venerdì 12 giugno 2020

Accessibilità urbana


"Come sapete mi occupo della difesa dei diritti delle persone con disabilità. Come associazione abbiamo attivato, ormai da 5 anni, un progetto che si chiama “Barriere mai più” per dare il nostro contributo in materia di accessibilità.
Uno dei diritti delle persone con disabilità è la mobilità: indipendentemente dal tipo e dal grado di disabilità, ogni persona ha diritto a muoversi e a fruire degli spazi del luogo in cui vive.
Invece le città sono concepite e realizzate per i soli cosiddetti “normodotati” cioè deambulanti autonomamente e in posizione verticale, vedenti, udenti, in possesso delle facoltà psichiche e cognitive integre.
Ma siamo tutti potenzialmente disabili:
1) per età, quando sopravviene quella terza;
2) per eventi traumatici (incidenti automobilistici/sul lavoro/in casa anche un semplice tuffo in piscina, a volte…);
3) per patologie ad insorgenza tardiva (per es. SLA);
4) per condizione di temporanea disabilità (fratture/patologie oncologiche).

A partire dal 1986 nel nostro Paese la legislazione italiana ha iniziato ad occuparsi di accessibilità con i PEBA cioè con i PIANI DI ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE, abbiamo norme che obbligano gli amministratori dei Comuni (ma anche le ASL e qualsiasi tipo di PA) a rendere accessibili edifici e spazi pubblici e privati.
Dalla seconda metà degli anni '80 del secolo scorso ad oggi, 9 giugno 2020, la situazione è pressochè invariata: le città continuano a discriminare tutta una fetta della popolazione.
Quando siamo in presenza di edifici storici poi, c’è sempre l’alibi del vincolo della soprintendenza – mentre invece ci sono addirittura corsi universitari che insegnano come si rendono accessibili gli edifici storici.

Prendiamo l’esempio di Verona: fino al 2017 nessuno si è mai occupato a livello amministrativo di applicare la legge sui PEBA. Con l’insediamento dell’attuale amministrazione nel luglio 2017 è stata addirittura creata una delega ad hoc “Programmazione interventi per abbattimento barriere architettoniche” (programmazione!), conferita all’assessore che a Verona si occupa di Pianificazione urbanistica, Edilizia privata, Edilizia economica e popolare, Ambiente.
Fortuna ha voluto che proprio in quei tempi fosse finanziato il fondo statale che poi è stato suddiviso tra le Regioni, a disposizione dei Comuni che ne avessero fatto richiesta.
Con i 14mila euro ottenuti, il Comune di Verona ha assunto un architetto che ha mappato il solo centro storico della città. Mappare significa passare a setaccio ogni via e in base a criteri predefiniti stilare una scheda per ciascuna barriera individuata, con foto.
Tutte le schede sono state caricate sul sito web del Comune di Verona.
Il lavoro dell’architetto è stato presentato il 25 aprile 2018.
La previsione annunciata dall’assessore è che le barriere (del solo centro storico) saranno abbattute in 10 anni ( !) con una spesa di 14 milioni di euro.
Da allora ad oggi le barriere abbattute a Verona sono quelle che vedete in questa bellissima vignetta di Gianni Falcone- su oltre 2300 barriere individuate, in 20 mesi ne sono state abbattute 6.





Non è dato sapere poiché in nessun provvedimento, documento e quant’altro della nostra amministrazione se e quando è prevista la mappatura del resto della città.

E stiamo parlando di una città che, pur accogliendo centinaia di migliaia di turisti ogni anno ha, per esempio, un monumento come l’Arena senza una pedana/scivolo a norma per accedere. Quella che c’è serve solo per i macchinisti di Fondazione Arena e per chi abbia da trasportare strumentazione etc per gli eventi in genere. ‘E molto scivolosa e diventa addirittura pericolosa se piove – testata personalmente. Inoltre, le due cause legali per discriminazione pendenti contro la Fondazione che gestisce il monumento, sono la testimonianza di quanto sia accessibile, per una persona con disabilità, andare lì, ad un concerto. Noi come associazione stiamo sostenendo una delle due ricorrenti e abbiamo lanciato una campagna per ottenere concerti ed eventi accessibili in tutt’Italia.

Non è dato sapere poi, come è andato a finire (casomai sia mai partito), il progetto che l’assessore ha copiato da Reggio Emilia, per rendere accessibili i negozi. 
Si possono avere i negozi del centro con i gradini? E non solo: anche il personale all’interno va formato per accogliere. E si può non abbuonare, come amministrazioni, anche venete, hanno fatto, la tassa di occupazione di suolo pubblico per quegli esercenti che a loro spese mettono lo scivolo all’ingresso? Lo si è chiesto a più voci. Sarebbe un bell’incentivo per diffondere l’accessibilità.

Pensiamo poi ai luoghi di divertimento (teatri/cinema/discoteche/ locali in genere), pensiamo alle piscine o ai parchi, ai musei, alle palestre, agli ospedali o agli ambulatori dei medici e ai mezzi di trasporto – non solo gli autobus ma anche i taxi, agli edifici scolastici ed universitari e alle biblioteche .
Come pensate si sentano le persone con disabilità e loro familiari in una città che proprio non contempla il loro diritto a spostarsi, fare la spesa o lo shopping, divertirsi, studiare?



E una città non accessibile è moderna, smart, ecosostenibile, inclusiva?
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Questo è l'intervento effettuato dalla presidente Alessandra Corradi all'assemblea provinciale di Verona de Il Veneto che Vogliamo, tenutasi il 9 giugno 2020 online.














mercoledì 10 giugno 2020

Una nuova estate all'insegna dell'accessibilità!

Diodato canta per l'Europa dall'Arena di Verona deserta e ...

Sta per iniziare una nuova estate, nuova specie perchè, dopo l'emergenza Covid19, tutta la vita di relazione ha subito cambiamenti, anche permanenti.
L'estate è comunque il tempo degli spettacoli dal vivo, dei festival musicali importanti con migliaia o decine di migliaia di persone, delle fiere, delle sagre, del teatro nei cortili o in luoghi magici come i teatri di epoca greco-romana ancora esistenti sul suolo del nostro Bel Paese. 
E le persone con disabilità come fruiscono di tutti questi eventi? Ne possono davvero fruire?
Nel preparare la campagna di sensibilizzazione sull'accessibilità a concerti ed eventi dal vivo, non poteva mancare la petizione che abbiamo lanciato dalla piattaforma Change.org.
L'abbiamo indirizzata a 25 decisori, che appartengono ai vari settori dello spettacolo e dell'arte oltre che al MIBACT : 
Barley Arts, Eagle Booking, Apocalypse Extreme, Soundsrock, Etrurian Legion Promotion, Rocks Production, Good Music, Rock on Agency, Fondazione Arena di Verona, Teatro stabile del Veneto, MIBACT DIREZIONE GENERALE PER LO SPETTACOLO, Assomusica, M.E.I., Festival della musica italiana San Remo, Auditorium Parco della Musica, Istituto nazionale del dramma antico, Istituto nazionale del dramma antico, Umbria Jazz, Piero Pelù, Gianni Morandi, Fiorella Mannoia, Francesca Michelin, Chiara Galiazzo, Eugenio Finardi, Massimo Ranieri, Andrea Pennacchi.
Inoltre stiamo raccogliendo le adesioni di associazioni, operatori nel campo del mondo dello spettacolo e della musica e presto anche singoli artisti che sostengano questa campagna, che è importante non solo per la rivendicazione dei diritti di una categoria, ma anche per la questione della sicurezza.
Ci piacerebbe che si facessero avanti anche i tecnici cioè architetti, ingegneri, aziende che si occupano di pedane ed ascensori e tutto ciò che attiene alla realizzazione pratica dell'accessibilità.
Negoziare i saperi di ciascuno è la strategia vincente per ottenere un risultato ottimale, come m'insegna il Prof. Antonio Lauria dell'università di Firenze
Far ragionare enti e aziende su questioni di cui mai avevano anche solo pensato, tutti seduti ad uno stesso tavolo (anche digitale) sarebbe una gran bella cosa e  aiuterebbe il processo di inclusione delle persone con disabilità nella società. 
Ottenere un protocollo di accessibilità da applicare agli eventi in generale è l'anticamera di una legge che fissi in maniera definitiva ciò che è bene e sicuro per quanto riguarda l'accessibilità agli eventi sia che si svolgano al chiuso che all'aperto, in edifici storici e di pregio che in strutture ultra moderne.
Nei nostri desiderata c'è anche la speranza che il concetto di accessibilità (che, lo ricordiamo, è un diritto umano fondamentale) si sparga e contamini ogni altro settore della vita di comunità come gli edifici scolastici, gli atenei, gli ospedali, le banche, i negozi, i centri commerciali, gli impianti sportivi, i musei, insomma tutti i luoghi in cui si svolgono le umane attività, perchè nell'era moderna è inconcepibile che tutta una fetta di popolazione sia esclusa e discriminata e che nel caso dei concerti debba subire pratiche burocratiche lunghe e umilianti con il rischio anche di essere respinti o trattati nella maniera non adeguata, non paritaria rispetto a tutti gli altri partecipanti all'evento o anche subire disservizi a causa di bassi livelli di accessibilità. 
(In foto l'Arena di Verona e Diodato, caso di concerto senza pubblico causa emergenza Covid19).