martedì 5 aprile 2011

Il senso della vita



Leggevo oggi un articolo de La Nazione in cui si parla di un signore che ha un negozio, in cui ha inserito un dipendente disabile, proveniente dal progetto di agricoltura sociale voluto e sostenuto da un'associazione, il centro di igiene mentale sul territorio e da ben 5 aziende. Leggevo, sempre oggi, su Il Giorno "Un piano provinciale per dare lavoro a oltre tremila lavoratori disabili nonostante la crisi (su un totale di 5.157 iscritti agli elenchi). È stato presentato ieri il Piano provinciale 2011/2012 per l'occupazione disabili (Lift: lavoro integrazione, formazione e territorio), predisposto dalla Provincia di Monza e Brianza secondo le norme regionali, con le risorse stanziate dalla Regione."

Mi viene in mente, poi, la Regione Emilia Romagna di cui ho sentito parlare, al convegno finale di Handimatica, lo scorso novembre, sia la responsabile del'inserimento lavorativo presso il Comune di Bologna Claudia Romano che l'on. Donata Lenzi - che è stata una delle firmatarie dell'interpellanza dell'on. Amalia Schirru, per cancellare quell'emendamento che aboliva la priorità dei disabili a favore delle vedove e degli orfani del terrorismo, per il collocamento al lavoro. Con che passione parlavano dell'inserimento lavorativo queste due esponenti dell'ente pubblico!


So di realtà in cui i genitori stessi si sono messi insieme e hanno creato delle opportunità lavorative per i loro figli e per i figli degli altri.

Immagino che realtà così ce ne saranno decine in tutto il nostro Paese, magari sono insufficienti (ma chi può dirlo? Ci sono dati in merito, qualcuno che monitora?) ma testimoniano che se si vuole si fa e viene coinvolto anche l'interlocutore pubblico.

Quindi sono ancora qui a chiedermi perchè, una delle figure coinvolte nella riabilitazione di mio figlio, appena ha saputo che l'anno prossimo andrà in prima elementare, ha avuto una reazione scomposta, facendomi notare, prima, che era possibile stare alla materna un altro anno – i nostri figli sono già indietro di loro, invece di adoperarsi per rimetterli in pari con i compagni, o perlomeno a provarci, li si lascia nel limbo protetto per un altro anno?

Poi, con fare perentorio, ha vaticinato: "Dopo la scuola dell'obbligo c'è il nulla".

"Eh?".

"Sì, c'è solo il CEOD!". (*)

Confesso che se avessi visto uno gnomo sbucare dalla sua scrivania, sarei rimasta meno spiazzata: ancora non abbiamo iniziato questa scuola dell'obbligo e mi devo mettere a pensare a quando finirà?

Cosa sono, 10 anni – se non viene bocciato?

In questi 10 anni che facciamo, ci mettiamo nel loculo ad aspettare?

Fanno così gli altri genitori, intendo quelli dei figli normo?

Ma poi chi lo dice (cioè chi ha il potere di dirlo, al momento) che mio figlio non potrà proseguire all'università? Magari quelle stesse persone che dicevano che non avrebbe parlato, non avrebbe camminato e quindi era inutile tentare qualsiasi cosa. Ah complimenti, è questo l'approccio italiano?

Certo, se la mentalità è quella che una persona come mio figlio è da assistere piuttosto che provare a rendere autonoma, in Italia non andiamo da nessuna parte, eccetto che nei ghetti.

Mi viene in mente per esempio la storia di Silvia, che ha segnalato mresciani in un suo post. Se ci fosse stato uno o più di quelle persone che seguono lei e la sua famiglia che avesse detto "è troppo grave per andare a scuola, deve stare a casa", che sarebbe successo? Mi viene in mente quel ragazzo che muove solo un muscolo della gamba, eppure fa lo stilista.

Non contenta, o forse, chissà?, non sono riuscita assolutamente a decifrare la disposizione d'animo che originava il tutto, questa persona ha continuato ad infierire (non trovo altro verbo più acconcio a descrivere l'azione) dicendo che lavoro non ce n'è e che bisogna guardare in faccia la realtà perchè mio figlio non è in grado di lavorare.

Mio figlio ha 5 anni.

Ci sono ragazzoni normodotati che a trenta-trentacinque sono ancora a casa dei genitori e non lavorano.

Ci sono ragazzi normo che della scuola se ne fregano, stanno fuori tutte le notti fino all'alba e si spaccano a bere, fumare e drogarsi.

Mio figlio ha avuto la grande sfiga, senza chiederlo né sceglierlo, ma ce l'ha avuta, di nascere disabile, e non ha commesso nessun crimine né si butta via a vuoto, ma anzi si impegna a fondo (e noi con lui) in un mondo che non è a sua misura e pieno di ostacoli soprattutto culturali: devo pensare ADESSO che la sua vita (ammesso che) sarà senza chance?

Ma che senso ha la vita, per questa persona, voglio dire c'è una vita di serie A e una di altra serie, inferiore, a scartamento ridotto, per i disabili?

Poiché invece io la penso come un certo signore autore del bellissimo motto "trasformiamo la sfiga in sfida" e "Si può fare" non è solo un film ma la storia vera di una realtà che probabilmente ha frantumato i pregiudizi, metto in conto anche quest'episodio, fa volume nel libro delle esperienze che segnano il percorso di noi genitori – lasciatemi considerare: già la nostra vita è difficile, complicata, nello specifico non ho nemmeno la fortuna né economica né parentale, eppure mai ho pensato che fossimo sfigati né che mio figlio fosse un poverino e non mi sono mai strappata i capelli commiserando la nostra situazione.

Al contrario ho sempre cercato, e mio marito con me, di trarre il massimo, di vedere il bicchiere mezzo pieno e, nonostante il caratteraccio ursigno, il sorriso non m'è mai mancato.

L'atteggiamento di questa persona perciò è per me incomprensibile: i genitori li devi supportare non certo umiliare come se, desiderando l'integrazione, commettessero chissà quale peccato.

La sensazione è che per certe persone (fortunatamente non tutte!) sebbene lavorino nel campo è impensabile che un genitore sia sereno, faccia progetti, abbia aspettative, altrimento non mi spiego questi tentativi di schiacciamento al suolo. E mi sfugge il senso di vite così....

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(*) ho messo il primo link fatto bene che ho trovato ;)

lunedì 4 aprile 2011

Ce la possiamo fare



di mresciani:

Venerdì scorso ho partecipato a questo dibattito organizzato dalla Consulta Provinciale di Cagliari: : "Il procedimento sanitario e amministrativo di accertamento dell'invalidità civile".

Non potevo mancare, era troppo importante, certo l'ora era pesante (ore 15.00), specie per chi di mattina fatica e finisce tardissimo. Alla fine non mi sono pentita di aver partecipato a questo appuntamento importante, meritava veramente. Alla discussione partecipavano le associazioni dei disabili, i nostri interlocutori erano oltre al Presidente della Consulta Provinciale/Cagliari delle Associazioni delle Persone con Disabilità anche

- il Responsabile della struttura di medicina legale - ASL Cagliari

- il Responsabile del Centro Medico Legale - INPS Cagliari

- una dirigente INPS non ricordo di quale territorio (non Cagliari).

Dopo che i relatori hanno fatto la loro relazione, la parola è andata al pubblico. Da come parlavano i relatori sembrava che la macchina dell'invalidità fosse un gioiellino, da spolverare ogni giorno, come prezioso soppramobile. Domande da fare? Certo una marea......quante mani alzate? .....tante! La mia? Certo si ergeva forte e alta nella sala (alta per quanto il mio fisico consente!!). Passo per passo abbiamo fatto notare ciò che non va nelle nuove procedure per la concessione delle pensioni di invalidità. passo passo abbiamo fatto notare ciò che assurdamente non va nelle visite di revisione. I nostri interlocutori , molto pacatamente hanno spiegato; devo comunque dire che a me non hanno per niente convinto, arrancavano nelle risposte........e poi guarda caso, se qualcosa non andava c'era sempre qualche errore da parte del presentatore della domanda .....insomma non era mai colpa loro. Tra me e me sorridevo pensando alla lettera aperta che i medici INPS resero pubblica, nella quale si lamentavano dicendo di non capire più le varie indicazione e contro-indicazioni che l'INPS comunicava loro riguardanti le regole da seguire per i procedimenti di invalidità civile. Certo li abbiamo sommersi di domande....ed abbiamo fatto emergere le criticità esistenti e NON SONO POCHE!!! Ci auspichiamo che la Consulta Provinciale dei disabili di Cagliari, avvii una serie di dibattiti importanti come lo è stato questo, argomenti assolutamente chiarificatori per i nostri disabili, che portino a dei miglioramenti nel nostro territorio, argomenti che portino anche alla creazione di nuove idee anche per chi terminerà il percorso scolastico, ed anche per un dopo di noi .....argomento che ci sta tantissimo a cuore. Insomma questo è solo l'inizio di una strada che stiamo cominciando a percorrere.......nel nostro cammino troveremmo salite, colline e montagne, ma la speranza è di riuscire a salire sempre più in alto. Per ora ci sono tutti i presupposti perchè si effettui un bel lavoro, c'è la volontà di noi associazioni e la volontà dell'Ente Locale Provinciale nella veste dell'Assessorato ai Servizi Sociali. Perciò ajò, che ce la possiamo fare!

domenica 3 aprile 2011

Non c'eravamo accorti



Lo scorso giovedì abbiamo avuto l'ennesima prova di come possa essere trattata una persona, se disabile, nel nostro Paese, mi riferisco all'inqualificabile episodio che ha avuto come vittima l'onorevole Ileana Argentin. Pensavo, tra le altre cose: se Ileana fosse stata un uomo, avrebbe ricevuto il medesimo insulto? Cioè se sei donna e disabile la discriminazione è sempre doppia. Non è un pensiero che ho fatto solo io. Nell'immediato la notizia è apparsa su alcuni quotidiani e tutto è finito lì. Poi ci sono state le attestazioni di solidarietà dei colleghi di partito. Quindi su qualche blog è apparso qualche commento. Leggendone alcuni, uno su tutti mi ha colpito: se non era per questo fatto increscioso la gente non avrebbe saputo che in parlamento c'e Ileana Argentin.

Eppure a leggere il suo curriculum è una persona davvero competente e attiva. Chissà, forse la carrozzina funziona come il mantello magico di Harry Potter, diventi invisibile.

Ricordiamo i fatti: l'on. Italo Bocchino fa il suo intervento; alla fine ci sono gli applausi. L'on. Argentin, non potendo muovere le mani, fa applaudire il suo assistente. L'on. Osvaldo Napoli, contrariato perchè un non parlamentare applaude, le arriva davanti e apostrofando con l'indice, dice all'on. Argentin di non farlo applaudire. Alchè lei prende la parola per spiegare e qui scoppia il caos in cui si insinua il gentile invito dell'on. Massimo Polledri.

Che tristezza dover spiegare che se hai la SMA non puoi muovere le mani e quindi il ragazzo che è sempre al tuo fianco non è un ospite, cui stai facendo fare un tour, ma è il tuo assistente – ma non se ne era mai accorto nessuno? L'on. Argentin come tutti i parlamentari applaude cioè il suo assistente lo fa, non ci ha mai fatto caso nessuno? Oppure ha dato fastidio che potesse essere applaudito l'intervento di un FLI da parte di un esponente del PD?

Chiunque può fare gaffes, no? Ammettiamolo pure, per educazione. Eppure da qui si evince che proprio, il signor Osvaldo Napoli, prima del 31 marzo 2011, non si era mai accorto che in parlamento c'e anche Ileana Argentin. Maddai! Ma non è finita qui. Veniamo all'insulto. Fatto gravissimo perchè si offende sulla base di uno stato fisico ergo si discrimina. Non mi soffermo oltre al riguardo perchè per me, e spero per molti, la gravità della cosa è scontata, non serve spiegare il perchè o il percome e se serve vuol dire proprio che abbiamo una cultura incivile, cafona e indifferente. Qualcuno si è domandato chi è Massimo Polledri? Si, sappiamo tutti che è un leghista. Ma cosa fa nella vita o meglio faceva, prima di diventare un parlamentare, Massimo Polledri? Leggetelo qui.

sabato 2 aprile 2011

MA MI FACCI IL PIACERE!

di mresciani: Ormai non abbiamo più nessun problema per trovare argomenti per il nostro blog, basta aprire il televisore ed ecco che dappertutto appare il circo, il famoso circo italiano. Ormai succede di tutto, i nostri salotti casalinghi ogni giorno vengono invasi dalla prepotenza e dall'esuberanza negativa di questi individui che lavorano o gozzovigliano davanti ai nostri schermi. Programmi insulsi che dovrebbero ricreare cause civili, da anni non credibili, vengono recitati malamente da disoccupati in cerca di oboli per andare avanti. Davanti alle telecamere ecco che appare un guardaroba vestita da donna che, si permette di offendere chi veramente ha sofferto e soffre ancora perchè terremotati. Ma come si permettono certe figuranti di scimmiottare le disgrazie che affliggono la nostra nazione? Come si permettono di offendere persone che hanno perso la casa e tutto quanto e le accusano di vivere alle spalle dello Stato? Bene farebbero togliersi davanti al mezzo televisivo e impiegassero meglio il loro tempo lavando le scale e rendendosi utili magari a rigovernare la loro casa! Ormai in televisione chi urla più forte...è veramente figo .....questo dovrebbe essere il messaggio che passa dal nostro video alle nostre case. Ma alle nostre case?? Ma alle case di quelle persone che vogliono vivere in un mondo ovattato di crusca.....sì di crusca .....perchè quello dovrebbe essere il cibo che ben si adatta a quel genere di pubblico. Pensavamo che qualche ambiente ancora si salvasse in questa nostra martoriata Nazione, Nazione che volevo ricordarvi ormai non è più competitiva per colpa dei nostri figli disabili e dei passeggeri delle carrette del mare che stanno approdando in maniera esponenziale in cerca dell'eldorado nella nostra terra. Ormai in tante nazioni veniamo presi in giro e derisi per l'allegro andazzo che certi individui hanno preso, nazione di burloni che giocando sulla pelle degli altri, non esitano a mortificare persone più deboli. L'esempio lampante è apparso su tutti i telegiornali già da avant' ieri dove nel posto deputato alle decisioni più importanti che riguardano tutti gli abitanti della nostra Italia è avvenuto questo. Che dire ? Siamo arrivati alla frutta.........veramente siamo arrivati all'ammazza caffè!! Ormai il luogo dei galantuomini fa quasi arrossire anche le sacche della nostra società più malfamate. Non si rispetta più nessuno, mentre i "vaffa" imperano nelle nostra alte Camere, qualche altro gentiluomo apostrofa la collega deputata chiamandola "handicappata del ca..o". Evviva la galanteria soprattutto! Ormai, lo dico da tanto tempo, le barriere mentali di certi individui non hanno più ragione di trovare la retta via. Persone che dovrebbero decidere del nostro futuro, si mettono ad insultare, disprezzare e cercare ogni possibile modo per umiliare chi magari ha avuto la sfortuna di nascere con un problema. Un tempo quasi ci si inchinava davanti a questi nostri politici. Oggi dovremo pensare di togliere anche quella parola che tutto ha, all'infuori del concetto di ONOREVOLE. Come diceva Totò (che adoro) mi piace ripetere: "MA MI FACCI IL PIACERE!!!!!!!"