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domenica 21 aprile 2013

Si fa presto a dire poncho! Pioggia e sedia a rotelle.


Come si suol dire chi non sperimenta certe cose non s'immagina..... mi fa piacere invece che per esempio l'insegnante di sostegno e la lettrice di mio figlio abbiano provato cosa vuol dire spingere una carrozzina (tra l'altro super leggera) sui marciapiedi delle nostre strade - dovevano fare alcuni isolati per raggiungere dalla scuola un circonvicino cinema per assistere ad uno spettacolo teatrale insieme a tutta la classe. L'insegnante mi dice che è stato faticoso perchè la condizione del percorso è accidentata... erano solo pochi isolati. Alchè le ho riposto "Pensa che noi sono ormai sette anni che sperimentiamo questa fatica".
E con nostro figlio siamo andati dappertutto e con ogni condizione metereologica.
Questa mattina, una domenica mattina qualunque, ma non per me, perchè per due buoni mesi e oltre sono stata agli arresti domiciliari causa gravidanza a rischio e quindi, da quando la terza figlia è nata, omai quasi un mese fa, penso possiate immaginarvi la mia voglia, anche eccessiva forse, di riprendere una vita normale, fatta di poter fare cose normalissime, come stare in piedi, portare in braccio la mia figlia di mezzo che di anni ne ha due e mezzo, movimentare il figlio maggiore e usare la pedana elettrica per uscire di casa e fare un giro fuori, oltre ad un mucchio di altre cose ovviamente, ma sono cose che i normodotati bipedi e autonomamente deambulanti danno per scontate e e nemmeno ci pensano.
Quindi questa mattina mi ero fatta come punto d'onore di preparare tutta la truppa per uscire e raggiungere l'edicola di fiducia e poi magari la pasticceria.
Come ogni genitore che si ritrova nelle nostre condizioni sa cosa vuol dire prepararsi per uscire, se poi ci aggiungete una bimba di 2,5 anni e un'infante di neanche un mese, avete il quadro preciso della situazione. Invece per tutti gli altri che non hanno un figlio tetraplegico e che si muove solo se lo muovete voi genitori è difficile per noi spiegare e per loro capire, anche quando abbiamo spiegato, dovrebbero proprio sperimentarlo 24 ore al giorno, tutti i giorni.
Finalmente, dopo quasi due ore di preparativi vari, guadagnamo l'uscita e............... inizia a piovere!
Piuttosto che rinunciare al giretto sarei andata sulle nuvole e le avrei prese per il copino obbligandole a trattenere le loro precipitazioni! Ci sono già troppe barriere, specialmente mentali ed emotive, che intralciano le ruote della carrozza di mio figlio, tante volte abbiamo desistito da intendimenti vari perchè era tutto troppo difficile e noi esausti, fisicamente logori e con l'umore pessimo.... ma nostro figlio non può pagare sempre per tutte queste cose.
Calma, ci siamo dotati di poncho regolamentare che copre interamente il rampollo, le due ragazze sono rietrare in casa con il papà e un felice bimbo, insieme alla sua mamma, sono potuti uscire, sfidando le intemperie.
Un inciso: non se se noi siamo poco organizzati o manca proprio l'informazione giusta ma, per esempio, come fai a spingere la carrozzina con due mani e contemporaneamente ripararti dalla pioggia reggendo l'ombrello? Io con una mano sola non riesco a portare la carrozza, forse sì riuscirei se la strada fosse liscia e sufficientemente larga, senza tutti quei buchi, sconnessure, gradini, auto in sosta selvaggia, restringimenti  improvvisi ed illogici del marciapiede che in alcuni punti diventa stretto anche per una persona all'inpiedi..... ma ormai il percorso per arrivare all'edicola di fiducia lo conosco a memoria e ho tutta una serie di trucchi e strategie per far in modo che mio figlio non concorra, ogni volta, ad un rally di primo livello. 
Dopo pochi metri ho preso l'ombrello, l'ho chiuso e in qualche modo l'ho sistemato e pazienza per la messa in piega, mio figlio canticchiava perciò questo val bene l'acconciatura, altro che cavallo per il regno!
Intanto che spingevo e canticchiavo anche io, pensavo che non conosco nessun accessorio utile in caso di pioggia e mi chiedo se esistano: per esempio un qualcosa, un'appendice, dove posizionare un ombrello all'uopo per riparare chi spinge e la testa di chi sta seduto, ma esiste?
Oppure bisognerebbe avere un cappello, come il mio fantastico cappello cinese, ma in materiale impermeabile - il mio è di paglia o bambù insomma si bagna.... come per esempio questo - che è un cappello di carnevale, ma noi genitori di figli con tetraplegia siamo molto creativi e non ci formalizziamo. Perchè e lo sottolineo, per noi che abbiamo i calli da manubrio di carrozza, è fondamentale avere sempre le mani libere (cioè non occupate da altro che non siano le manopole del manubrio) e viaggiare leggeri.
Intanto che spingevo pensavo a quante cose mancano, nel nostro Paese, cose anche molto elementari e realizzabili con poco dispiego di risorse, che faciliterebbero di molto la vita nostra e dei nostri figli. 
In ogni caso la mia coggiutaggine ha sortito un insperato premio, oltre alla felicità del mio bimbo che, quando sente il vento sulla faccia, si trasfigura in un enorme sorriso: all'edicola, buttando l'occhio qua e là tra la distesa di riviste, ne ho trovata una che contiene un corposo servizio di molte pagine intitolato "la casa senza barriere", è una rivista d'arredamento e capita proprio a fagiolo, per la sottoscritta, chè sono mesi che si arrovella per risolvere certe disarmonie domestiche.
Direi inoltre che è un grande segno del cambiamento nella cultura, addirittura una rivista che si occupa di questi argomenti!
Buona domenica a tutti, sebbene la pioggia  e tanti cari saluti ad Andrea Pennati, che è un ragazzo che noi Genitori Tosti ammiriamo molto e del quale siamo amici, che ha avuto la fantastica idea di aprire un gruppo su Facebook intitolato "Le carozzine" e che affronta appunto tutto quanto riguarda lo status di "rotellati".
P.s.: e comunque, neanche il mirabolante poncho che copre tutto è adatto, ad un certo punto si è impigliato nelle ruote e quasi si strappa... anche qui urgerebbe soluzione acconcia.... esisterà?

venerdì 14 gennaio 2011

A.A.A. Abbigliamento, Accessori.... Aiuto!


"Mentre a dodici anni i ragazzi cominciano a operare le loro prime scelte, relative ad esempio a come vestirsi, per gli individui diversabili questo non succede, anzi passerà ancora molto tempo prima che tutto ciò possa avvenire. Chi compra i vestiti al diversabile di solito è la madre, e i colori che sceglie per lui sono più o meno sempre gli stessi e cioè marrone, grigio, verde scuro, colori sempre molto spenti e anonimi. le taglie, poi! sempre due misure più grandi, con la scusa che è più facile sfilarle, e questo non è vero. Tutto ciò accade in primo luogo perchè gli abiti non vengono acquistati dal diretto interessato e, secondariamente, perchè in realtà in tal modo si cerca di mimetizzare il suo corpo."
Chi scrive è Claudio Imprudente, nel suo libro autobiografico, in cui ho trovato questo spunto/abbrivio per, finalmente, scrivere questo post, che avevo nel mouse da tempo.

Spesso ho pensato che una cosa che manca è l'abbigliamento, dedicato a chi ha bisogni speciali, nella fattispecie proprio chi divide la sua vita con la carrozzina - ma anche, perchè no, chi deve usare il sondino... mi sono sempre chiesta se esistano per esempio i body con l'apposita apertura per la cannula.
Dicevo, la carrozzina: chi non la usa non può sapere che il problema più fastidioso (e d'inverno anche a rischio di acciacchi) è "l'effetto Shakira": la zona lombare risulta perennemente scoperta e di conseguenza anche quella basso addominale.
Ho sempre cercato di ovviare, finchè mio figlio era piccino, con dei body chè almeno se si sollevava camicia, pullover e pure giubbino, rimaneva il tessuto del body chè d'inverno è pure felpato, magari. Poi il bambino diventa grande e l'unica alternativa è usare body da donna ma, sinceramente non me la sono sentita, mi sembrava irrispettoso nei confronti di mio figlio.
Così cerca e cerca i body maschili, da una certa taglia in su esistono, ma solo all'estero. Perchè in Italia no?
Solo quest'estate ho scoperto perchè chi sta sulla carrozzina patisce l'effetto Shakira: perchè ci vorrebbero dei pantaloni fatti apposta, che hanno la parte di dietro più alta, ma dove, in Italia andare a trovare questi pantaloni? Perchè la cosa l'ho scoperta su un sito americano, ovviamente.
Finora me la cavo grazie ad una grande catena svedese che ha proprio dei begli articoli e COLORATI da bambino e non da "paziente ospedaliero" ma cmq è inutile prendere pantaloni tipo jeans né quelli eleganti e soprattutto si deve calcolare che non devono esserci cerniere, bottoni o escrescenze varie perchè, comunque, questi articoli da indossare sono pensati per bambini bipedi in verticale e non per chi sta seduto o magari sdraiato.
Stendiamo un velo pietoso poi sulle scarpe: chi usa i tutori deve anche prendere scarpe"normali" di uno-due-tre numeri più grandi di quelle che effettivamente si portano, con un avvilente effetto clown che contribuisce all'umore perennemente brontoloso della genitrice qui scrivente. Scarpe più grosse vuol dire anche più peso da spostare e quindi più fatica – non per me ma per il bimbo, ovviamente.....
Pensiamo poi all'autonomia, la tanto preziosa autonomia che certe mamme vorrebbero che il proprio figlio sviluppasse perchè non si può passare la vita a fare le badanti al figlio: ve l'immaginate cos'è abbottonarsi o allacciarsi le scarpe per chi ha grosse limitazioni/coordinazioni motorie?
Avete mai visto un costume da bagno per persone disabili? A parte che io lo trovo solo in una città diversa dalla mia di residenza, ma vi assicuro che è davvero un obrobrio.
E poi pensiamo agli accessori da carrozzina: per ripararsi d'inverno si userebbe appunto una specie di trapunta che avvolge le gambe e parte del bacino che si fissa alla carrozzina. Casualmente mi è capitato in mano un flyer di qualcuno che importa questi articoli dall'estero e la taglia più piccola costa, iva esclusa, la sciocchezza di 250 euro. Un poncho che non ha nulla di diverso da quello che usano i cacciatori, che serve a ripararsi dalla pioggia, se è per una persona disabile diventa per magia un articolo di lusso!
Potrei andare avanti, ma quello cui voglio arrivare: non ci vuole molto per parificare anche nell'abbigliamento e accessori le persone disabili – esistono i negozi per i mancini, non possono esistere negozi per chi ha esigenze speciali? Ma davvero su 60 milioni di abitanti del nostro Paese chi viaggia sulle ruote è una quota talmente infinitesimale da non meritarsi una fettina di mercato? Pensiamo alle ragazze, alle donne, neanche loro hanno diritto per esempio agli abiti da sera e devono arrangiarsi in qualche modo per le esigenze di tutti i giorni?
Qualche cosa si trova ma sono iniziative talmente isolate e diluite nel tempo:

1) L'idea di Camera commercio Milano e DfaDesign for all per singole persone
MILANO. Una cravatta che si annoda da sola, un gioiello certificato come etico che si può indossare con una mano sola, il corrimano non invasivo che «non c'è» per chi non lo usa. Sono alcuni dei progetti di prodotti innovativi presentati da piccole imprese milanesi al convegno «Idea Design for all», promosso dalla Camera di commercio di Milano in collaborazione con l'associazione Dfa che sta diffondendo una nuova cultura progettuale tesa a superare il design industriale tradizionale con prodotti che soddisfino le esigenze delle singole persone nella loro specificità: molto bassi, troppo alti, anziani, donne in gravidanza, invalidi.
«L'approccio Design for all consente alle aziende di ampliare il proprio mercato di riferimento con prodotti ad hoc per questi target che non sono piccoli», dice Alessandro Spada, consigliere della Camera di commercio. «L'obiettivo è aiutare le imprese, soprattutto medio piccole, a innovare per superare la crisi, migliorare la qualità estetica ed economica dei prodotti e diventare più competitive, acquisendo una nuova immagine e raggiungendo nuovi segmenti di mercato».
L'iniziativa è partita un anno fa con la selezione di cinque aziende della provincia di Milano che, grazie al supporto della Camera di commercio e al team di esperti dell'associazione Design for all, hanno partecipato a un percorso formativo che ha preso in esame l'ergonomia, il design e il marketing che stanno alla base dei progetti innovativi e le linee guida per realizzare un prodotto in grado di essere usato davvero da tutti. «Sono tutti progetti che verranno brevettati e lanciati presto sul mercato grazie anche agli strumenti acquisiti dalle imprese durante il percorso formativo.
di Carlo Arcari (da Italia Oggi del 02-12-2010)

2) Abbigliamento, il progetto Design for All
MILANO. Martedì 30 alle 17 presso Palazzo Giureconsulti verranno presentati i risultati del progetto Idea DfA: il primo progetto italiano di introduzione della metodologia progettuale Design for All nelle piccole e medie imprese. Il Design for All nasce da un'allarmante constatazione: la progettazione industriale tradizionale si rivolge ad un utente standard e così facendo penalizza fino al 95% della popolazione europea (la persona alta o bassa, quella con gli occhiali, le dita grosse o l'artrite, l'anziano ecc.). Il DfA offre risposte per superare questa penalizzazione: soddisfa persone con caratteristiche molto diverse tra loro, valorizzandole tramite prodotti di più facile, comodo e gradevole utilizzo. In collaborazione con l'associazione Design for All Italia, la Camera di Commercio ha offerto a cinque imprese un servizio di consulenza per implementare in azienda l'approccio progettuale Design for All. Durante il convegno i promotori del progetto e le cinque imprese presenteranno il percorso per l'implementazione della metodologia e spiegheranno come questo tipo di innovazione possa rappresentare una strada per la differenziazione dei prodotti. Info: www.mi.camcom.it/dfa; tel. 02.85 15 45 13; email: contributialleimprese@mi.camcom.it). (da Il Giorno del 25-11-2010)

Sempre cercando sul web ho trovato un articolo relativo alla foto che poi ho usato per questo post (caspita, ma è datato 2000!) e quest'altro sito che riguarda l'iniziativa di un'associazione. Sono sicura che esistono altre realtà ma non esiste un luogo, nemmeno virtuale in cui sono tutte riunite e che agevolino la vita quotidiana di tutti noi.
Vorrei che quello che ho scritto si tramutasse in semini, perchè non ci credo che non esistono persone che possono mettere in atto, per esempio, quello che hanno fatto due ragazze italiane (*): poiché il loro amico sulla carrozzina aveva esigenze specifiche per l'abbigliamento, hanno creato loro una linea. Esisterà anche qualcuno che ha una fabbricchetta che potrebbe produrre gli abiti in quantità da mandare poi ai negozi etc – oppure perchè no, affidarsi all'e-commerce, in quest'epoca ad alta tecnologia? Senza contare, poi, che le idee innovative e l'impegno vengono premiati.
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(*) purtroppo non ho tenuto da parte l'articolo e non ricordo nessuna coordinata utile e seganalare quest'iniziativa.