giovedì 31 marzo 2022

Genitori Tosti, il riconoscimento del caregiver familiare e il Parlamento Europeo


[In foto gli Hobbit, all'inizio dell'avventura della Compagnia dell'Anello.]

L'associazione
Genitori Tosti In Tutti I Posti APS ha il grande piacere di comunicare che la petizione inerente alla condizione del caregiver familiare in Italia e il suo mancato riconoscimento come lavoratore, presentata al Parlamento Europeo lo scorso settembre, è stata dichiarata ricevibile.

E non solo: é stato chiesto alla Commissione Europea di condurre un'indagine preliminare sulla questione. Inoltre la petizione è stata trasmessa anche alla Commissione per l'occupazione e gli affari sociali.

Nell'attesa di ogni conseguente sviluppo a queste importanti azioni, specie sull'iter del DDL sul caregiver familiare, tuttora fermo al Senato da luglio 2020, si ricorda la direttiva approvata dal PE nell'aprile 2019, relativa alla conciliazione tra attività professionale e vita familiare, entrata in vigore il 1 agosto 2019. Ogni Stato membro ha tempo fino all'agosto 2022 per adottare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva.

Il testo della petizione è stato pubblicato nel saggio, uscito lo scorso 23 gennaio, "L'esercito silenzioso" disponibile su Amazon dove è raccontata anche tutta la storia dell'attività dell'associazione circa il riconoscimento della figura del caregiver familiare italiano.
Per chi volesse averne copia in lettura scrivere a genitoritosti@yahoo.it

Per chi volesse invece unirsi nel sostegno a quanto sta facendo l'associazione in tema di riconoscimento del caregiver familiare si può iscrivere al gruppo su Facebook "caregiver familiare=lavoratore".

giovedì 17 marzo 2022

CORRO DA TE - ma fammi vedere come cammini.


Lunedì sera ero in missione GT, per l'anteprima del film “Corro da te” proiettata al Cinema The Space Odeon in centrissimo a Milano, a due passi dal Duomo. 

Questo film è stato girato nel 2020, ma per tutto quanto ha causato il Covid, è stato presentato solo adesso e oggi 17 marzo, uscirà in 500 sale italiane.

Riccardo Milani, il regista - che ha diretto tra l'altro anche il fantastico “Benvenuto presidente” o i due favolosi "Come un gatto in tangenziale", nel fare la presentazione, ha detto una cosa che, all’inizio non ho capito, ma poi, nel corso del film era evidente: "Per rappresentare l’Italia nei miei film uso la parte peggiore".

In effetti nell’originale francese di cui questa pregevole pellicola è un remake, non c’era tutta quella cattiveria nel protagonista, anzi lui era più un pasticcione involontario che un bugiardo pianificatore. 

Noi italiani ci distinguiamo sempre, nel bene e nel male, e quando si tratta di disabilità siamo appunto cattivi, discriminanti, abusanti, abilisti, falsi, prepotenti, ignoranti.

Il protagonista, interpretato da un Pierfrancesco Favino che non necessita di nessuna presentazione, è la quintessenza del gravemente normodotato, ricco imprenditore spocchioso, emulo di Don Giovanni alla vaccinara.

La sua partner è una dolce, angelicata ma assolutamente realista e solida Miriam Leone - sulla sedia a rotelle.

Il cast, a cornice dei due protagonisti, è tutto bravissimo – Vanessa Scalera che canta al karaoke mi mancava, il venetissimo Andrea Pennacchi in abito talare anche – menzione a Piera degli Esposti, non solo perché è stata la sua ultima interpretazione ma proprio perché il suo personaggio nel film è mitologico.

Non sono qui per fare una recensione cinematografica, perché non mi compete, posso dirvi che il film è ben fatto, si ride, godevole soundtrack, ottima fotografia.

Il motivo per cui ne sto scrivendo è perché speriamo sia la volta buona che serva anche a cambiare la cultura corrente nel nostro Paese, dando finalmente un forte segnale – così come successe per “Quasi amici”, altra bellissima pellicola francese.

Quello che non potete sapere di questo film è che ci sono state delle associazioni che hanno fatto consulenza al cast per affrontare al meglio la tematica e risultare credibili e veritieri e non produrre invece la solita concentrazione di pessime figure, come spesso accade, del tipo di quelle che abbiamo visto a San Remo oppure alla semifinale di GF Vip, dove Signorini ha intervistato Manuel Bortuzzo suscitando la legittima reazione del  Comitato Nazionale Antidiscriminatorio per Persone con Disabilità

Per i cosiddetti normo, forse, questo film  sarà una bella "sberla" specie per certi luoghi comuni, per noi che invece bazzichiamo il mondo della disabilità applaudiamo forte.

E ringraziamo di tutto questo Peba Onlus: grazie a tutti i soci che hanno contribuito a diffondere la giusta cultura sulla disabilità, che significa anche sdrammatizzare e ironizzare: sono stati talmente bravi che in alcune occasioni abbiamo riso solo noi di GT e il nostro vicino, il cantante lirico Federico Martello (che è in sedia a rotelle).

Per me, che ho un figlio tetraplegico, per cui indirettamente sperimento tutte le situazioni che emergono nel film, è stata una specie di "rivincita" di tutte quelle troppe volte che ci siamo dovuti sorbire il comportamento abilista delle persone.

Questa anteprima è stata importante anche perché in sala erano presenti membri delle istituzioni locali, del Comune e della Regione, associazioni da tutta Italia e aziende che, sicuramente, grazie alla settima arte, hanno imparato molto sull'inclusione sociale. 

Un grazie al personale del cinema, organizzazione perfetta e grazie ad Andrea Ferretti, il presidente di Peba ONLUS che ci ha offerto questa esperienza importante e per me nuova.

Se da stasera fino a domenica non sapete cosa fare andate a vedervi questo film e soprattutto testate anche l'accessibilità dei cinema. 

Ci siamo capiti. 

mercoledì 2 marzo 2022

Si fa presto a dire attivista - L'impresa di Dario


Quando ho iniziato questa mia avventura, ormai più di tre lustri fa, nel mondo della disabilità, non avrei mai pensato che tutto quello che avrei fatto come presidente di associazione si conteneva per intero nel vocabolo "attivista".

Del resto la parola deriva dal sostantivo "attività" cioè "L'esplicazione delle proprie capacità fisiche, intellettuali e pratiche, operosità".

E le attività che tu puoi fare sono
molteplici: raccolta firme, appelli pubblici, campagne informative, flash mob, picchetti, lettere aperte, concorsi a tema, convegni, conferenze, eventi, una mostra, tenere un blog, scrivere un libro e persino attivare una raccolta fondi per finanziare un progetto ad hoc o commercializzare un prodotto o coinvolgere testimonial famosi.

Non ricordo esattamente come ho conosciuto Dario Dongo, ma fu quasi due anni fa.

Dario è un avvocato genovese che vive a Roma, qualche anno fa ebbe un incidente e da allora le sue gambe sono la sua sedia a rotelle.

Che poi è il suo strumento principale di attivista.

Ha fondato, insieme con altri colleghi avvocati, un'associazione, Egalitè che, leggiamo direttamente dalla pagina della mission sul sito web, "aspira a raccogliere la partecipazione di tutti coloro che intendano agire per il bene comune. Riferendo tale concetto all’etica e ai criteri su cui si basano le convenzioni internazionali per i diritti fondamentali dell’uomo e dell’ecosistema. Con peculiare attenzione ai diritti delle comunità più vulnerabili – bambini e anziani, donne e lgbt, disabili e malati – nonché agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs), in Agenda ONU 2030.".

Tra le innumerevoli cose che ha fatto ha dato vita al Disability Pride in Senegal. 

Per chi non lo sapesse il Disability Pride è un evento nato nel 2003 a Chicago per "cambiare quello che la gente pensa e come definisce la disabilità; per porre fine al sentimento di vergogna che provano le persone disabili; per aumentare l'autostima di queste persone perchè la disabilità è qualcosa di naturale ed umano." linberamente traduco dal sito americano. Da Chicago poi altri in America hanno preso l'esempio e nel corso di questi due decenni abbiamo eventi gemelli un po' in tutto il mondo, specie in città molto periferiche dove l'orgoglio disabile è più concentrato e genuino. 

Inoltre Dario ha attivato uno splendido progetto sulla "Sedia Intelligente", cui è stato dedicato un apposito sito web www.egalitech.it

Infine, una grande azione di successo: la denuncia all’Antitrust, per ottenere il riconoscimento dei diritti dei destinatari di ausili prescritti dalle ASL alla loro sostituzione e riparazione, sulla base del Codice del Consumo - chi fosse interessato  può consultare questo link.

Probabilmente Dario l'avrete visto in uno dei suoi video-denuncia che circolano sui social: di denunce, Dario con Egalitè, ne ha sporte e depositate una quantità impressionante.

Per chi è bipede perfettamente deambulante, le barriere non esistono e non ne ha nemmeno la percezione, perché tutta la nostra società è basata sull'abilismo e del resto nessuna delle leggi che riguardano l'abbattimento delle barriere architettoniche (e parliamo solo di barriere fisiche, che non sono le uniche) viene applicata o rispettata, in Italia.

Tutto il nostro Paese è sistematicamente fuori legge, violando totalmente qualsiasi norma in materia, un'intera categoria di cittadini è discriminata in ogni ambito della vita e quindi dei diritti connessi.

Quindi gli attivisti, quelli veri, cercano di "sensibilizzare" come si dice, fanno azioni pubbliche, cercando di uscire sui giornali o di comparire nei programmi televisivi, oltre che aprire un canale con le istituzioni.

Questo che vi invito a vedere è uno dei video di Dario, girato a Genova.

https://www.facebook.com/100000344154302/videos/422903079543640

Per me che, appunto, posso vantare oltre 15 anni di pratica diretta in discriminazioni, abusi e cattiverie varie, pensavo di aver visto abbastanza: è stato un pugno nello stomaco.

Non so se, chi ha l'uso delle gambe, si sia mai seduto, volendo sperimentare, su una sedia a rotelle e l'abbia usata per spostarsi, con la forza delle braccia.

Ecco, bisogna provarle certe cose per capire.

In questa occasione ho cercato di supportare Dario scrivendo al Sindaco di Genova, all'assessore dedicato, all'azienda locale dei trasporti, alla direzione dell'areoporto e alla consulta regionale per la disabilità

Ha risposto solo il portavoce di quest'ultima, asserendo che la città gode di una totale accessibilità.

Tutti gli altri hanno fatto finta di niente, tacendo.

Provare ad avviare almeno un dialogo sulle barriere architettoniche con i comuni italiani e i loro amministratori, e magari rendersi disponibili gratuitamente ed in maniera volontaristica, per attuare finalmente i PEBA come vuole la legge (uscita negli anni 80 del secolo scorso) è un'impresa impossibile.

Soprattutto perché pochissimi sanno quello di cui stai parlando.

La strada per la rivendicazione dei diritti delle persone disabili = lotta all'abilismo, in Italia, è molto lunga e appena agli albori. 

Vi consiglio, perciò, una lettura: ogni volta, tutti, dopo che l'hanno fatta, mi dicono "mi hai aperto un mondo". 

Iniziate da qui se volete cambiare, davvero, la realtà. 

E guardate con altri occhi e altro cuore quello che vi sta attorno.