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venerdì 3 dicembre 2021

3 DICEMBRE 2021: LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI

Chiediamo alle Istituzioni e alla società civile di affrontare la Giornata internazionale delle persone

con disabilità con responsabilità. 15 anni sono passati, dall’adozione della UN Convention on the

Rights of Persons with Disabilities (CRPD), ma la sua attuazione in Italia è ancora di là da venire.

Guardiamo oggi alla ricostruzione che attende l’Italia dopo il Covid-19, per chiedere l’inclusione

effettiva dell’ampia comunità dei disabili – pari al 5,2% della popolazione italiana, 1 su 6 a livello

globale (1) – in ogni progetto d’interesse collettivo. Infrastrutture, beni e servizi pubblici e privati.

Le priorità che vogliamo attenzionare:

1) BARRIERE (ARCHITETTONICHE MA NON SOLO) E AUTONOMIA

Le barriere architettoniche in Italia sono ubiquitarie, nelle città metropolitane come nei piccoli

centri. Ogni Comune d’Italia avrebbe dovuto adottare, entro il 1.3.87, un Piano di Eliminazione delle

Barriere Architettoniche (PEBA). Ma ciò non è accaduto. (2) Le scuole sono tutt’oggi inaccessibili agli

studenti con disabilità motoria in 2 plessi su 3, a quelli con disabilità sensoriali nel 98% dei casi. (3)

Ed è altrettanto grave la situazione sia nei luoghi pubblici, sia in quelli privati ad accesso pubblico e

non. Inoltre, oramai il concetto di barriera è esteso ben oltre quelle fisiche ed è imprescindibile

considerare quelle sensoriali, cognitive, comunicative.

Si chiede perciò di:

- affermare l’abbattimento delle barriere come obiettivo politico prioritario a cui dedicare

risorse adeguate agli scopi. Definire a tal fine linee guida programmatiche – previa intesa con

la Conferenza tra Stato, Regioni e Province autonome – ove stabilire le priorità improrogabili

(scuole e università, ospedali, enti pubblici, mezzi di trasporto urbani ed extraurbani,

percorsi pedonali e piste ciclabili, centri sportivi e ricreativi) e il calendario inderogabile per

l’esecuzione del programma (4,5),

- istituire presso ogni Regione e Provincia autonoma un Commissario ad acta, per coordinare

l’attuazione del programma, anche attraverso i PEBA in tutti i Comuni d’Italia,

- fissare un termine per l’adeguamento degli spazi privati ad accesso pubblico (a partire da

studi medici e laboratori analisi, farmacie, esercizi pubblici e commerciali, uffici),

- introdurre un credito d’imposta per l’abbattimento delle barriere in spazi privati e abitazioni,

nonché l’adattamento dei mezzi di trasporto collettivo, la detrazione fiscale del 110% già

concessa per gli interventi di riqualificazione energica e riduzione del rischio sismico,

- aggiornare le prescrizioni in tema di accessibilità alle Linee Guida ISO/FDIS 21542:2011(E)

(Building construction — Accessibility and usability of the built environment) e introdurre

sanzioni deterrenti per le loro violazioni.

L’autonomia delle persone con disabilità deve venire garantita mediante:

- definizione livelli minimi dei servizi di mobilità personale, (6)

- riconoscimento di equivalenza delle sedie a rotelle con motore elettrico a monopattini e bici

elettriche, (7)

- contributi diretti all’acquisto di dispositivi e mezzi di mobilità personale (es. sedie a rotelle

con motore elettrico, auto e altri veicoli adattati alla guida e/o al trasporto di persone con

disabilità, dispositivi per adattare i veicoli alla guida e/o al trasporto di disabili) e tecnologie

abilitanti.

2) INCLUSIONE

Punti nascita e strutture ospedaliere: presso ogni struttura ospedaliera, pubblica e privata, deve

essere garantita la presenza di un punto di ascolto/consulenza alle famiglie con figli con disabilità e

per le persone con disabilità, con la presenza di persone esperte nella tematica della disabilità, in

collaborazione con i servizi socio-sanitari e con le associazioni territoriali competenti e con

esperienza nelle tematiche della disabilità, senza che una collaborazione escluda le altre. La

creazione di questi punti deve essere adeguatamente finanziata nel budget dei servizi sociosanitari

territoriali in merito al luogo e ad eventuali iniziative da intraprendere a favore del supporto delle

persone con disabilità.

Scuola: la garanzia dell’assistenza educativa agli studenti con disabilità deve costituire

conditio sine qua non per l’avvio delle attività scolastiche. Ed è necessario, a tal fine, riconoscere la

figura professionale dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione (ASACOM) e internalizzare

tale figura nei dipendenti MIUR in quanto altamente specializzate e fondamentali per il rispetto del

diritto all’istruzione e allo studio degli alunni con disabilità.

Deve essere avviato un piano per risolvere in tempi certi ed entro li prossimo anno scolastico le

problematiche inerenti:

- la continuità del sostegno e dell’assistenza scolastica,

- la presenza e messa in ruolo di un congruo ed equilibrato numero di docenti di sostegno

specializzati, decidendo la modalità per garantire la loro presenza su posto di sostegno per

lo meno per tutto il ciclo di studi della classe delle alunne e degli alunni cui sono assegnati.

Università: è necessario rendere la DAD una prassi per consentire agli studenti con disabilità le cui

patologie o condizioni implichino l’impossibilità alla frequenza in presenza di potersi iscrivere e

conseguire la laurea in qualsiasi ateneo desiderino. La DAD è uno strumento fondamentale, poi, per

i caregiver familiari cioè per tutte le persone che non riescono a frequentare in presenza e sono

penalizzati sia nel rendimento che nel loro rapporto con i docenti a causa del lavoro di assistenza

continuativa che svolgono al loro domicilio.

Formazione. La formazione continua delle persone con disabilità e dei caregiver di disabili gravi –

anche in remoto – deve venire incentivata mediante credito fiscale straordinario a favore dei datori

di lavoro e dei committenti che contribuiscano ad almeno il 50% dei redditi da lavoro.

Lavoro. L’inserimento lavorativo dei disabili gravi deve venire promossa mediante estensione dei

loro diritti al tirocinio extra-curricolare, facoltà di smart working al di fuori dei casi di presenza

strettamente necessaria. Con assunzione obbligatoria, in quota sul totale, associata a premialità

fiscale e contributiva.

Bisogna poi:

- incentivare politiche di welfare aziendale tese a favorire i lavoratori con familiari disabili.

Nonché il sostegno allargato alle persone fragili, nell’ambito della Corporate Social Responsibility, 

- prevedere che gli enti con oltre 150 dipendenti attribuiscano a uno dei disabili assunti la

mansione, sia pure non esclusiva, di disability manager,

- introdurre sanzioni dissuasive nei confronti degli enti che non rispettino le quote di assunzione obbligatoria. (9)

3) CAREGIVER FAMILIARI

I caregiver familiari, in base alla definizione contenuta nel comma 255 della legge finanziaria 2018

dovrebbero essere riconosciuti come lavoratori e inseriti nella categoria dei lavori usuranti. Come

prevede la nostra Costituzione, tenendo presente che il 90% di essi è donna e quindi doppiamente

discriminata sul lavoro, tutti hanno diritto ad un reddito e alle tutele connesse allo status di

lavoratore (ferie, malattia, pensione). Dovrebbero poter usufruire di un’assicurazione sulla vita

come è previsto per le casalinghe, dato che svolgono il loro lavoro di cura al proprio domicilio.

4) SORDITA’

È necessario che lo Stato garantisca l’inclusione di tutte le persone con sordità, la maggior parte

delle quali ha visto, in questi ultimi due anni, allontanarsi la reale

inclusione sociale, scolastica e

lavorativa. Per questo, dopo il dovuto riconoscimento della LIS -Lingua dei Segni Italiana- è urgente

la costituzione di un tavolo interministeriale per:

- la gestione/esame/fornitura/finanziamento degli strumenti tecnologici per la sordità,

garantendo il diritto all’aggiornamento tecnologico gratuito dei dispositivi individuali per

l'ascolto, elemento fondamentale per l’inclusione universale delle persone con sordità (vedi

LEA nel successivo punto 5);

- l’acquisizione di dati certi sulla sordità al fine di guidare in modo consapevole e scientifico le

scelte della politica.

Inoltre, è altrettanto urgente:

- programmare un piano di formazione/informazione sulla sordità rivolto alla popolazione

italiana;

- garantire lo screening neonatale e per tutte le età in ogni struttura ospedaliera;

- formare i pediatri di base sulla sordità;

- rivedere la rappresentatività associativa per le persone con sordità;

- garantire la sottotitolazione per tutti in ogni forma/strumento di informazione e di

intrattenimento (TV cinema teatri musei);

- prevedere la formazione continua degli assistenti alla comunicazione scolastici, e che siano

professionalizzati anche in merito agli ausili tecnologici ed alle strategie oraliste;

5) DIGNITÀ

Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS), Livelli Essenziali

di Assistenza Sociale (LIVEAS). Si chiede di restituire allo Stato – mediante riforma del Titolo V della

Costituzione italiana – la competenza esclusiva sulle prestazioni sociali a favore delle persone con

disabilità, per garantire l’adempimento alla Convenzione ONU per la tutela dei loro diritti.

Nell’attesa, è necessario e urgente stabilire:

- procedure uniformi a livello nazionale per LEA, LEPS e LIVEAS. A partire dall’assegnazione di

dispositivi e ausili per la disabilità,

- termini di risposta perentori e coerenti alle esigenze dei disabili, da parte delle

ASL/ASST/ATS, in caso di guasti di dispositivi e ausili,

- aggiornamento su base biennale del nomenclatore tariffario,

- obbligo di pubblicazione online, da parte di ogni Regione e Provincia autonoma, di LEA, LEPS

e LIVEAS effettivamente garantiti. Con aggiornamento annuale sui dati non personali relativi

ai beneficiari e le relative erogazioni.

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Elenco sottoscrittori:

Dario Dongo - Égalité
Alessandra Corradi - Genitori Tosti In Tutti I Posti
Luca Zarfati - Roma Open Lab
Giuseppe Maroni - ANS Associazione Nazionale Subvedenti OdV
Antonio Demarcus - Studenti Universitari Caregiver
Silvana Castellotti - ALIS Associazione Lodigiana Inclusione Sociale
Nicoletta Wojciechowski - CLEBA Lodi (Comitato Lodigiano per l'Eliminazione delle Barriere
Architettoniche)
Maurizio Attanasi - PEBA Cologno Monzese
Abdeljalil Makhloufi - Neurospine Community
Giacomo Sicurello - Campagna Nunesco
Francesco Sicurello - @itim (Associazione Italiana Telemedicina e Informatica Medica)
Gueye Cheikh Ahmed Tidiane – Disability Pride Senegal
Irene Lugano - UNIDAD
Maria Amalia Meli - Famiglie disabili lombarde APS

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Note:

(1) ISTAT, rapporto ‘Conoscere la disabilità’, 3.12.19; Eurostat (2019). Disability statistics, poverty

and income inequalities. V. https://www.egalite.org/conoscere-la-disabilita-rapporti.../

(2) Barriere architettoniche, sistematica disapplicazione delle leggi in vigore.

V. https://www.egalite.org/genova-dopo-il-ponte-le-barriere.../

(3) Istat (2020). L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, anno scolastico

2018/2019. V. https://www.egalite.org/2-scuole-su-3-inaccessibili-agli.../

(4) Inaccessibilità metropolitane, l’esempio di Roma https://www.egalite.org/disabiliinaccessibilita.../

(5) Stazioni ferroviarie in Italia, inaccessibili l’83%. Posti riservati ai disabili sui treni, dallo 0

all’1,2%. V. https://www.egalite.org/treni-e-disabilita-in-italia.../

(6) Mobilità personale di disabili, i doveri della pubblica amministrazione definiti nella

Convenzione ONU. V. https://www.egalite.org/mobilita-personale-dei-disabili.../

(7) Si deve prevedere a tal uopo l’obbligo di certificato medico, per i pazienti con patologie

neurodegenerative, onde attestare l’idoneità alla guida su strada. Sul tema dell’equivalenza tra

sedie a rotelle con motore elettrico, bici e monopattini elettrici, v. https://www.egalite.org/sediea-rotelle-egalite-e.../

(8) V. https://www.assinform.it/.../welfare-aziendale-e...

(9) Su disabilità e lavoro, si veda https://www.egalite.org/disabilita-e-lavoro-incontro-con.../ 

giovedì 7 luglio 2011

Ugualmente autonomi


di mresciani:
Ho sempre pensato che avesse un'importanza relativa, per mia figlia, memorizzare la data di quando Cristoforo Colombo scoprì l'America: queste ed altre nozioni, per il suo bagaglio culturale, lasciano il tempo che trovano mentre, invece, lavorare sulle autonomie lo trovo indispensabile,  è uno dei tanti bellissimi traguardi da raggiungere (anche per noi genitori, che siamo gli artefici di tutto il lavoro che sta a monte....).
Leggere, scrivere.... ok  benissimo:  ma a cavarsela nella vita, chi glielo insegna?
Noi genitori!
C prodighiamo in ogni modo perchè riescano a comunicare chiaramente ANCHE con gli altri, gli estranei; noi li capiamo benissimo, anche quando dicono frasi appena accennate, noi già sappiamo cosa vogliono raccontarci.
Per l'autonomia si comincia quando i ragazzi hanno una certa età, noi per esempio abbiamo cominciato  negli anni delle scuole medie.
Abbiamo cercato e cerchiamo  il più possibile l'inserimento della ragazza  nella società: dando dei piccoli compiti, per esempio le commissioni  da svolgere all'edicola, al panificio, al market, nelle farmacie.
Tutto questo con la nostra super-visione, controlli  a distanza,   monitoraggio   passo passo con il cellulare.
Il cellullare! Questo oggetto misterioso che mia figlia usava solo per fare i giochini e per mandarlo ko, ce n'è voluto per farle fare il lavoro per il quale è stato inventato: comunicare.
Comunque sia,  lei lo teneva spesso staccato e quando partiva per i campi scout era un angoscia non poterla sentire ed avere notizie solo da chi l'accompagnava.
Comunque il suo rapporto con il telefono è che serve a lei per chiamare e non a noi per sentirla.
Per le autonomie il lavoro è iniziato già parecchi anni fa:
Prima si è affrontato l'attraversamento della strada  sulle strisce pedonali: quanta ansia quel giorno! Un'eternità per farlo, perchè avevamo spiegato che doveva passare solo quando le auto erano a grande distanza. Affrontate le strisce pedonali, poi praticamente  il resto è stato più facile.
La paura al market di chiedere le cose non esisteva (non vuole mai chiedere informazioni):  già negli anni aveva fotografato i reparti e  conosceva dove stavano i vari prodotti. Il problema era ed è sempre il rapporto con i soldi.
Un passo gigantesco la gestione dei soldi: pur conoscendoli, i problemi grossi consistono nel sommare le monete, abbiamo insegnato delle strategie per non essere "sgamata", la mandiamo sempre con 5 o 10 euro  alla cassa e quando viene dato il resto, deve  dimostrare agli altri  d'aver dimestichezza con i soldi.
Gli acquisti che vengono fatti sono sempre  di  2 o 3 oggetti, per far lavorare la memoria senza scrivere nessun biglietto.
C'è da dire che in una città è molto più difficile insegnare a destreggiarsi per un disabile nei vari contesti dove si acquista, i paesi sono realtà più protette dove tutti si conoscono e possono venire incontro alla persona in difficoltà.
In città si vive diversamente, ognuno marcia per conto suo, tutti corrono ed i nostri lumachini, se non li instradiamo nel tempo dovuto, perdono il treno.
Andare in farmacia con le ricette e la tessera sanitaria: un altro bel traguardo, avere la pazienza di prendere il numero ed attendere in fila, per una persona che non sta mai ferma è una vera prova di autocontrollo e socialità.
Per genitori di "normodotati" tutte queste sembreranno delle fesserie, per noi sono belle vittorie.
Andare al parco con la bicicletta ed il cellullare, anche quello è stato un grande passo.
Una volta al parco, la chiamavamo ogni 5 minuti per essere tranquilli che tutto procedesse bene. Ogni tanto qualche spavento l'abbiamo avuto, quando è uscita dal parco, è andata in giro con la bici nelle strade del quartiere. Noi a cercarla e lei con il cellulare staccato, beatamente che aspettava che il semaforo diventasse verde per inforcare la bici, incurante dell'ora e del caldo - per lei gli orari non contano, certi pericoli non li ha capiti...
Che dire? Non ha visto pericoli, "Mamma ho rispettato il semaforo, non passo con il rosso": questa è stata la sua risposta! Beata innocenza!
Cercando sempre di rassicurarli ed incoraggiarli ecco che loro vincono la paura e riescono ad ottenere dei risultati, purtroppo noi genitori non possiamo stare tranquilli perchè i nostri ragazzi  sono troppo  ingenui, e la nostra paura è che,  nonostante i nostri avvertimenti, talvolta seppur non intenzionalmente, trasgrediscono alle consegne.
In questo mondo ci sono e ci saranno sempre i lupi cattivi ed i nostri ragazzi sono Cappuccetto Rosso. I guardiaboschi non ci saranno per sempre....

martedì 28 settembre 2010

Mangiare fuori (e dintorni)

A tutti prima o poi capita di consumare i pasti fuori casa; quando il bambino è ancora piccolo e si va di biberon i problemi non si pongono, così come non si pongono se c'è la peg....... i problemi iniziano quando il bambino cresce e impara a masticare ma non è autonomo e bisogna imboccarlo.
Quindi si aggiunge anche la componente "psicologica", chiamiamola così, come aggravante al contesto: il bambino magari non è a suo agio, risente della non serenità dei genitori (a volte è davvero irritante l'insistenza con cui gli altri ti fissano mentre dai da mangiare a tuo figlio neanche fossero scene da Alien oppure sei stanco e non hai molta pazienza) oppure è distratto dalla situazione nuova che ha intorno oppure è proprio disturbato perchè certi bambini non possono tollerare che venga scompigliato il loro ordine di ritmi/luoghi quotidiani.
Altra componente, che ulteriormente complica il tutto, è quando tuo figlio sta sulla carrozzina: chi non sperimenta questa dimensione non sa, non s'immagina i vari problemini logistici che ci si trova ad affrontare, in primis proprio lo spazio fisico che in molti luoghi pubblici manca del tutto: i camminamenti sono a misura di bipedi e basta.
Nel nostro caso specifico, poi, dobbiamo stare attenti agli spigoli e ai bordi (pena clamorose capocciate), liberare lo spazio tavolo di fronte al bimbo (eh, i movimenti repentini e non controllati delle braccia che possono far volar via piatti, bicchieri posate con spruzzi di sughi e liquidi e quant'altro puntualmente sui vestiti di qualcuno dei commensali) e trovare poi uno spazio consono e dignitoso dove sdraiare il pargolo per dargli da bere quando proprio non ne vuol sapere di farlo da seduto, altrimenti niente bevande e il rientro a casa deve essere anticipato.
Abbiamo sempre cercato di condurre una vita il più possibile "normale" perchè se davvero vuoi partecipare della comunità sociale (uhm, altra espressione più felice non mi viene) non puoi chiuderti nel tuo domestico, nascondendonti dietro al dito "è tutto troppo difficile, è pieno di barriere architettoniche, non sono attrezzati, mio figlio non è abituato" e via piagnucolando.
Avere un figlio disabile non è una croce è una opzione alla quale devi trovare le risposte giuste, anche quando non esistono le domande perchè nessuno le pone o meglio perchè tutti le ignorano.
Spesso mi capita di chiedermi dove siano gli altri bambini/adolescenti/ragazzi come mio figlio – dove abito ce ne sono parecchi. Eppure non li vedo mai. L'ultima volta che mi è capitato di incontrare una famiglia, proprio pochi isolati lontano da casa nostra, è stato in luglio. Non è simpatico sperimentare l'imbarazzo di questi altri genitori, forse sono troppo anticonformista ma se vedo altri mamma e papà con figlio/figlia carrozzati il minimo che mi viene è sorridere e fare un cenno di saluto. La risposta è spessissimo una faccia mesta, occhi che fuggono lontano, altrove dai tuoi. Quando la faccia non è proprio un muso duro con su scritto "c... vuoi? Mah!
Comunque: abbiamo cercato di includere (ossignur che brutta parola) nostro figlio in tutto: gite, visite ad amici parenti, matrimoni, battesimi, compleanni, escursioni nei parchi, pomeriggi di shopping, la spesa al super, la passeggiata in centro, la piscina, le pizzate con gli amici.... e ci siamo posti come principio che, se non poteva andarci lui non c'andavamo nemmeno noi – perbacco se non sei tu per primo che pretendi il rispetto dei diritti delle persone disabili "sul luogo" le cose non cambieranno mai! Una volta volevamo portarlo a teatro ma poiché nello spettacolo erano anche inclusi degli spari (era una commedia sul far west e c'era il duello finale – può mancare il duello finale nel far west?) abbiamo concluso che non era il caso – più che altro perchè se tuo figlio è cieco ha molte più difficoltà ad interpretare il reale rispetto a chi la vista ce l'ha. Poi quando al teatro ci siamo stati abbiamo scoperto che cmq il nostro piccolo non sarebbe mai potuto entrare perchè il luogo era TOTALMENTE inaccessibile.
Vorremmo portarlo al cinema – siamo grandissimi appassionati, e vorremmo portarlo a quelle cose bellissime che si chiamano festival musicali. Bè non qui in Italia logicamente, dove proprio manca tutto per l'accessibilità ai concerti.
A volte però ti chiedi se davvero tutta questa tua "leggerezza" cioè il modo con cui affronti il "là fuori" non sia inappropriato per non dire incosciente: per un genitore è frustrante il rifiuto del cibo da parte di tuo figlio, voglio dire, ho visto per esempio mia cognata disperata perchè sua figlia (gravemente normodotata) non mangiava mai, ma nemmeno a casa e, a volte, mi giungevano alle orecchie le lamentazioni delle altre mamme al nido sull'argomento.
Per un genitore di figlio disabile, che ha impostato il proprio lavoro a casa sul potenziamento di ogni autonomia possibile ( e quindi a casa ti mangia anche i piatti intendo proprio la stoviglia e quando gli gira, si arrangia pure con le sue manine), al momento del "fuori casa", magari di fronte ai suoi piatti preferiti e assai prelibati c'ha la boccuccia sigillata con il loctite e pure gira la testa a dx e sx pur di evitare la cucchiaiata, impiastricciandosi ovunque, bè per questo genitore tutto si trasforma in un logorio nervoso e conseguente estrusione di acido gastrico in carbon copy!
Credo che il meccanismo psicologico sia lo stesso per tutti, cioè la discriminante non è la disabilità del figlio ma proprio la caratteristica dei bimbi a fare i capricci. Certo che, raramente, al bambino disabile viene attribuito il capriccio (che invece è una grande dimostrazione di personalità, nel senso che il bambino esprime la sua volontà, che a noi adulti può risultare fuori luogo etc ma è una manifestazione di peso proprio se è presente la disabilità; non so se mi sono spiegata) pena il giudizio di "cattivoni" che subito si appioppa ai genitori.
Credo che ogni genitore conosca suo figlio meglio di chiunque altro – sebbene non sia automatico mettere in atto le giuste reazioni, perchè non siamo "dottori" ma persone, umane e spesso i frangenti non sono dei più rilassati. Ci si impiega un po' a capire che tuo figlio sta facendo i capricci – beninteso quando non abbia davvero un motivo serio, magari ha mal di pancia o sonno o che e quello lo capisci al volo anche se verbalmente non riesce a spiegartelo lui.
È dura gestire i sentimenti che d'impulso scaturiscono: magari tu, genitore, sei stato tutta la settimana a casa, hai avuto mille cavoli burocratici, hai avuto le visite, i colloqui etc insomma mica la settimana standard di mediocre affaticante routine e quindi al we vuoi rilassarti e magari concederti qualche gratificazione.
Sei fuori, magari ti sei comprata la maglietta carina che era tempo che cercavi, il libro che volevi leggere da quando te ne hanno parlato entusiasticamente, ti rilassi guardando le vetrine, la gente, colta da profumi, odori, rumori che ti estraniano placidandoti, mano nella mano con tuo marito anche lui calmo in quei suoi certi vestiti che ti fanno dire "wow ma mio marito è ancora un grande gnocco!" e magari sei anche nel periodo in cui ancora qualcosina sul conto corrente ce l'hai e quindi, perchè no, ci fermiamo a mangiare fuori?
Sembra tutto perfetto e invece..... per un momento ho pensato : adesso mi alzo e fuggo, cambio identità e sparisco all'estero!
La sera dopo abbiamo provato di nuovo. Incredibile ma vero era solo perchè invece della pizza voleva la "patatutta", cioè la pasta al pomodoro! Se mio marito non avesse avuto l'intuizione "Senti, ordiniamo un pasta e se non mangia neanche quella amen, mi sacrifico io..." anche quella sera sarebbe finita a letto senza cena. Che sconfitta!
Si va per tentativi e si impara dagli errori. L'importante è arrivarci, prima o poi. Abbiamo bisogno di normalità e "leggerezza" anche noi.