengano stanziati i fondi necessari per i lavori edili e non solo qualch3 bricolina giusto per far vedere che qualche barriera si toglie.

 Tanto per informazione sul come è andata a finire: il sindaco Tommasi, informato della cosa, ha subito scaricato l'ambasciata all'assesore alle pari opportunità Buffolo. Questo succedeva a fine settembre 2023 e poi il nulla assoluto.

Trascrivo perciò, dall'audio della riunione, che potete sentire qui, quello che ho detto, dal minuto di registrazione 47.11. Delusa e demotivata - confesso che a sentire certe espressioni come "carozzella" e "Parliamo sempre di persone in carrozzina ma il PEBA si fa anche per le persone disorientate e per gli anziani, anche", volevo alzarmi ed andarmene:

"Volevo sapere dalla architetto Grazi di quali esperti, stakeholder e associazioni si è servita per iniziare questi suoi ragionamenti perchè, da quanto ho capito, lei è la persona deputata nella nostra amministrazione a pianificare il PEBA, giusto?

Quindi: lei chi ha interpellato, sentito, consultato? Solo sè stessa e la vicesindaca Bissoli?

La seconda cosa:  io sono la presidente dei Genitori Tosti e noi ci occupiamo, tra le varie cose, di accessibilità e siamo qui, con me c'è Laura Vasconi, anche come gruppo Accessibilità del'osservatorio territoriale  Verona Polis. 

La sensazione che ho avuto io è che voi avete un'idea di città come un  prodotto da proporre e quindi avete un target e dei destinatari. Allora io, come esperta di accessibilità che si occupa di abbattere le barriere ect e non solo, fare progetti e così, mi domando: voi chi avete tenuto presente per  esempio, per  pensare subito alla stadio e ai quartieri di Santa Lucia?

La popolosità non può essere un parametro preso in considerazione per pianificare l'abbattimento delle barriere, che sono di tutti i tipi e non sono solo architettoniche. 

Ho finito.".

Le repliche, durate dalle 13.57 alle 14.09, sempre a carico dell'architetta Grazi che non ha fornito nemmeno un nome di esperti o stakeholder o associazioni, a parte l'architetto che di lavoro mappa le città e che è tra le nostre conoscenze da anni,  a dimostrazione, l'ennesima che la partecipazione democratica è totalmente assente nelle prassi di questa amministrazione: dopo aver presentato il PEBA finito, accoglieranno i suggerimenti, dopo, ci ha annunciato l'architetta Grazi. Un applauso.

Poi la seduta è stata tolta.

Come buttare nel modo più sterile due ore del proprio tempo (mezz'ora di viaggio all'andata e mezz'ora al ritorno incluse).

L'essere snobbata e non considerata come interlocutore competente/autorevole etc, dai rappresentati della propria amministrazione, non cambia la sostanza: rimango competente e in grado di contribuire in maniera anche intelligente nel mio settore. Peggio per chi non coglie l'opportunità.

Spezzatini di PEBA per i "disorientati", magari integrati da un bel form sul sito web del Comune, a costo zero, dove chiunque (chiunque!) può fare la propria segnalazione e chiamare il tutto "pianificazione per l'abbattimento delle barriere architettoniche coinvolgendo i cittadini": geniale!

Dopo ormai quasi 20 anni in cui cerco di diffondere la giusta cultura sulla disabilità, ne ho pure abbastanza e credo di non meritarmi tutto questo bullismo. Traete le vostre conclusioni poi su chi asseconda questo approccio, nella città di Verona.

Cari concittadini veronesi con disabilità e familiari, nessuno sta pensando alle vostre esigenze, abbiatelo chiaro e chi ci prova è bellamente ignorato. Non fatevi ingannare dai discorsi ma guardate lo stato delle vie, dei parchi, delle piazze e l'ingresso degli edifici o soltanto i siti web pubblici: la verità è tutta lì.

-------------------------------------------

(*) Il Comune di Verona è suddiviso in 8 circoscrizioni. La numero 1 corrisponde al territorio del centro storico. Una porzione di questo centro storico è stata mappata (solo mappata) nel 2018  e da allora, da Palazzo Barbieri si ostinano a dire che abbiamo un PEBA nel centro storico.


sabato 30 settembre 2023

Genitori Tosti , l'accessibilità (anche digitale) e il Comune di Verona

 


"Le nostre pagine, naturalmente, sono aperte a ogni motivata replica e precisazione da parte, nello specifico, della stessa Amministrazione Comunale di Verona. (S.B.)"


Terminava così il bell'articolo pubblicato su Superando lo scorso 25 agosto per raccontare la denuncia di Genitori tosti sui bagni per persone con disabilità installati in  un parco nella città di Verona, inaugurato  lo scorso agosto, il cui restyling è stato finanziata dalla Banca d'Asti.

L'amministrazione scaligera non si è fatta sentire, nè pubblicamente nè in privato, e nessuno, a parte l'associazione Genitori Tosti e l'osservatorio territoriale Verona Polis, ha mai più commentato l'accaduto.

L'associazione Genitori Tosti ha pensato allora di richiedere al  Comune di Verona l'istituzione di una commissione congiunta tra commissione urbanistica e sociale per affrontare il tema del PEBA(piani di eliminazione dele barriere architettoniche) esteso a tutta la città e soprattutto applicato prevedendo una progettazione “a monte”, in modo da non vedere mai più simili interventi di... inaccessibilità. L’accessibilità non riguarda solo un assessorato o un ufficio di un Comune, ma deve comprendere l’intera amministrazione: ogni qualvolta viene predisposto un intervento anche solo un evento, questo deve essere accessibile – per esempio: quanti eventi, che hanno anche il patrocinio o il contributo di un Comune includono davvero le persone con disabilità? Sono davvero tutti attenti affinché ci siano gli ingressi accessibili, i sottotitoli o le audiodescrizioni o gli interpreti LIS o, più “banalmente”, parcheggi dedicati vicinissimi all’ingresso e bagni accessibili?

Pensiamo perciò a quando un Comune deve riqualificare un’area o ristrutturare o persino costruire ex novo: tutto deve essere accessibile e quindi implica che esista un esperto o un gruppo di esperti che “faccia il tagliando dell’accessibilità” all’intervento, altrimenti avremo opere pubbliche che discriminano le persone perché non accessibili.

Intanto che si aspettava una risposta all’istanza di una commissione congiunta, l’associazione ha organizzato un evento coinvolgendo altre associazioni della città (che vanno ringraziate per la competenza e la disponibilità: CAI sezione di Verona, Verona Polis e Centro Studi di Architettura Militare) per illustrare l’accessibilità delle mura magistrali di Verona, patrimonio Unesco dal 2000: persino l’ultimo pezzo, il bastione delle Maddalene, di recente ristrutturato, non è totalmente accessibile nonostante si tratti di un’area immensa.

In questa occasione pubblica, tenutasi il 24 settembre scorso (*), che è stata molto partecipata, la presidente Alessandra Corradi ha chiesto se tra gli esponenti della amministrazione scaligera presenti in sala ci fosse qualcuno che si rendeva ambasciatore per portare una copia della convenzione ONU al sindaco della città, Damiano Tommasi, chiedendo che nell’agenda dei lavori del Comune di Verona sia inserita l’accessibilità urbana estesa a tutta la città e non solo alla porzione del centro Storico, che è stata solo mappata nel 2019 e da allora tutto si è fermato (così come i finanziamenti ).

La consigliera comunale Jessica Cugini (SI/Verona in Comune) ha raccolto la richiesta e due giorni dopo aveva già fatto l’ambasceria al sindaco.

Nel frattempo è anche giunta la notizia che la commissione congiunta è stata approvata e mancano solo le conferme di presenza, da parte dell’assessore con la delega all’abbattimento delle barriere architettoniche e dell’architetto, dirigente comunale, che si occupa della materia.

Il tutto lascia ben sperare e quindi si attendono i prossimi sviluppi.

A ridosso della XXI giornata nazionale dedicata all’abbattimento delle barriere architettoniche, istituita dall’associazione FIABA, pare di ottimo auspicio.

Senza l’accessibilità (che lo ricordiamo è ben descritta nell’articolo 9 della Convenzione ONU) non si realizzano tutti gli altri diritti connessi alla vita e quindi permane una pesante discriminazione delle persone con disabilità.

Il nostro Paese è ancora molto lontano dall’inclusione reale, come dimostra l’effetto che la petizione al parlamento Europeo avanzata da Lorenzo Torto (che tutti dovremmo ringraziare): l’Italia si è aggiudicata un’indagine per il mancato recepimento della Direttiva Europea sull’accessibilità dei prodotti e dei servizi per le persone con disabilità.

Se tutti ci rendessimo “tosti” in tanti posti del nostro Bel Paese, forse le cose funzionerebbero meglio.

(*) Per chi volesse vedere la registrazione dell’evento sulle Mura veronesi può richiedere il link scrivendo a osservatoriovrpolis@gmail.com

mercoledì 10 giugno 2020

Una nuova estate all'insegna dell'accessibilità!

Diodato canta per l'Europa dall'Arena di Verona deserta e ...

Sta per iniziare una nuova estate, nuova specie perchè, dopo l'emergenza Covid19, tutta la vita di relazione ha subito cambiamenti, anche permanenti.
L'estate è comunque il tempo degli spettacoli dal vivo, dei festival musicali importanti con migliaia o decine di migliaia di persone, delle fiere, delle sagre, del teatro nei cortili o in luoghi magici come i teatri di epoca greco-romana ancora esistenti sul suolo del nostro Bel Paese. 
E le persone con disabilità come fruiscono di tutti questi eventi? Ne possono davvero fruire?
Nel preparare la campagna di sensibilizzazione sull'accessibilità a concerti ed eventi dal vivo, non poteva mancare la petizione che abbiamo lanciato dalla piattaforma Change.org.
L'abbiamo indirizzata a 25 decisori, che appartengono ai vari settori dello spettacolo e dell'arte oltre che al MIBACT : 
Barley Arts, Eagle Booking, Apocalypse Extreme, Soundsrock, Etrurian Legion Promotion, Rocks Production, Good Music, Rock on Agency, Fondazione Arena di Verona, Teatro stabile del Veneto, MIBACT DIREZIONE GENERALE PER LO SPETTACOLO, Assomusica, M.E.I., Festival della musica italiana San Remo, Auditorium Parco della Musica, Istituto nazionale del dramma antico, Istituto nazionale del dramma antico, Umbria Jazz, Piero Pelù, Gianni Morandi, Fiorella Mannoia, Francesca Michelin, Chiara Galiazzo, Eugenio Finardi, Massimo Ranieri, Andrea Pennacchi.
Inoltre stiamo raccogliendo le adesioni di associazioni, operatori nel campo del mondo dello spettacolo e della musica e presto anche singoli artisti che sostengano questa campagna, che è importante non solo per la rivendicazione dei diritti di una categoria, ma anche per la questione della sicurezza.
Ci piacerebbe che si facessero avanti anche i tecnici cioè architetti, ingegneri, aziende che si occupano di pedane ed ascensori e tutto ciò che attiene alla realizzazione pratica dell'accessibilità.
Negoziare i saperi di ciascuno è la strategia vincente per ottenere un risultato ottimale, come m'insegna il Prof. Antonio Lauria dell'università di Firenze
Far ragionare enti e aziende su questioni di cui mai avevano anche solo pensato, tutti seduti ad uno stesso tavolo (anche digitale) sarebbe una gran bella cosa e  aiuterebbe il processo di inclusione delle persone con disabilità nella società. 
Ottenere un protocollo di accessibilità da applicare agli eventi in generale è l'anticamera di una legge che fissi in maniera definitiva ciò che è bene e sicuro per quanto riguarda l'accessibilità agli eventi sia che si svolgano al chiuso che all'aperto, in edifici storici e di pregio che in strutture ultra moderne.
Nei nostri desiderata c'è anche la speranza che il concetto di accessibilità (che, lo ricordiamo, è un diritto umano fondamentale) si sparga e contamini ogni altro settore della vita di comunità come gli edifici scolastici, gli atenei, gli ospedali, le banche, i negozi, i centri commerciali, gli impianti sportivi, i musei, insomma tutti i luoghi in cui si svolgono le umane attività, perchè nell'era moderna è inconcepibile che tutta una fetta di popolazione sia esclusa e discriminata e che nel caso dei concerti debba subire pratiche burocratiche lunghe e umilianti con il rischio anche di essere respinti o trattati nella maniera non adeguata, non paritaria rispetto a tutti gli altri partecipanti all'evento o anche subire disservizi a causa di bassi livelli di accessibilità. 
(In foto l'Arena di Verona e Diodato, caso di concerto senza pubblico causa emergenza Covid19).

lunedì 25 novembre 2019

Se ci fosse la legge succederebbero queste cose?


I tragici fatti avvenuti al quartiere Veronetta a Verona, lo scorso venerdì mattina, ci devono far riflettere e poi dovremmo agire e come cittadini e come amministrazione/enti di servizi.
In primis: che cosa succede quando un paziente oncologico terminale (come era la vittima) viene dimesso dall’ospedale?
La prassi non è l’attivazione di un protocollo di assistenza domiciliare, d’intesa con il medico di base?
Abbiamo letto, dall’articolo su L’Arena del 24.11.2019, che il figlio (omicida e tentato suicida) aveva avuto un incontro con l’assistente sociale dei servizi del Comune di Verona che gli aveva illustrato le possibilità offerte.
Ma poi dopo questo colloquio come prosegue l’assistenza verso le famiglie?
Abbiamo anche letto che, in seguito, questo signore si fosse recato, il lunedì antecedente i fatti, alla sede dell’associazione di volontariato del suo quartiere per chiedere “se qualcuno sapeva mettere un catetere” - su Il Corriere Verona del 23.11.2019.
Sapendo bene cosa significhi doversi orientare tra i servizi a Verona, posso affermare con cognizione di causa che è molto difficile farlo, se si è una persona in possesso di ogni facoltà mentale, con un certo grado d’istruzione e una considerevole pazienza.
Ora pensiamo a quest’uomo di 50 anni che tutti (vicini e commercianti del quartiere) definiscono “disturbato”, che non aveva più il lavoro e che era visto spesso camminare per le vie.
Viveva con entrambi i genitori, la mamma che era malata anche lei, ad un certo punto ad agosto scorso muore, lasciando un marito malato a questo figlio fragile.
Fortunatamente esiste una colf che frequenta la casa da 25 anni e quindi almeno è una figura di riferimento stabile e nota, per quest’uomo che si deve essere sentito perso, quando la madre è venuta a mancare.
Una madre che magari l’avrà sempre protetto.
Ciò che sciocca è leggere che il padre era caduto in bagno – neanche il minimo di ausili era stato procurato a questa famiglia? E un signore anziano, magari malfermo sulle gambe e reduce da una importate operazione chirurgica, è opportuno che vada in bagno in maniera “tradizionale” sapendo che il bagno è il luogo più pericoloso in assoluto e che registra i più numerosi incidenti domestici specie tra anziani? Nel protocollo di assistenza domiciliare dovrebbe anche essere inserita la consulenza e la messa in pratica per l’adattamento della casa quando si tratta di una persona con disabilità, perché il requisito imprescindibile in questi casi è il maggior comfort con il quale possiamo modificare l’ambiente domestico.
Posso fare delle ipotesi, sulla scorta di 11 anni in cui sono stata contattata da svariate centinaia di famiglie, ognuna con le sue specificità oltre al fatto che, io stessa, faccio parte di una “famiglia con disabilità” e quindi conosco bene la materia.
E mi immagino un figlio, di 50 anni anagrafici ma sicuramente molto più “giovane” a livello cognitivo, che si trova prima orfano e poi con un padre non più autosufficiente e anzi bisognoso di cure molto specifiche (quanti di noi sanno cambiare un catetere?) e di terapie farmacologiche rigorose oltre che di controlli periodici, visite, approvvigionamento di farmaci - che significa andare dal medico a farseli prescrivere e le prenotazioni al CUP etc etc etc
Ora: una persona come è stata descritta dagli articoli apparsi su L’Arena e su Il Corriere di Verona sarebbe stata in grado di fare tutto ciò? No.
Ha fatto però la cosa più intelligente da fare: ha chiesto aiuto.
E quando si è presentato all’associazione del quartiere, un’associazione che esiste da trenta anni, pluripremiata etc, che cosa gli hanno risposto?
Che avrebbero fatto il possibile (anche se non avevano capito bene che cosa chiedesse questo signore - si legge sempre dalla stampa).
Ora se a me arriva una richiesta di questo tipo, se non conosco la risposta, inizio ad attaccarmi al telefono finché non trovo qualcuno che manda un OSS, un infermiere, una badante, chiamo l’assessore, i servizi sociali, il distretto, il parroco, qualcosa mi invento se proprio non so: chiedo! Finchè non riesco a rispondere alla richiesta di aiuto pervenutami.
In 11 anni di attività ho avuto richieste di ogni tipo anche al di là della disabilità, di cui ci occupiamo (l’oceano delle malattie mentali per esempio) ma non ho mai congedato nessuno con un “faremo il possibile”.
Oltretutto che l’associazione ha sede nello stesso quartiere dove vive la persona che viene a chiederti aiuto: che fine ha fatto l'essere comunità?
Lungi da me addossare responsabilità alla Fevoss e alla sua legale rappresentante, ma: ci rendiamo conto che c’è qualcosa che non va?
Ad esempio: il collegamento tra i vari attori del sociale per cui attorno alle persone con bisogni creati da uno stato di malattia, disagio etc, non c’è nessuna rete di protezione e sostegno?
La sottoscritta ha fortemente voluto e ha trovato per fortuna una intelligente presidente di circoscrizione (Rita Andriani) e una coordinatrice del settore socio sanitario molto brava (Martina Pertile) per cui siamo riuscite a creare l’albo delle associazioni della Sesta Circoscrizione e la pagina online sul sito del Comune di Verona. Abbiamo anche fatto la festa per conoscerci tutti (che siamo tanti) e presentarci alla popolazione, presente pure l’assessore Bertacco. Tutte le altre 7 circoscrizioni dovrebbero fare altrettanto, così tutto il Comune sarebbe coperto e tutti saprebbero cosa c’è sul territorio e quindi sarebbe molto più facile avere servizi e appunto creare quella rete di cui parlavo sopra, in sinergia con gli enti pubblici.
Poi: neanche due settimane fa ho scritto all’assessore Bertacco e al consiglio Comunale (ma anche in Regione, al direttore della ussl 9 scaligera e ad un sacco di altri destinatari) per sapere che tipo di interventi avessero approntato nei confronti dei caregiver familiari, cioè quelle persone come il signore di Veronetta, che si devono fare carico dell’assistenza di una famigliare non autosufficiente.
Dal 2013 come associazione seguiamo l’iter della legge che ormai da più di 20 anni si aspetta ma non esce e ciclicamente avviamo campagne di informazione e mobilitazione poiché nemmeno tra le persone c’è la consapevolezza di questa figura che hai diritti che non sono rispettati.
La legge appunto servirebbe a fare finalmente ordine intorno a questa figura che al momento coinvolge quasi 9 milioni di italiani, in maggioranza donne, anche minori che si prendono cura di un familiare non autosufficiente (che non signifca solo “anziano”).
Il Comune di Verona dopo una mozione presentata dalla consigliera Maria Fiore Adami nel 2017 che sollecitava appunto a fare qualcosa, non ha mai neanche affrontato l’argomento.
L’assessore Bertacco è membro anche della commissione al Senato che si occupa della gestazione della legge nazionale ed è anche uno dei cofirmatari del DDL che sembra essere quello che diventerà legge.
Ma nessuno di coloro ai quali ho scritto ha mai risposto. In testa il senatore/assessore Bertacco, nonostante io sia andata, ancora nel 2017, a presentarmi ed illustrare la attività della mia associazione, il mio impegno per la causa dei caregiver italiani e avergli passato le nostre osservazioni da inserire nella legge.
Capisco che può succedere che un’associazione non stia simpatica e quindi si faccia finta che non esista e neanche si capisca bene quello di cui si occupa, ma non affrontare un argomento del genere e tentare di trovare delle soluzioni, questo non lo capisco.
Se la Fevoss avesse avuto le informazioni del caso, perché c’è una rete e collegamento tra servizi diversi, forse non sarebbe successo niente e questo signore, che è trattato ora come un delinquente e non la vittima di un sistema carente, sarebbe a casa sua con suo padre, vivo.
(La foto in alto che mostra le autoambulanze sul luogo dei fatti, viene da TgVerona.it)



giovedì 21 novembre 2019

Qualcuno inizia a rispondere

Come abbiamo spiegato nel post di ieri, abbiamo mandato diverse lettere a disparati destinatari, chiedendo notizie di quali interventi, le istituzioni venete, avessero messo in campo a favore della figura del caregiver familiare.
Sottolineiamo che esiste un fondo, istituito per un triennio, con una dote di 20 milioni all'anno, quest'anno aumentata di 5 milioni, per cui le iniziative volte a diffondere le informazioni sul caregiving hanno la copertura finanziaria.
Avete sentito di qualche  iniziativa/evento/pubblicazione informativa/ corso di formazione, in una qualunque regione d'Italia, che beneficiasse di questo fondo?
Comunque,  una prima risposta alle nostre lettere ci è arrivata dall'università di Padova che dice "  l’Ateneo di Padova riconosce già dall’a.a. 2007/08, la figura di studente caregiver familiare, qualora impegnato non occasionalmente nella cura e nell’assistenza di parenti non autosufficienti (genitori, suoceri, figlie e figli, conviventi, sorelle e fratelli, coniuge), prevedendo in termini di diritto allo studio una iscrizione a regime di studio a tempo parziale, al pari degli studenti lavoratori". 
'E possibile fare domanda anche per avere benefici economici come la riduzione delle tasse universitarie.  Infine :"Per quanto riguarda inoltre i requisiti di ammissione, qualora il voto di laurea non sia in linea con quanto previsto dal regolamento del corso di studio, l’Ateneo ha facoltà di valutare in via eccezionale, situazioni documentate, nell’ottica di ampliare gli accessi ai percorsi di studio.".
Quindi l'Ateneo di Padova è mille anni luce avanti e noi gli facciamo i complimenti!
Quanti altri Atenei in Italia considerano lo studente caregiver?
Rimaniamo in attesa.
Un'altra risposta ci è pervenuta dalla consigliera del Comune di Verona Maria Fiore Adami, che è anche la presidente di una commissione, che ci dice "Il mio primo atto è stato presentare una mozione per il riconoscimento e sostegno del caregiver familiare ( nel 2017 ndr). Bisogna però essere onesti intellettualmente e pensare che il tema non trova soluzioni a livello comunale , l'azione deve essere fatta a livello Nazionale con una norma che regoli ed aiuti i caregiver.".
Uno dei 36 consiglieri del nostro Comune, Verona, capogruppo della sua lista (PD)  Federico Benini così ci ha risposto: "Poiché è competenza regionale bisogna che il comune faccia pressione sulla regione per investimenti in tal senso."
In attesa di altri riscontri invitiamo i caregiver a contattarci, ovunque voi siate, per arricchire il quadro che andiamo componendo, in base ai dati che stiamo raccogliendo. Ogni nuovo caregiver è una testimoniaza importante.
La nostra pagina di FB ci dice che la nostra campagna, a 48 ore dal lancio, ha raggiunto oltre 16.000 persone.
Andiamo avanti.