mercoledì 15 giugno 2022

SOSTENETE LA PETIZIONE di GENITORI TOSTI SUL CAREGIVER IN EUROPA!

 




Come tutti sapete, da fine marzo 2022, il Parlamento Europeo ha ricevuto la nostra petizione (depositata a settembre 2021).

C’è la possibilità di sostenerla cioè di “votarla” e fare così sapere quante persone dall’Italia ritengono importante questa petizione.


Per sostenere la petizione è necessario:


1) registrarsi sul sito del Parlamento Europeo, clikkando su questo link:

https://www.europarl.europa.eu/petitions/it/home



2) attendete la e-mail di conferma;


3) procedete cliccando qui  e poi sul tasto "sostieni petizione":

https://www.europarl.europa.eu/petitions/it/petition/content/0981%252F2021/html/Petizione-n.-0981%252F2021%252C-presentata-da-Giovanni-Barin%252C-cittadino-italiano%252C-a-nome-dell%2527associazione-%2522Genitori-Tosti-in-Tutti-i-Posti%2522-%2528APS%2529%252C-sul-riconoscimento-dei-prestatori-di-assistenza-come-lavoratori-in-Italia?fbclid=IwAR3b--eXfwJTMYRALjUEnY4yIAoQvE1wuXvgeIpQ7cmEiOP7R6sKnA02OJI


E molto più macchinoso a descrivere che a farsi.

Vi chiediamo due minuti di tempo per fare un gesto davvero molto importante.

Grazie a tutti!


Vi ricordo che a settembre l’Europa darà la direttiva sul lavoro di cura e la nostra associazione contribuisce ai lavori a rappresentanza del nostro paese.


Forza perciò: date peso alla petizione sottoscrivendola!



venerdì 10 giugno 2022

Se alle urne possiamo votare gli attivisti per i diritti delle persone con disabilità


In prossimità delle elezioni che vanno a rinnovare le amministrazioni di moltissimi comuni in Italia intervistiamo l'attivista Valeria Valleri che si presenta a Padova a sostegno del sindaco uscente Sergio Giordani.

Cogliamo l'occasione per augurare a tutte le persone con disabilità che si sono presentate come candidati un bel successo soprattutto perché più persone con disabilità possono partecipare alla vita pubblica più speranze abbiamo di accelerare il processo inclusivo della società.


Ciao Valeria, allora innanzi tutto presentati 

Ciao, innanzitutto voglio ringraziarti per avermi proposto questo scambio, questa intervista. Il mio nome è Valeria Valleri, ho ventotto anni, sono nata in provincia di Verona, ho vissuto con la mia famiglia in Alto Vicentino e da quasi dieci anni vivo a Padova. Dopo il liceo scientifico, in contemporanea all'Accademia Musicale di Schio, ho conseguito la triennale in scienze politiche e attualmente sto completando la magistrale in Scienze del Governo. Da quando mi sono stabilita a Padova, ma anche prima, ho sempre fatto attivismo all’interno dell’ambito universitario e del sociale, oltre che prestato volontariato all’estero e in Italia attraverso associazioni che si occupano di tematiche come: l’immigrazione, le pari opportunità, i diritti civili economici, sociali e culturali. Parità di genere, lotta all’omofobia e all’abilismo, riduzione delle diseguaglianze sociali ed economiche e la promozione dei diritti umani sono i temi di cui mi occupo da sempre nei vari ambiti sociali, esperienze lavorative nonché di studio 

Ci racconti come mai e quando hi deciso di candidarti alle comunali di Padova? 

La politica non è mai stata una cosa nuova per me, ma Coalizione Civica mi ha proposto di fare la precisa scelta di partecipare, candidandomi, alle amministrative di Padova; assieme a tutti gli altri candidati della lista. I motivi per cui ho scelto di candidarmi sono molteplici: innanzitutto voglio mettermi a disposizione per la città. Padova mi ha accolto, mi ha "incluso" in questa società e io so che con la mia esperienza di vita e con le mie capacità posso dare senz’altro il mio contributo in quanto cittadina. Ci sono poi i valori che porto con me o che mi hanno trasmesso come: il senso di giustizia, la solidarietà tra le persone, l’aiuto incondizionato reciproco, il senso della democrazia e del rispetto ma anche la difesa di chi è più vulnerabile, la libertà e la non discriminazione nel senso più ampio possibile, che mi hanno portato alla grandissima consapevolezza di ammettere che io ho la possibilità, attraverso la politica, di poter portare quel cambiamento positivo che molte persone inascoltate o ignorate chiedono da molto tempo. Per portare un esempio concreto: molti disabili non hanno nemmeno la forza fisica di andare a manifestare per i loro diritti, anche perché spesso non hanno ne i mezzi e o ausilii per farlo ne la salute per affrontare lo stress psicofisico di andare a difendere i loro diritti. Io ho la fortuna, anche se sono disabile grave, lesbica, donna e indigente, di poter ancora far sentire la mia voce e di aver ancora la forza di lottare per difendere i miei diritti; in qualche modo mi sento in una posizione di privilegio rispetto a molte persone che fanno parte di queste “categorie discriminate” ma che non hanno i miei stessi mezzi o forza di agire per difendere i propri diritti. Quando vedo delle ingiustizie, diseguaglianze o discriminazioni di vario tipo, il mio senso di giustizia mi porta a non potermi rassegnare di fronte a queste cose e nasce in me una sorta di responsabilità morale nel provare a portare quel cambiamento necessario ad una città affinché diventi sempre più inclusiva, meno discriminatoria, più accessibile e con sempre meno diseguaglianze al suo interno; proprio perché io ho la possibilità di poterlo fare, di provare a portare più diritti, soluzioni attraverso le voci degli altri; faccio da megafono per chi non ha voce, per chi non ha le forze per urlare e andare in piazza o partecipare alla vita politica-sociale. 

Come è Padova come città vissuta da una persona disabile? Cioè: è accessibile, inclusiva, ci sono associazioni etc 

Rispetto a molte altre città posso dire, in via generale, che Padova ha raggiunto dei buoni risultati a livello di accessibilità, inclusione e sensibilità delle persone. Se invece usiamo la lente osservativa del “come dovrebbe essere” (senza cioè guardare al meno peggio),allora posso dire che c’è parecchio lavoro da fare. Le difficoltà nell’agire con politiche pubbliche volte a migliorare la vita di una persona con disabilità sono sempre le stesse: la competenza di chi fa cosa, che spesso non è prettamente comunale e qualora invece lo fosse c'è il problema dei fondi e delle risorse economiche irrisorie da poter utilizzare per soddisfare le varie esigenze. La soluzione è agire in modo sinergico tra istituzioni, enti, associazioni e nei vari livelli di governo per creare nuovi modi di agire rispetto a quelli già esistenti, creare soluzioni nuove e mai pensate che coinvolgano un po' tutti i livelli di partecipazione dei cittadini all’interno della città. PADOVA CITTÀ A ZERO GARE è un esempio di nuovo modo di agire, un esempio di AMMINISTRAZIONE CONDIVISA: ovvero Avviare e rendere permanente l'attività di co-programmazione e co-progettazione in tutti i settori di interesse generale, per rendere concreto il principio di sussidiarietà sancito dall'art. 118 della nostra Costituzione. In questo modo possiamo favorire sempre di più l'integrazione tra i diversi servizi per affrontare le sfide emergenti nella nostra città e costruire soluzioni efficaci, flessibili e innovative. Condividere obiettivi, mettere in comune risorse, incentivare la cultura della collaborazione, riconoscere gli sguardi differenti e valorizzare le energie e le competenze diffuse di cittadinə e realtà sociali, sono le linee guida intorno alle quali crediamo sia possibile progettare interventi che producano cambiamenti significativi, per continuare a migliorare la qualità della vita e il benessere nella nostra città, nel segno della co-responsabilità, della trasparenza e della collaborazione. Con l’amministrazione condivisa una moltitudine di servizi e progetti rivolti a soddisfare le esigenze delle persone con disabilità, avrebbero una notevole possibilità di successo e di essere portati a termine e soprattutto di soddisfarne i bisogni e le esigenze varie. Questo è uno dei tanti modi per combattere le diseguaglianze anche nell’ambito della disabilità. Per quanto riguarda le associazioni patavine posso sicuramente affermare che esiste un grande patrimonio associativo in tutti gli ambiti sociali e anche nel nostro ambito di interesse quello della disabilità, a mio avviso però, spesso e purtroppo, molte di queste associazioni fanno fatica a lavorare in rete e ciò comporta come conseguenza che non riescono a soddisfare i bisogni concreti e immediati delle persone con disabilità. Per esempio in Italia ci sono moltissime associazioni per la vita indipendente, l’autonomia etc ma poi di fatto si è sempre dipendenti dai fondi statali, sia l’associazione che il disabile. 

Tu hai due lauree. Hai fatto l'università qui? E come è stato? La consiglieresti a chi è in carrozzina? E a chi è cieco/sordo? 

Attualmente sto completando la magistrale in Scienze del Governo, ho fatto entrambe le lauree all’università di Padova. Fare l’università qui sicuramente mi ha agevolato perché l’università di Padova si è dotata di un ufficio inclusione che si occupa proprio di includere gli studenti con disabilità e rendere inclusiva sempre di più l’università stessa utilizzando i fondi dell’università, del MIUR ed europei, oltre ai finanziamenti vari di altri enti occasionali privati. L’università, con le ovvie criticità di caso per caso, è sempre più accessibile sia a livello di barriere architettoniche che di efficienza dei servizi offerti dall’ufficio inclusione. Da qualche anno l’università ha istituito un corso trasversale intitolato “general course - diritti umani e inclusione”, si inserisce sulla scia di quanto già realizzato nelle migliori università internazionali. E' un corso aperto agli studenti di tutti i corsi di laurea triennali e magistrali dell’Ateneo volto a trasmettere una cultura dell’inclusione in grado di dare dignità culturale, sociale e giuridica all’applicazione dei principi e dei valori dei diritti umani nei riguardi di tutti, e anche di coloro che hanno delle disabilità, che sperimentano vulnerabilità, che sono soggetti a discriminazioni. In generale mi sento di dire che è un’università a misura di studente con disabilità, pur tenendo in considerazione che come in tutte le università ci sono grandi criticità e che si può e si deve fare ancora meglio. 

Dicci che cosa farai se verrai eletta! Conosci altri candidati disabili che si sono presentati per queste elezioni qui a Padova? 

A queste elezioni ci sono altri candidati disabili, questo è un buon segno per la città di Padova perché vuol dire che in qualche modo l’inclusione a cui tutti aspiriamo si sta realizzando. Lentamente, troppo lentamente ma sempre più disabili riescono a partecipare alla vita politica e fino a qualche anno fa era quasi un’utopia. Quello che sto facendo già è portare una visione diversa, nuova e più reale.. nella politica e nelle decisioni. Uno dei pilastri e motti che porto con me e che non smetterò mai di trasmettere è una consapevolezza importantissima: tutti possiamo diventare disabili, in qualsiasi momento e in modi diversi, reversibili o irreversibili. La città deve essere a misura di persone non solo normotipiche perché è una questione che riguarderà tutti prima o poi; dal vecchietto col bastone, alla donna incinta o al disabile temporaneo. Io insisterò su questo e farò in modo che in tutti gli ambiti in cui andrà ad agire si crei un sistema per cui si terrà conto anche degli aspetti dell’inclusione in tutti i sensi in cui questa può essere immaginata. Questa è solo una delle cose che ho in mente di fare, molte altre sono scritte nel programma di coalizione civica per Padova, soprattutto in ambito del sociale. Esiste per esempio un movimento per la vita indipendente? Purtroppo no, a Padova purtroppo manca un movimento su questo tema, è mia intenzione infatti affrontare anche questo nel caso venissi eletta. 

Secondo te dovrebbe esistere un partito o un movimento politico fatto solo da persone disabili e loro caregiver? 

A mio parere non ce ne bisogno, tra i tanti motivi c'è quello della coerenza, una città non dovrebbe creare partiti e movimenti troppo categorizzanti, altrimenti non diventerebbe inclusiva. Ogni persona/partito deve pensare all’inclusione e tenere conto che le persone sono eterogenee quando prendono le decisioni, non relegare questo compito ad un solo partito specifico; sarebbe un po' ipocrita.. d’altronde è quello che sta succedendo al governo con il ministero per la disabilità, tra l’altro senza portafoglio. 

E per il lavoro, come stiamo messi a Padova? Tu lavori? 

Per quanto riguarda il lavoro nel settore disabilità, tenendo conto che usciamo da un periodo di crisi difficilissimo, siamo sullo stesso livello rispetto alle altre città d’Italia. Sicuramente però il mercato del lavoro è il migliore della Provincia perché Padova è un capoluogo florido e attivo in tutti gli ambiti lavorativi, oltretutto c'è la buona notizia che nei prossimi anni arriveranno milioni di euro con il PNRR e questo sicuramente comporterà uno sviluppo della città che però va attentamente seguito e monitorato perché possa essere generativo e per diminuire disuguaglianze. Padova ha sicuramente una marcia in più anche in ambito lavorativo per la presenza dell’università di Padova e di grandi istituzioni, come il comune, che ogni anno offrono possibilità di concorsi con quote riservate, aumentando così l’offerta lavorativa per i disabili nella città e provincia. 

Concludi esprimendo un desiderio 

Desidero vedere la città che sento mia e che diventerà la mia casa puntare alla libertà sociale, intesa nel senso più ampio del termine, ovvero una libertà come condizione di base in cui ogni persona può sentirsi libera di vivere la propria vita nel rispetto degli altri e non essere discriminata e allo stesso tempo sentire sempre meno il peso della propria condizione di vulnerabilità, che sia fisica, economica, sociale o culturale.


mercoledì 25 maggio 2022

All'Europa abbiamo spiegato perchè è importante la figura scolastica dell'ASACOM


Lo scorso 12 maggio si è tenuta una sessione di lavoro nell'ambito di COFACE FAMILIES EUROPE cioè il network di associazioni di ogni Stato dell'EU di familiari assistenti cui noi Genitori Tosti aderiamo.

Ci hanno chiamato a dare un contributo su un tema e noi abbiamo scelto proprio il diritto alla comunicazione degli studenti italiani con disabilità.

Di seguito il testo dell'intervento e solo il file MP3 con la versione in inglese.

Comunichiamo infine che abbiamo scritto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per chiedere l'istituzione di una giornata nazionale dedicata all'ASACOM - in copia anche ai MI e MUR perchè l'ASACOM dovrebbe esserci anche all'università e spesso manca. In attesa che esca una legge che tuteli questa figura, almeno per una giornata potremo davvero fare informazione e cultura e iniziative su questa figura che ancora, in troppo pochi, non conoscono e molti disprezzano o maltrattano.

La foto ritrae uno dei momenti della manifestazione di protesta degli ASACOM di Roma fatta a fine aprile 2022 - Il Comune di Roma ha approvato un regolamento su di loro che non rispetta la categoria ed è l'ennesima dimostrazione di come la figura delicata che ricoprono non sia assolutamente riconosciuta. L'ASACOM va statalizzato perchè è una figura scolsatica e non un optional e finchè non si capirà questo l'Italia continuerà a discriminare gli studenti con disabilità.

"Salve a tutti, mi chiamo Alessandra Corradi e sono la presidente dell'associazione Genitori Tosti, dall'Italia.

Sono qui a parlarvi del diritto alla comunicazione degli studenti con disabilità che frequentano la scuola dell'obbligo in Italia.
Noi abbiamo una popolazione studentesca totale di quasi 10 milioni, di questi il 3,6% (oltre 300.000 studenti (dato anno scolastico 2020/21) sono studenti con la certificazione, cioè studenti con disabilità.
Nel nostro Paese non esistono classi o scuole speciali, tutti vanno a scuola insieme grazie ad una legge del 1977: lo Stato assegna docenti e figure professionali dedicate per realizzare la cosiddetta inclusione agli studenti con certificazione.
Purtroppo anche se sulla carta abbiamo un sistema legale bellissimo da tutti definito all'avanguardia e una presunta organizzazione, nella realtà le leggi non vengono applicate e le discriminazioni e gli abusi che si compiono ai danni degli alunni con disabilità sono tantissimi. 
La nostra legge nazionale più importante, che regola tutti i diritti delle persone con disabilità è del 1992 cioè bene trenta anni fa. La convenzione ONU invece non è applicata.
Gli abusi e gli illeciti sono:
1.assegnare agli alunni docenti di sostegno non specializzati ma pescati dalle categorie più basse; 
2.assegnare poche ore di sostegno anche ai casi più gravi oppure assegnare gli operatori per pochissime ore settimanali; 
3.impedire l'accesso alla palestra o alla mensa o ai laboratori a causa delle barriere architettoniche non eliminate; 
4.cercare di far frequentare poche ore a settimana l'alunno; 
5.sempre scegliere un programma minimo anche nei casi in cui si potrebbe affrontare un percorso che porti al diploma; 
6.non dotare gli alunni di ausili sia fisici che informatici; 
7. non mettere gli alunni in condizione di comunicare e quindi di imparare a leggere, scrivere, far di conto che è lo scopo principale della scuola;
8. isolare tutti gli alunni certificati in un aula apposita.
 
In base alle nostre leggi in Italia abbiamo questa figura professionale prevista per la comunicazione cioè una persona che compie un percorso di studi e si specializza per affiancare gli studenti con disabilità e permettere loro di istruirsi e quindi imparare a leggere e scrivere e a relazionarsi con gli altri.
Questa figura si chiama operatore scolastico per la autonomia e la comunicazione.
'E una figura importantissima tanto quando il docente di sostegno.
Inizialmente era pensato per gli studenti con disabilità sensoriale cioè ciechi/ipovedenti e sordi/ipoacusici ma poi in alcune regioni le competenze sono state allargate anche ai disturbi di linguaggio per cui queste figure affiancano anche gli studenti autistici e gli studenti con cerebrolesioni.
Non esiste una legge che regoli e tuteli la figura per cui non c'è nemmeno 
la formazione stabilita per tutti in un percorso omogeneo e può accadere appunto che ci siano ancora operatori non laureati o con un monte ore di formazione molto basso. 
Inoltre l'inquadramento lavorativo è davvero pessimo in quanto questi operatori vengono assunti da cooperative che vincono gli appalti indetti dal Ministero dell'istruzione : vince chi presenta il progetto a costo più basso. Per tenere bassi i costi le cooperative risparmiano sui dipendenti cioè sugli operatori.
Abbiamo quindi una situazione equiparabile allo sfruttamento lavorativo per cui un operatore viene pagato anche 4 o 5 euro all'ora, ha dei contratti davvero sfavorevoli e non assolutamente riconosciuto nel team scolastico. Se leggi regolamenti e buone prassi fossero davvero applicate nella scuola italiana, questa figura professionale avrebbe il suo posto nel team che crea il PEI - Progetto Educativo Individualizzato cioè un documento in cui in base al profoilo e alle esigenze dell'alunno si costruisce l'obiettivo didattico, specificando i modi e i tempi le risdporse per raggiungerlo

In Italia esistono circa 70mila operatori a fronte di non sappiamo quanti studenti, sul totale della popolazione certificata perchè ancora in Italia nessuno ha mai pensato di raccogliere i dati disaggregati.
Un aspetto molto importante poi è il rapporto numerico operatori/alunni: rispetto a una media italiana di 4,6 alunni disabili per assistente, nel mezzogiorno il rapporto sale a 5,4. Dati migliori nell'Italia centrale (4,1) e settentrionale (4,3).
In Campania quasi 16 alunni per ogni assistente all’autonomia,un qualcosa di allucinante, a fronte invece della media nazionale. La regione migliore è il Molise con 2,9 alunni per ciascun operatore (fonte Openpolis)
La figura è strettamente connessa al diritto alla comunicazione degli studenti con disabilità a scuola: queste persone sono formate per dare tutti gli strumenti (didattici, metodologici  e operativi come gli ausili) utili a includere nella classe e nella vita della scuola questi allievi.
Non mettere in condizione di comunicare e quindi di parificare ai compagni questi studenti oltre che costituire un illecito è anche la maniera per impedire una vita dignitosa a queste persone in un periodo così cruciale come quello della crescita in cui ti formi e fai le prime esperienze interpersonali: se un ragazzino o una ragazzina non posso parlare, fosse anche per mezzo della sintesi vocale, della LIS o della CAA, come possono farsi degli amici e uscirci e andare in tutti quei luoghi dove vanno i ragazzini/giovani?
C'è una compromissione/limitazione della socialità anche!
E che dire poi dell'opportunità di proseguire negli studi, iscrivendosi all'università?
La maggior parte dei ragazzi e delle ragazze che riescono ad arrivare alle superiori e magari grazie alle battaglie delle famiglie che si oppongono al programma per obiettivi minimi in Italia sono molto pochi (l'abbandono scolastico è piuttosto alto e non considerato dal nostro Ministero) e la scuola o l'università sono gli unici ambienti che tengono i ragazzi lontano da casa altrimenti qui o si sta in casa o si va ai centri diurni che sono per noi GT come ghetti perché sono luoghi in cui ci sono solo le persone con disabilità affiancate da educatori e per quanto possano fare attività simpatiche, sempre di ghetto si tratta, separato dalla vita e dalla società.

Noi come associazione dal 2015 cerchiamo di sostenere la battaglia per il riconoscimento di questa figura professionale cioè che venga assunta dallo Stato in seno al Ministero per l'istruzione e quindi che esista una legge nazionale che renda omogenea sia la formazione che l'inquadramento che il trattamento economico.
Non esiste però un'associazione o un organismo, anche informale, a livello nazionale, che riunisca tutte queste persone per rivendicare i loro diritti, esistono iniziative sparse sul territorio e magari anche in contrapposizione tra loro. Il gruppo informale più numeroso e agguerrito è a Roma e proprio a fine aprile ha fatto una imponente manifestazione ma solo per gli operatori di quella città. Purtroppo in Italia non abbiamo la cultura del "gioco di squadra" e quindi dell'associazionismo, per cui è molto difficile e lungo vincere nelle cause civili ma, dati i risultati che stiamo avendo per quanto riguarda il riconoscimento del caregiver familiare, siamo fiduciosi.".
  
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FONTI:
1) legge 104/92 n. 104

CREDITI:
- Dott.ssa Paola di Michele, psicologa clinica, formatrice, docente specializzata sul sostegno.
- Dott. Giovanni Barin, vice presidente GT, responsabile del progetto "Scuola4all".   


mercoledì 11 maggio 2022

Finalmente presentiamo "l'esercito silenzioso" dal vivo!

 


Ed ecco la prima di una serie di presentazioni del nostro saggio l'esercito silenzioso - se volete che veniamo da voi a farne una contattateci :

L’ESERCITO SILENZIOSO

I caregiver italiani
uscito il 23 gennaio 2022

 

Presentazione sabato 14 maggio 2022, ore 18

Sala civica - Via Quinzano, 24 (Verona)

 

Un libro scritto “sul campo” mette a fuoco un settore professionale fondamentale, eppure ancora nell’ombra, nonostante coinvolga circa nove milioni di persone in Italia

 

 

Sabato 14 maggio 2022 la sala civica di via Quinzano (Verona) ospiterà la presentazione del libro “L’esercito silenzioso. I caregiver italiani”; interverranno i due autori, Alessandra Corradi e Giovanni Barin, insieme alla senatrice Simona Nocerinoprima firmataria del DDL 1461 "Disposizioni per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare", attualmente in corso di esame in Parlamento.

Introduce l’incontro la presidente della II circoscrizione, Elisa dalle Pezze; modera la giornalista Alessandra Moro.

L’attività - L’associazione veronese onlus “Genitori Tosti” segue dal 2013 l’iter legislativo legato alla questione del caregiving familiare in Italia.

L’informazione ancora latita, la figura del caregiver è generalmente identificata in maniera sfocata, talvolta anche dai diretti interessati, poco consapevoli di avere dei diritti come persone, come categoria professionale.

Per questo “Genitori Tosti” ha avviato una estesa campagna di mobilitazione, che mira a raggiungere il maggior numero di caregiver (9 milioni di persone) e portarle all’attenzione di chi sta lavorando alla legge che le riguarda.

 Il libro - Le attività, gli studi, l’impegno sociale che “Genitori Tosti” hanno profuso sono diventati materia per un libro, che si propone come una sorta di saggio tecnico sul tema, ovvero non tanto un racconto di esperienze, quanto un resoconto di azioni pratiche, con un pizzico di manualistica, per chi deve affrontare l’argomento, anzi, di più: viverlo quotidianamente. Ma anche per chi non ha coinvolgimenti diretti, tuttavia desidera comprendere la realtà ed entrare a far parte di un circuito di sostegno ed abbracciare un pensiero aperto allinclusione a tutto tondo, in parole e fatti.

 A corredo del testo, il report del censimento  svolto tramite questionario su un campione di oltre 3000 caregiver italiani, e le interviste al dott. Franco Pesaresi, uno dei massimi esperti di non autosufficienza in Italia, e ad Antonio Pinna, unico giornalista che si sia occupato dell'argomento in Italia e ne abbia ricavato un libro-reportage, in relazione al Covid.

A fine marzo 2022 il Parlamento Europeo ha accolto la petizione ( il cui testo è pubblicato nel saggio) depositata dall'associazione Genitori Tosti per cui è stata avviata un'indagine e dato incarico alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali di studiare la questione.

 ALESSANDRA CORRADI, GIOVANNI BARIN

“L’esercito silenzioso. I caregiver familiari italiani”

Prefazione della senatrice Simona Nocerino.

Disponibile su Amazon store

Tutti i ricavati vengono devoluti all'associazione Genitori Tosti per finanziare la campagna sul riconoscimento del caregiver familiare in Italia.