venerdì 2 luglio 2010

A beneficio d'inventario


Vi ricorderete lo scandalo della truffa dei falsi invalidi (ciechi e malati mentali) emerso all'inizio dell'anno in una ASL di Napoli; vale la pena leggere per intero l'articolo di Repubblica, uscito il 29 giugno, in proposito:
"Falsi ciechi, pratiche in cambio di voti"
Il verbale delle confessioni di Alajo al pm: accuse ad altri indagati .
NAPOLI. Salvatore Alajo, il consigliere di Municipalità in cella da dicembre perché considerato il regista della truffa delle pensioni fasulle di Chiaia, ammette: «Il mio principale obiettivo era raccogliere consenso elettorale. Le pratiche di invalidità avevano un costo e se le ho fatte era per avere quanti più voti possibile». Alajo è pronto a «collaborare pienamente» e sostiene di poter «dire tutto ciò che riguarda i falsi ciechi» e di essere in grado di «spaziare sulle invalidità civili a Napoli». Alajo chiama inoltre in causa il dirigente della Municipalità Angelo Sacco, tuttora detenuto, che ha sin qui sempre respinto le accuse.
"Ho imparato il meccanismo truffaldino grazie all´esperienza maturata nel patronato"
Assicura di essere pronto a «collaborare pienamente». Sostiene di poter «dire tutto ciò che riguarda i falsi ciechi» e di essere in grado di «spaziare sulle invalidità civili a Napoli». E nel primo interrogatorio dopo l´inizio della collaborazione con i magistrati, Salvatore Alajo, il consigliere di Municipalità in cella da dicembre perché considerato il regista della truffa delle pensioni fasulle di Chiaia, ammette: «Il mio principale obiettivo era raccogliere consenso elettorale. Le pratiche di invalidità avevano un costo e se le ho fatte era per avere quanti più voti possibile», si legge nell´interrogatorio depositato agli atti dell´udienza in programma questa mattina per discutere il ricorso dell´avvocato Umberto Valentino, difensore di Ciro Rispoli, uno degli indagati coinvolti nell´inchiesta.
Alajo afferma di essersi occupato delle pensioni false «a partire dal 2006. Ma per quelle antecedenti riferirò successivamente - aggiunge - per spiegare che sono state fatte da altri soggetti». Sottolinea di aver imparato «a fare le pratiche false grazie all´esperienza maturata nel patronato che mi consentì di comprendere quali erano le procedure e gli atti necessari». Nell´interrogatorio sostenuto il 17 giugno scorso davanti al pm Giuseppe Noviello, Alajo fa anche riferimento ad alcuni degli indagati del procedimento. Come Domenico Criscuolo, l´unico prima di lui ad aver scelto la strada della collaborazione con la giustizia ricevendo dopo questa scelta anche pesanti intimidazioni. Sarebbe stato proprio Criscuolo, secondo Alajo, a suggerirgli l´idea di occuparsi di false pensioni d´invalidità e a garantirgli sostegno elettorale in occasione delle consultazioni del giugno 2006.
Alajo chiama inoltre in causa il dirigente della Municipalità Angelo Sacco, tuttora detenuto (difeso dall´avvocato Gennaro Lepre) che ha sin qui sempre respinto le accuse. Negli atti depositati Alajo fa inoltre il nome di Nicola Cautero (detenuto, assistito dall´avvocato Alfredo Sorge, anche lui ha sempre respinto le accuse) sostenendo che questi, «da ex impiegato postale si interessava di individuare aspiranti pensionati nonché di prelevare i soldi della falsa pensione» dopo l´accredito della somma «anche senza la presenza del pensionato». Tutte le dichiarazioni di Alajo dovranno essere vagliate dai magistrati nel prosieguo del procedimento. Il pm Noviello e i carabinieri di Posillipo guidati dal luogotenente Tommaso Fiorentino lavorano per individuare i necessari riscontri, ai giudici spetterà poi stabilire in contraddittorio con la difesa l´attendibilità delle circostanze riferite dall´indagato soprattutto nei confronti di terze persone. Ma di sicuro la collaborazione del consigliere di Municipalità può imprimere all´indagine la svolta decisiva e aiutare a ricostruire tutti i passaggi della truffa. Riferisce Alajo di non aver «mai nascosto a nessuno che per procedere era necessario fare dei falsi». Nel 2007 la macchina si bloccò perché erano in corso dei controlli da parte dell´agenzia delle entrate che aveva scoperto alcune irregolarità. Ma già nell´autunno dell´anno successivo la truffa ricominciò. «Avevamo bisogno di ottenere nuove false pressioni - si legge nel verbale - sia per le richieste ormai incalzanti che mi facevano i cittadini sia ovviamente per ottenere vantaggi economici».

Il giorno dopo è uscito un altro articolo al riguardo.
In serata mi arriva quest'articolo, che riporto per intero, apparso su Il Gazzettino di oggi; domanda: poiché neanche l'Istat può fornire dati esatti e soprattutto aggiornati, da dove escono questi numeri citati nell'articolo? Invece di rendere giustizia ai "veri" si va a cercare i finti – che, poi, saranno puniti in proporzione al danno arrecato? Oppure verranno condonati? E, data la situazione pessima in cui stiamo come Paese, si castiga tutti, anche chi non ha colpe ma anzi avrebbe bisogno di sostegno.... non aggiungo altro, oggi è stata una di quelle giornate cui si abbina il sassolino nero.

Il Gazzettino del 02-07-2010
Sapete quanti ciechi ci sono in Veneto? Poco meno di 7 mila, su una popolazione di quasi 5 milioni di abitanti. E in Piemonte? Quasi 6 mila, su 4 milioni 441 mila abitanti. Ma in Sicilia si arriva alla strepitosa e opaca cifra di 30 mila non vedenti su una popolazione solo di poco superiore ai 5 milioni di abitanti.
Per tradurla in raffronti, la popolazione cieca in Veneto e in Piemonte è percentualmente di cinque volte inferiore a quella della Sicilia. Una bella differenza.
Davide Cervellin, imprenditore padovano, presidente del Centro Efeso di Loreggia ed ex presidente della Commissione Handicap di Confindustria, non spara cifre a vanvera. E soprattutto non può essere accusato di facile sensazionalismo sulla pelle dei disabili. Perchè egli stesso è un non vedente. E perchè in questo caso ha elaborato una serie di cifre-scandalo assieme al professore Marco Bongi, presidente di Apri Onlus di Torino, meritoria associazione piemontese che si occupa di retinopatici e ipovedenti.
«In Sicilia, ma anche in Puglia e in Sardegna, c’è un’enormità di disabili in più. E questo fa pensare. A Trapani dove ero pochi giorni fa la locale associazione conta 1.500 iscritti, a Venezia si supera di poco il centinaio. C’è da chiedersi se sono troppo furbi loro o se siamo noi degli incapaci...». Potrebbe continuare a parlare per ore, Cervellin, che ha in serbo parecchie sorprese, in vista di un convegno che si terrà a settembre. «Nella sanità e nella disabilità gli sprechi sono enormi. Innanzitutto per un eccesso di pensioni di invalidità fasulle. Poi perchè l’Italia è il paese al mondo che paga di più i disabili, puntando sull’assistenza piuttosto che sui servizi».
Cervellin non alcuna intenzione di penalizzare i disabili. Quelli veri. Anzi, pensa che per loro si potrebbe fare di più e meglio. «Sembra che alcune regioni abbiano conosciuto vere epidemie. Il numero dei disabili è molto maggiore al Sud, ma anche in certe aree del Centro e del Nord non mancano dati eclatanti». Non è solo questione di possibili truffe. È un’intera filosofia che l’imprenditore chiede di ridiscutere. «Voi pensate che i ciechi siano tutti uguali anche se hanno la stessa disabilità? Non è così. I duemila ciechi di guerra che ancora oggi, 65 anni dopo godono di una pensione, prendono 7-8 mila euro al mese. Ma se uno diventa cieco, la sua invalidità civile è di 270 euro al mese, più 770 euro per l’accompagnamento, 1.040 euro, lo stipendio di un impiegato». Con altre eccezioni. «Se invece è un disabile per malasanità, allora la pensione è agganciata al reddito e oltre i 20 mila euro all’anno non percepisce nulla, salvo l’accompagnamento».
In conclusione. «Il Sud chiede pensioni per i disabili che sono un costo secco per i sani. Il Nord vorrebbe più servizi - meno barriere architettoniche e tecnologie compensative - che per essere realizzati creano anche più posti di lavoro». Giuseppe Pietrobelli

1 commento:

speculummaius ha detto...

Appunto! E' così difficile cominciare a fare controlli veri cominciando ad incrociare i dati? O non lo si vuole fare, al Sud ma non solo, perché si vanno a toccare determinate sacche elettorali? E' più facile fare macelleria sociale per i veri invalidi (che ci sono e che verranno) piuttosto che tutelarli sul serio. Del resto conosciamo il Tremonti-pensiero in merito...